Un accordo con imprese russe per far ripartire l’industria petrolifera e del gas in Siria. E’ questo il progetto del governo di Damasco, presieduto da Bashar al-Assad, che ha invitato formalmente alcune società russe a lavorare in Siria per contribuire alla ricostruzione del paese, completamente devastato da un conflitto che dura da più di cinque anni.

“La Siria ha chiesto alle nostre aziende di partecipare a progetti di ricostruzione delle industrie del petrolio e del gas. Inoltre Damasco ha domandato al Cremlino un contributo per lo sviluppo delle infrastrutture e  per la costruzione di un nuovo gasdotto” ha dichiarato a Russia Today il Ministro dell’energia russo Aleksandr Novak.  

E lo stesso ministro non ha dubbi su quali saranno le maggiori imprese russe coinvolte nel progetto: Lukoil, Gazprom Neft e Zarubezhneft su tutte. E il coinvolgimento di Gazprom negli affari siriani non è una novità.  Perché già lo scorso febbraio l’amministratore delegato dell’azienda petrolifera, Aleksey Miller, si era incontrato con l’ambasciatore siriano in Russia per discutere del ruolo che Gazprom potrebbe avere nella ricostruzione della Siria al termine del conflitto. Pare, inoltre, che attualmente siano ancora in piedi gli accordi di rifornimento energetico firmati dal governo siriano con alcune imprese russe, prima della guerra civile. Accordi per un valore di circa 1,6 miliardi di dollari.

C’è da chiedersi, però, come riuscirà Assad a sopportare le spese che questi contratti comportano. Dato che l’economia siriana sta vivendo, com’è normale che sia, una profonda crisi. Solo nell’ultimo periodo, infatti, la Banca centrale di Siria ha dovuto aumentare il proprio tasso di cambio ufficiale del 20%: tutto ciò significa che Damasco non ha riserve di valuta estera sufficienti a mantenere basso il tasso di cambio. E non è finita qui. Perché, secondo l’International Business Times, se nel 2011 le riserve valutarie della Siria ammontavano a 18-20 miliardi di dollari, oggi la Banca Mondiale indica che ne restano circa 700 milioni. Insomma, la Siria non sembra potersi permettere il programma concordato con il Cremlino.

Cremlino che, come abbiamo già scritto su Gli occhi della guerra, sta facendo importanti affari con altri paesi grazie all’intervento militare in Medio Oriente. Infatti, un’inchiesta del quotidiano Kommersant pubblicata qualche mese fa ha rivelato che nei prossimi mesi le imprese produttrici di armi russe potrebbero stipulare nuovi contratti per un valore di 6 o 7 miliardi di dollari.

Fonte: Gli Occhi della Guerra

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