Le monarchie puntano alla creazione degli Stati Uniti del Golfo Persico

Manama, 13 maggio – Domani, i sei monarchi dei Paesi del Golfo Persico (Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Bahrain, Kuwait ed Oman), che fanno parte del nuovo direttorato sotto tutela statunitense del mondo arabo, si riuniranno a Riyadh per discutere del rafforzamento dell’unione politica tra i singoli Stati. L’Arabia Saudita sta spingendo sull’acceleratore da diversi mesi, perché oltre al processo di cooperazione economica, ci sia anche un rafforzamento dei legami politici. Si dice da alcuni giorni che l’Arabia Saudita e il Bahrain starebbero per annunciare una clamorosa unione politica. Del resto, l’immonda dinastia degli al Khalifa, che terrorizza la popolazione del Bahrain, è sopravvissuta alla rabbia dei suoi connazionali solo grazie all’invio di truppe, per reprimere la protesta antiregime, da parte dell’Arabia Saudita, degli Emirati e del Kuwait.

Il ministro di Stato per l’Informazione del Bahrain Samira Rajab ha detto, citata dalla Reuters di attendersi un annuncio da parte di due o tre Paesi circa una unione politica “Non ne possiamo essere certi, ma ho questa sensazione”, aggiungendo che il progetto è di mantenere la sovranità dei singoli Stati, ma di unificare le decisioni in materia di politica estera, militare, della sicurezza e dell’economia. Il primo ministro del Bahrain è già a Riyadh e ha dichiarato che i popoli della regione attendono la scomparsa delle frontiere e l’instaurazione dell’unione che crei “un Golfo unico”. Il ministro degli Interni del Bahrain è volato in settimana in Turchia, dove ha informato la dirigenza turca del progetto di unità tra Manama e Riyadh, come primo passo verso una unificazione con gli altri Stati.

Ovviamente, per Washington l’unificazione sarebbe un formidabile passo avanti per avere come interlocutore unico gli Stati Uniti del Golfo Persico, con enormi potenzialità economiche e in vista di una resa dei conti con la Repubblica islamica dell’Iran e l’intero mondo sciita. Emiri e sovrani dei sei Paesi, principali sponsor del terrorismo islamico in giro per il Medio Oriente e fiancheggiatori delle politiche colonialiste occidentali, vedono nella propria unione una barriera verso le richieste di democrazia delle popolazioni e soprattutto le componenti sciite di cui temono come non mai le spinte per ottenere pieni diritti. Ironicamente, gli ostacoli al processo di unificazione potrebbero sorgere dalle aspirazioni dei singoli a guidare la futura unione. Il Qatar non si fida di un’unione a guida saudita e gli Emirati sono anch’essi perplessi.

Fonte: http://www.arabmonitor.info/

Tratto da http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/106989

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