E’ sorprendente notare come le persone che fino a ieri stavano in mezzo al popolo, una volta giunte al soglio governativo (elette o no) imparino immediatamente ad essere contro lo stesso popolo. Da ciò si evince che non è mai l’uomo a cambiare lo Stato, ma esattamente il contrario. E’ il tragico gioco gerarchico, quello che ci insegnano fin da quando siamo in fasce, dove a valere non è mai la persona, ma il ruolo che essa ricopre. Non è un caso che il sistema educativo nazionale e la mentalità borghese insegnino ai bambini a competere per ogni cosa e ad ossequiare i ruoli e le posizioni sociali. Il pensiero unico imposto attraverso la scuola e i mass-media non fa altro che allenare ogni individuo all’obbedienza nei riguardi di qualsiasi autorità, facendo annegare nel mare dell’oblìo tutti i valori umani che possiede una persona in quanto tale. Così l’essere umano soccombe in favore del ruolo, del mestiere, della posizione nella scala gerarchica. E tutti ambiscono ai ruoli, anziché ad essere persone.
La società che riceve questo imprinting non potrà far altro che alimentare la cultura del dominio, quindi dell’aggressività, sia in chi esercita l’autorità, sia in chi la subisce. Va da sè che, in questo modo, i crimini diventano persino fisiologici e sistemici, facendo apparire questo perverso meccanismo normale, naturale. E’ sufficiente che un alunno venga eletto capoclasse perché quell’alunno, imbevuto di cultura del dominio (i bambini copiano il comportamento delle loro maestre), diventi immediatamente autoritario nei confronti dei compagni, così come un semplice condòmino eletto amministratore di un palazzo, o un impiegato nominato vice-qualcosa o capo-qualcosa, fino a vedere una semplice professoressa universitaria diventare ministro e distruggere in un attimo i diritti dei lavoratori conquistati in cento anni di lotte. Figuratevi dei massoni mafiosi, già ricchi di loro, borghesi dalla nascita, quindi distanti dal popolo, che si fanno eleggere a capo di un partito per mirare al vertice della piramide del comando. E nell’ottica dell’azione elettiva di un popolo per un governo, onestamente non crediamo che sia più responsabile e integerrimo un popolo che si autopunisca, piuttosto che un popolo punito da parte di un governo non eletto. Sarà un caso che la Chiesa insegni che l’autopunizione è cosa buona e altamente morale? Senza giustificare né l’uno né l’altro tipo di governo, è assai più miserevole e indegno un popolo che elegge di suo pugno chi lo dovrà bastonare. Tutto ciò è aberrante e innaturale, lo diceva anche Erich Fromm che sul tema della presunta aggressività umana si è espresso molto chiaramente (QUI).
Quando l’essere umano avrà capito di essere stato imprigionato in un meccanismo malato e perverso, comincerà una nuova èra di pace, di giustizia, di libertà, riprendendo il felice discorso interrotto 3000 anni fa. Ma l’essere umano non c’è più, al suo posto ci sono soltanto ruoli e medaglie da conquistare. Ogni podio contiene l’idea di ingiustizia e di fascismo.

‘Nessun uomo ha ricevuto dalla Natura il diritto di comandare gli altri’ (Denis Diderot).

Fonte: http://italianimbecilli.blogspot.co.uk/2012/06/le-strade-dellodio-sociale.html

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