Da Capire davvero la crisi 

Inauguriamo questa nuova sezione con un eccellente articolo dell’economista Paolo savono pubblicato poche settimane fa sul Sole24Ore:

I governi che si sono succeduti non sono stati sfiorati neppure lontanamente dal dubbio che le tasse disordinate sono, invece, la chiave di interpretazione della crisi. Il patto di stabilità ha prodotto i suoi danni solo in parte e si accinge a causarne altri in attuazione del fiscal compact, gli stessi che hanno prodotto i danni con il primo si danno un gran da fare per convincerci che il secondo non è quello che pensiamo, ossia una deflazione che durerà decenni, ma un intervento che produrrà un gran bene. Lo stesso si dice della tassazione redistributiva dei redditi e della ricchezza, ammantando la decisione di equità e solidarietà sociale, mentre gli incisi saranno i piccoli risparmiatori perché i grossi e meno grossi hanno già fatto volare via gran parte della base imponibile o l’hanno messa sotto protezione di beni produttivi. La Costituzione prevede all’ari. 47 che «La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme».

Come l’attuale tassazione del risparmio «in tutte le sue forme» risponda al dettato costituzionale solo Dio lo sa. Il Comune di Roma ha tracciato un cerchio attorno al quartiere Pinciano e Farioli e ha dichiarato, senza motivare il provvedimento, che tutte le prime abitazioni della zona erano da considerarsi “di lusso” e, quindi, perdevano l’esonero dell’Irmi sulla prima casa. Dava tre mesi di tempo per reclamare con parere concesso, ovviamente a proprie spese, da un tecnico ma, è stato detto, che sarebbero stati respinti i reclami, anche perché non essendoci le motivazioni della tassazione qualsiasi argomento avanzato sarebbe stato considerato infondato.

Ne consegue che un individuo che è riuscito a comprarsi una casa in zona, finisce con il dover pagare un fitto per abitare la propria casa. Perché a tanto ammonta la tassa richiesta, con la beffa dell’annuncio che la Tasi sarebbe seguita senza maggiore incidenza dell’onere; sappiamo però che la risposta del governo alla critica della Banca d’Italia su un possibile aumento del 60% è che sarebbe stato “solo” del 12%, senza avvertire il ridicolo dell’affermazione rispetto alle promesse.

Casi come questi ne esistono tanti e, come già è stato denunciato, siamo ormai in una situazione in cui i canoni elementari della tassazione sono ampliamente violati senza che né la Corte costituzionale, che non ha però potere di iniziativa, né il presidente della Repubblica, che invece l’ha al momento della controfirma della decisione sia essa del governo che del Parlamento, chiedano il rispetto non solo del dettato costituzionale, ma della più elementare regola di convivenza. Non resta quindi che proporre di ritirare il premio Nobel a Franco Modigliani.

Questo illustre economista ebbe il Nobel per tre contributi alla scienza economica, uno dei quali è la life cycle hypothesis of savings, con la quale ha colmato una lacuna del modello neoclassico sull’offerta del risparmio. Egli avanzò un’ampia documentazione logico-econometrica sulla formazione individuale di risparmio – e, quindi, di sistema- dimostrando che rispondeva al principio di un accumulo nella fase produttiva della vita e di un decumulo alla cessazione dell’attività lavorativa. Modigliani ha commesso l’errore di non ipotizzare il caso italiano in cui lo Stato tassa il risparmio all’atto della sua formazione – e fin qui va bene o, meglio, quasi bene – ma tende a sostituirsi all’individuo nella fase del decumulo, prima accrescendo la tassazione sulle «odiose» rendite, poi passando all’«ingiusta» ricchezza.

Se l’individuo è saggio (guai a lui!) e valuta che il sistema pensionistico, come in Italia, non regge alle concessioni e agli abusi perpetrati e penetrabili, e accresce il proprio saggio di risparmio, si trova nella spiacevole situazione di vedere il suo fondo integrativo personale aggredito fino al punto in cui è costretto a porre la pensione al servizio delle tasse sulle rendite e sulla ricchezza. E se reagisce rimettendosi a produrre reddito per fronteggiare la tassazione sul risparmio accumulato, perde anche una parte della pensione in quanto gli viene chiesto un «contributo di solidarietà» e, se la pensione è decente (non elevata!), una “tangente” pari all’inflazione. Forse va posto un limite alla sconsideratezza nella tassazione del risparmio, quello del reddito percepito. Altrimenti la violazione dell’alt. 47 è palese e le conseguenze sociali molto gravi.

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