Il governo ai creditori: “Non siamo in grado di attuare le misure su pensioni e sofferenze”

Wolfgang Schaeuble sembra avere lo stesso tempismo di quei difensori sgangherati, capaci di «bucare» ogni intervento: «Sono più fiducioso sugli sviluppi dell’economia greca», ha detto ieri, proprio nel mentre le agenzie di stampa radiografavano la «mirabolante» ripresa di Atene.

In realtà, trattasi di una crescita al contrario: primo trimestre gelido, con un calo del Pil dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e un ancor più raggelante -1,3% in confronto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un disastro. Ma c’è da capirlo, l’inflessibile ministro tedesco delle Finanze: inforca le lenti rosa per far finta di non vedere i disastri combinati da quell’austerità difesa a ogni piè sospinto, il pilastro contabile che regge anche l’ultimo accordo con cui, in cambio, sono stati concessi al Paese mediterraneo aiuti per 10,3 miliardi di euro.

Soldi che serviranno a ripagare i creditori, chè solo le briciole rimarranno per tenere in piedi una nazione devastata dagli squadroni del rigore. Capita così che, dopo le esultanze (immotivate) della scorsa settimana successive all’intesa dell’Eurogruppo, il governo di Alexis Tsipras abbia nel frattempo fatto quattro conti in cassa. Per scoprire subito di non essere in grado di attuare alcune delle ulteriori richieste dei creditori internazionali in cambio dei prestiti. In particolare, sarebbero fuori dalla portata le misure aggiuntive sui crediti in sofferenza e sulle pensioni. L’esecutivo ellenico, con una lettera a firma del ministro delle Finanze, Euclide Tsakalotos, avrebbe già informato il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, il membro dell’esecutivo della Bce, Benoit Coeuré, e il capo europeo del Fmi, Poul Thomsen.

Insomma, un altro cuneo che rischia seriamente di riportare in alto mare il dossier, peraltro non archiviato dopo i rilievi del Fondo monetario alla parte dell’intesa relativa alla ristrutturazione del debito (oltre 300 miliardi), giudicata poco dettagliata e priva di garanzie. L’Fmi non ha poi gradito l’aver fatto slittare al 2018 la discussione sulla rimodulazione, come preteso dalla Germania per tenere lontano dalle elezioni dell’anno prossimo un argomento scottante. Ma già la sola contrazione economica subita tra gennaio e marzo è sufficiente per capire quanto siano irrealistici gli obiettivi di consolidamento fiscale concordati, a cominciare da quel 3,5% di surplus di bilancio. Atene è imprigionata in un circolo vizioso senza fine: per cercare di rispettare i parametri imposti dai creditori ha drasticamente tagliato la spesa, finendo per frenare la crescita. «Un Paese stabile e che cresce velocemente può raggiungere questo target, ma è irragionevole attenderselo dalla Grecia», ha scritto ieri il New York Times in un articolo che commentava aspramente l’agreement della scorsa settimana. «Ritardare una significativa riduzione del debito fino al 2018 vuole dire danneggiare l’economia della Grecia», mette in evidenza il quotidiano Usa. Secondo il quale «la crisi non finirà mai se i leader europei continueranno a premere per politiche che hanno ripetutamente fallito».

Fonte: Il Giornale.it

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