Le sanzioni di Washington rivolte alla Russia hanno toccato settori strategici come la produzione di armi, banche e imprese statali.

Le sanzioni hanno inibito anche l’accesso al finanziamento occidentale, le banche russe sono state costrette a rivolgersi al governo per chiedere aiuto. Questo ha costretto il Cremlino a impegnarsi in varie manovre finanziarie non ortodosse, ad esempio ha consentito alla compagnia petrolifera statale Rosneft di ricapitalizzarsi utilizzando le casse dello Stato. Come è noto, il governo russo è stato in grado di superare la crisi fornendo capitali di emergenza alle banche traballanti.

Secondo l’Istituto austriaco di ricerca economica, proseguendo con le sanzioni contro la Russia, queste potrebbero costare all’economia europea oltre 90 miliardi di euro di fatturato export e più di due milioni di posti di lavoro nei prossimi anni. Le sanzioni si stanno dimostrando particolarmente dolorose nei paesi che già avevano forti legami commerciali in Russia. La Germania, il più grande partner europeo della Russia, rischia di perdere quasi 400.000 posti di lavoro.

Bell’affare vero? Ma non finisce qui…

Negli Stati Uniti, alle banche è stato chiesto di congelare e gestire decine di milioni di dollari di beni di individui sanzionati. Le banche hanno dovuto assumere personale giuridico e tecnico aggiuntivo non solo per monitorare il proprio account, ma anche rivedere qualsiasi finanziamento con enti russi. Il mancato rispetto delle sanzioni può essere estremamente costoso: un solo errore (come l’elaborazione di un unico pagamento da un individuo interdetto) può tradursi in una pena di $ 250.000.

Notizia del 11 ottobre 2016, per Deutsche Bank si profila all’orizzonte una possibile maxi sanzione legata ad operazioni di trasferimento di denaro dalla Russia verso paesi occidentali. Questo transito avrebbe raggiunto i 10 miliardi di dollari. Per anni la filiale a Mosca di Deutsche Bank ha trasferito denaro all’estero con la formula del “mirror trade”: un cliente compra azioni di società russe pagandole in rubli e contemporaneamente le vende ad una sua società domiciliata all’estero che paga in dollari. La tecnica diventa illegale se viene utilizzata per aggirare normative di controllo sui movimenti di capitale, se dovesse emergere che c’è stato il tentativo di eludere le regole antiriciclaggio o le sanzioni, la multa potrebbe essere ingente.

Un certo numero di banche europee, tra cui Société Générale in Francia e Raiffeisen Zentralbank in Austria, hanno fatto grandi prestiti alle imprese russe e cominciano a temere che, un eventuale default dei mutuatari possa avere pesanti ripercussioni sui propri bilanci.

Nuove banche da salvare?

Grazie al congelamento dei capitali detenuti da personalità appartenenti alla élite russa e alla minaccia di sospensione delle banche russe dal circuito internazionale SWIFT, la Russia ha risposto dando vita al circuito Mir. A luglio di quest’anno già si contavano 112 istituti bancari russi che emettevano carte del circuito Mir (tra cui anche Sberbank).

La Banca Centrale russa ha anche deciso una serie di provvedimenti legislativi promulgati per incrementare la protezione dei dati sensibili dei consumatori russi, infatti le compagnie operanti sul suolo russo hanno server locali dai quali le informazioni non possono essere trasferite.

Mosca ha anche proposto alla banca di sviluppo dei BRICS un progetto per replicare le funzioni della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Tutto questo permette di affermare che Russia e Cina in futuro diventeranno ancora più indipendenti dalla finanza occidentale. La Russia è stata incoraggiata a creare le proprie istituzioni finanziarie: tutto ciò a lungo andare, sgretolerà l’influenza economica degli Stati Uniti.

Come se non bastasse Mosca e Pechino hanno convenuto di scambiare le materie prime in rubli e yuan. Anche in Europa, la Russia è stata in grado di trovare scappatoie per evitare le sanzioni: al fine di ottenere l’accesso alle attrezzature di perforazione nell’Artico, Rosneft ha acquisito il 30 % dei progetti di perforazione del Nord Atlantico appartenenti alla società norvegese Statoil.

Le compagnie energetiche statunitensi, da parte loro, hanno dovuto abbandonare le varie joint venture in Russia, perdendo l’accesso a miliardi di dollari di investimenti.

Il divieto di fornitura di tecnologia e servizi per le aziende russe, ha estromesso le imprese occidentali dai progetti di perforazione non convenzionali nell’Artico e altrove. ExxonMobil è stata costretta a ritirarsi da tutte le sue dieci joint venture con Rosneft, tra cui un progetto di $ 3,2 miliardi nel Mare di Kara.

Come suggeriscono gli studi accademici, più le sanzioni sono lunghe e meno cambiamenti producono in politica. Ad esempio, se il prezzo del petrolio in futuro tornasse a salire, l’impatto delle sanzioni diminuirà ulteriormente.

Se nel prossimo futuro Mosca si slegasse dalle negoziazioni in dollari, di fatto le sanzioni saranno sempre meno efficaci.

La miopia americana è ancora più aberrante: non sono stati in grado si capire nemmeno l’abc della geopolitica. Dovrebbero capire l’importanza di dare un sostegno economico all’Ucraina che non sia unicamente finalizzato a favorire l’inasprimento degli attriti contro la Russia. Dovrebbero capire che un’Ucraina neutrale, con buoni rapporti sia a est che a ovest, è la soluzione migliore per la stabilità in Europa e per una Russia meno tesa e sospettosa verso l’occidente.

Ricordiamoci che le sanzioni in Russia hanno prodotto un particolare effetto: il “raduno attorno alla bandiera”, ovvero il popolo russo vede le sanzioni come tentativo di indebolire e umiliare la Russia. Ebbene tutto ciò ha consentito a Putin di consolidare ulteriormente il suo potere.

Le sanzioni alla Russia dimostrano di essere un clamoroso fallimento: i costi occidentali sono stati elevati, non so per quanto tempo ancora potranno essere giustificati perché il loro impatto è stato molto limitato, soprattutto in termini di risultati politici. Ma i vassalli obbedienti sono piegati a 90° pronti per l’in-cool-8 finale, in preda ad un’isteria anti-russa che puzza moltissimo di maccartismo.

ALESSIA http://liberticida.altervista.org/

http://object.cato.org/sites/cato.org/files/articles/ashford-foreign-affairs-v95n1.pdf

http://www.occhidellaguerra.it/russia-sfida-delle-carte-di-credito/

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-10-11/non-solo-usa-per-deutsche-bank-grattacapi-anche-russia-110022.shtml?uuid=ADffZ8ZB&refresh_ce=1

 

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