Le sette donne che protestano da due settimane contro Equitalia hanno deciso di sospendere definitivamente lo sciopero della fame. Da domani la vertenza sarà itinerante. Il partito indipendentista Irs ha infatti deciso di confrontarsi direttamente con le Prefetture della Sardegna. Un dialogo con i rappresentanti dellâesecutivo che servirà ad illustrare allâapparato del Viminale tutte le storture della riscossione tributaria. A sorprendere non deve essere solo il dato relativo al numero di cartelle emesse. Il partito di Gavino Sale punta il dito anche contro le aste con cui vengono venduti i beni immobili pignorati. Secondo precisi riferimenti in possesso del movimento, gli incanti sarebbero frequentati da persone che dovrebbero essere quantomeno “attenzionate” da parte delle autorità.
In alcuni casi, decine di immobili sono stati acquistati dalle stesse persone. Privati che potrebbero contare sui finanziamenti di società immobiliari interessate a speculare nel breve periodo. Dinamiche note agli addetti ai lavori e spesso tollerate. Un’altra spinosa vicenda è poi rappresentata dagli agenti notificatori utilizzati sino a qualche tempo fa. Persone prive – almeno secondo alcuni destinatari degli accertamenti – delle qualifiche necessarie per svolgere l’incarico. Qualcuno parla addirittura di giovani assunti con contratti co.co.pro, una formula che stride con la funzione pubblica esercitata dai normali messi notificatori. Durante la conferenza stampa di ieri, le imprenditrici hanno pubblicamente ringraziato tutte le persone che si sono schierate al fianco delle loro ragioni, dai sindaci al mondo dell’associazionismo. Un impegno concreto fatto proprio anche dal Consiglio regionale. La massima assemblea sarda si è infatti riunita in via straordinaria per discutere della grave crisi che sta colpendo imprese e famiglie. Tutte le forze politiche hanno deciso di azionare la procedura garantita dallo Statuto regionale.
La Sardegna, in qualità di Regione a statuto speciale, ha il potere di impugnare quelle norme di finanza pubblica potenzialmente dannose per l’economia isolana. Il governatore Ugo Cappellacci ha manifestato la volontà di andare a Roma per chiedere uno risoluzione definitiva del problema. Il Consiglio ha approvato un ordine del giorno che potrebbe ridimensionare le attività di Equitalia. I partiti si sono resi conto della necessità di istituire una agenzia delle entrate sarde; una soluzione mutuata dai programmi elettorali di Irs.
I denari che lo Stato intende riscuotere rientrano poi nell’annosa vicenda della cosiddetta “vertenza entrate”. Roma deve infatti versare a Cagliari circa dieci miliardi di euro, un credito giustificato dalle norme che prevedono una compartecipazione al gettito fiscale. L’ultima volta che il ministro Tremonti si interessò alla vicenda fece capire che per la Sardegna le tesorerie non avrebbero liquidato un solo euro. Una contraddizione fortemente limitativa dell’autonomia speciale. “I soldi che lo Stato ci chiede tramite Equitalia – ci spiega il dirigente Irs Simone Maulu – sono meno di quelli che Roma ci deve dare in base alla legge. Per risolvere la soluzione si potrebbe arrivare ad una compensazione, come avviene tra privati. La differenza potrebbe essere usata nel potenziamento dei trasporti aerei e marittimi.
Senza un disegno sulla mobilità, l’Isola continuerà ad essere sottoposta ad un odioso embargo”. Una tesi forte che fotografa impietosamente le difficoltà dei sardi. Durante la conferenza stampa di ieri, le donne anti-Equitalia hanno diffuso i dati contenuti in uno studio effettuato da una società di rating che sarebbe vicina al governatore Cappellacci. “Tutti i settori risultano in crisi profonda – sottolineano le manifestanti commentando il documento – una situazione di sottosviluppo”. Con il 44,3% l’Isola è fanalino di coda in Italia nel saldo tra acquisti e cessione di beni strumentali: maglia nera alla provincia di Carbonia Iglesias con una flessione del 72,9 per cento.
Numeri che non lasciano spazio alla fantasia dei commenti politici. Il tour dei manifestanti servirà a tenere viva l’attenzione sulla questione. La palla passa ora al nuovo esecutivo. Prevedere una moratoria per la Sardegna non è fantascienza. Sempre che i tecnocrati abbiano voglia di confrontarsi con i contribuenti. Potrebbero considerarla un’inutile perdita di tempo.
Matteo Mascia – http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=11688&utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Rinascita-Tutti+%28Rinascita+-+Tutti%29

 

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