La società gilanica: esigenza di sinergia tra uomini e donne

di Angela SPAGNA


Le basi biologiche delle differenze comportamentali tra uomo e donna affondano le loro radici agli albori della Storia Naturale dell’Uomo. Il processo di sapientizzazione, responsabile dello sviluppo encefalico ed intellettivo della nostra specie, è stato determinato da un mosaico di influenze evolutive che hanno agito nelle tappe successive dell’Ominazione. Una di queste spinte selettive fu l’introduzione della carne nella dieta vegetariana dei nostri progenitori. Il vantaggio alimentare fornito dalle proteine animali si tradusse in un surplus di energie che vennero spese per migliorare le modalità di interazione con l’ambiente e con i conspecifici, determinando un progressivo arricchimento tecnologico e culturale. Da queste considerazioni emerge l’importanza della caccia nell’evoluzione umana. La pratica venatoria è stata, sin dalle sue origini, una prerogativa maschile, motivata dalla maggiore prestanza fisica rispetto alle femmine e dal ruolo marginale della figura paterna nella cura della prole. La gestione esclusiva di una risorsa considerata vitale per la comunità da parte di una ristretta cerchia di individui, conferisce loro il potere. Questo paradigma risulta calzante nel caso delle prime comunità di cacciatori ma può essere applicato a qualsiasi contesto storico, basti pensare al monopolio della tecnologia, delle materie prime, del petrolio e quindi della ricchezza da parte di alcune superpotenze ai nostri giorni. La supremazia viene mantenuta gerarchizzando le comunità e mantenendo l’ordine interno con comportamenti aggressivi. L’origine dell’attrazione maschile per la guerra, del culto del coraggio e della conquista può essere ricercata nell’istinto di predazione. Su tali principi si basano le società androcratiche, orientate sul modello della dominanza. Esse storicamente hanno imposto la supremazia degli uomini sulle donne, dei sovrani sui sudditi, dell’uomo sulla Natura. A questo modello si contrappone l’ideale della società matriarcale basata sul culto della Dea Madre, ispirata a valori quali il legame con la terra e la natura, l’equilibrio ecologico, l’uguaglianza fra i sessi, la spiritualità e la pace. La differenza sostanziale tra le due filosofie è evidente. Risulta quindi necessario fornire una spiegazione del perché le donne si rapportino alla realtà e al prossimo in maniera così diversa rispetto agli uomini. Il ruolo di madre rappresenta un elemento fortemente mitigante dell’aggressività la quale si manifesta prevalentemente come atto di difesa della prole e non come offesa. A questo si aggiungono tutta una serie di modificazioni etologiche determinate dall’originaria divisione dei compiti. Mentre l’uomo si dedicava alla caccia, la raccolta dei frutti della terra era affidata alle femmine, in quanto rappresentava un’attività meno pericolosa che, potendo essere interrotta, si prestava bene all’allevamento dei figli. Le madri quindi, svolgevano compiti apparentemente più semplici, si muovevano all’interno dei campi-base o nelle vicinanze di questi, mentre il maschio si allontanava verso spazi più ampi per fare poi ritorno a “casa”, dove era atteso ed accolto. La funzione di cura ed accoglienza ha nel tempo caratterizzato lo stereotipo femminile, mentre l’uomo è storicamente visto come esploratore e conquistatore. E’ opportuno inoltre sottolineare che il buon esito delle battute di caccia costituiva spesso un’incognita: non sempre l’inseguimento della preda si concretizzava nella cattura. Risulta pertanto evidente che la sussistenza del gruppo si basava essenzialmente sul contributo delle donne. Alla divisione dei compiti si attribuiscono alcuni aspetti che caratterizzano l’intelligenza nei due sessi. I maschi presentano uno sviluppo precoce delle capacità spazio-visive (intelligenza quantitativa), dal momento che per cacciare è necessario costruire utensili ed armi, coordinare il gruppo, percepire le distanze e quantificare il numero delle prede; le femmine sviluppano invece una maggiore capacità di discriminazione e una migliore memoria visiva (intelligenza qualitativa), doti indispensabili per poter scegliere i frutti maturi e ricordare i sentieri da percorrere per arrivare alle piante più produttive. Questo comportamento consente di acquisire capacità linguistiche e di mediazione superiori a quelle maschili, capacità senza le quali non ci sarebbero state socializzazione ed educazione ed il nostro successo evolutivo sarebbe stato altamente improbabile. Circa 5000 anni fa le società nomadi dei cacciatori-guerrieri indoeuropei misero in crisi quelle degli agricoltori, sedentarie ed amanti della pace. Come conseguenza, gli ultimi duemila anni di storia del mondo occidentale hanno visto il predominio del modello sociale di tipo androcratico. E’ universalmente nota la crisi ambientale, sociale ed economica che sta sconvolgendo il nostro pianeta e che, proprio nelle società di tipo occidentale, si traduce in una profonda crisi psicologica e spirituale. Tale crisi è stata determinata dal delirio di onnipotenza dell’uomo che, forte del potere conferitogli dalla tecnologia, ha stravolto gli equilibri naturali e demografici ponendo alla Comunità mondiale spinosi quesiti morali. La Bioetica Globale può fornire un valido supporto per la risoluzione di queste problematiche. La riconciliazione tra Uomo e Natura risulta pertanto necessaria ed urgente. Poiché l’Umanità si compone di una metà femminile e di una maschile, omettere le esperienze, i bisogni, i problemi e le aspirazioni di una di esse nello studio della società, causa gravi distorsioni che si ripercuotono sulla famiglia, la religione, l’istruzione, la politica e l’economia. E’ quindi auspicabile l’avvento di una società gilanica, detta anche della partnership, in cui si realizzi una fattiva collaborazione tra uomini e donne sia nella sfera privata che in quella pubblica. Nella storia le spinte gilaniche sono state totalmente o parzialmente riassorbite dal sistema androcratico ma l’attuale crescente numero di donne e uomini che si impegnano per la pace, l’ambiente, la giustizia e l’uguaglianza sociale fa sperare che questo modello possa essere applicato con successo.

Fonte: http://www.heliosmag.it/MED/GILANIA.htm

Commenta su Facebook