Secondo il SIPRI, il 40% della corruzione mondiale deriva dal commercio bellico

Sei delle prime dieci multinazionali che producono armamenti hanno sede legale o struttura societaria in Olanda. Un atteggiamento “cinico” secondo i curatori del report Tax evasion and weapon production, in un contesto dove la tassazione dei profitti è compresa tra l’8 e il 20%. E dove sono tra le 12.500 e le 20mila le imprese domiciliate che per il 90% dei casi restano solo sulla carta.

27 giugno 2016

L’Olanda è la casa delle più importanti industrie belliche mondiali. E il motivo per cui Lockheed Martin, Boeing, BAE Systems o Northrop Grumman hanno deciso di collocarvi una holding finanziaria non dipende “dalla connessione internet veloce, dall’aeroporto di Amsterdam, dai tulipani o dai mulini a vento”, come hanno scritto con vena sarcastica i curatori del report “Tax evasion and weapon production” dell’istituto di ricerca internazionale Trasnational Institute (“tni”) e di Stop Wapenhandel. La ragione è fiscale.
L’autore, Martin Broek, è partito dallo sdegno internazionale sorto dopo il caso dei cosiddetti “Panama Papers” e ha guardato alle prime 100 aziende per fatturato, rifacendosi alla classifica annuale stilata dal SIPRIStockholm International Peace Research Institute-. Su 450 miliardi di dollari di ricavi complessivi del settore, le prime 100 ne rappresentano 392,6 miliardi. Sei delle “top ten” ha una qualche forma di sede legale o struttura societaria in Olanda, mentre 30 colossi su 100 hanno almeno una holding nel Paese. Questi ultimi, in un solo anno, hanno registrato un “valore della produzione” pari a 203 miliardi di dollari. “Ciò significa -si legge nel report- che un dollaro su due di quelli guadagnati nel comparto è riferibile a strutture finanziarie ‘poggiate’ in Olanda”.
La lettura del fenomeno da parte di “tni” è molto semplice. Partendo dal presupposto che il 40% della corruzione mondiale dipende dal commercio delle armi, come certifica il SIPRI, desta allarme il fatto che l’industria bellica si sia sempre più concentrata in un Paese a fiscalità agevolata. Un atteggiamento “cinico” in un contesto dove la tassazione dei profitti è compresa tra l’8 e il 20%. E dove sono tra le 12.500 e le 20mila le imprese domiciliate che per il 90% dei casi restano solo sulla carta. Il “paradiso olandese” è stato anche oggetto dell’attenzione della Commissione europea, come dimostrano i casi di FCA e Starbucks, consapevole (a parole) del fatto che l’evasione e l’elusione fiscale danneggino l’Unione, ogni anno, come sostenuto anche dal commissario Algirdas Šemeta, per qualcosa come 1.000 miliardi di euro.
Ed è per questo che la statunitense Lockheed Martin -produttrice dei caccia F-16 e F-35-, 45,6 miliardi di dollari di fatturato nel 2014, controlli da Wilmington, nel Delaware, Paese USA a fiscalità agevolata, la sussidiaria olandese “Lockheed Martin Netherlands Holdings B.V.”, con zero dipendenti a registro. O che Boeing, colosso del 747 da 90 miliardi di dollari di ricavi, conti tre scatole olandesi (“Boeing Netherlands C.V.”, “Boeing Netherlands B.V.” e “Boeing Netherlands Holdings B.V.”), e altrettanti trust, per 52 dipendenti iscritti al 2013. Così come BAE Systems, che batte bandiera del Regno Unito, con 27 miliardi di dollari di fatturato, che conta cinque holding, cinque trust e, coerentemente, cinque dipendenti.

(le prime tre aziende d’armi e la loro relazione con l’Olanda, estratto dal report Tax evasion and weapon production)
Continua a leggere su Altreconomia
Commenta su Facebook