Auriti sovranita economica

 

LA SCUOLA DEI RE

Questa é la Scuola dei Re”, ci diceva Don Giacinto,” perché” ,continuava , noi qui , con la nostra Scuola,colmiamo la lacuna culturale che é stata fatale a tutte le Monarchie Cattoliche della vecchia Europa che si indebitarono con gli strozzini e con gli usurai del tempo per quella funzione, quella monetaria, che avrebbero potuto svolgere in proprio  esse stesse , se solo avessero avuto la cultura per farlo”.
E, nel dire questo tuonava ,come sa bene chi lo ha conosciuto.

Quando parlava di Monarchie Cattoliche non voleva connotare alcunché di religioso benché lui fosse di profonda fede cattolica ma voleva rilevare il fatto che, a distanza di due secoli, con la sola eccezione della Monarchia Spagnola,ormai svuotata di ogni specificità in tal senso,tutte le altre monarchie fossero scomparse, a parte quella Olandese e quella Britannica, entrambe protestanti.

Perché, cari amici, che ci crediate o no e che lo vogliate o no, siamo nuovamente dentro una guerra di religione che usa lo strumento monetario per i suoi fini .

Ho seguito il professore praticamente dal momento che lo conobbi a Chieti.
Era l’autunno del 95 ed ero rimasto incuriosito da un annuncio  in cui si trattava il tema della moneta che allora ignoravo completamente.
L’incontro su”La moneta del 2000″ si svolse al Teatro Marrucino di Chieti.
Il teatro era stracolmo di gente che molto probabilmente conosceva già il pensiero del Professore ma io, lo confesso, delle sue parole non capii nulla! Assolutamente nulla.
Ero  attonito e frastornato perché quello che avevo ascoltato e per quello che avevo capito, cozzava inesorabilmente con quanto credevo di aver imparato all’Università

Alla fine gli andai incontro e gli dissi: “professore, non ho capito una parola di quanto Lei ha detto ma sento che lei dice la verità.
Lui per tutta risposta mi disse : “vieni alla Scuola di Atri ! “.

Da lì iniziò la mia storia  con il pensiero del Professore.

Negli anni di Atri vivemmo un’ avventura altamente culturale,magnifica ed indimenticabile.
Durante le lezioni, alle quali partecipavano proveniendo da tutta Italia ,respiravamo finalmente aria pulita, respiravamo un profumo di verità a noi del tutto sconosciuto.

Grazie ad Auriti entrammo in una dimensione culturale gigantesca e completamente nuova ,proprio quella che avrebbero dovuto avere i Re della vecchia Europa e che fu loro fatale perché non persero solo i loro ma anche perché consegnarono i popoli ai nascenti Stati liberali il cui scopo principale  non fu certamente quello propagandato  dagli slogan della Rivoluzione francese (egalitè  fraternitè  e libertè)  ma quello di aprire le società ai princìpi della Rivoluzione e al Debito.

Diceva a tal proposito Talleyrand che “chi é nato dopo la Rivoluzione non conosce la dolcezza del vivere”. Parole profetiche!

La radice dei problemi del nostro Paese datano proprio dal periodo della Unificazione e per il modo con il quale si compì.

Scopo dell’Unita d’Italia infatti non fu tanto quello di unificare i popoli e i diversi regni ma quello di unificare le diverse Banche degli stati pre-unitari al fine di avere in prospettiva un’unica Banca Centrale che da sola controllasse tutta l’emissione monetaria.
Il nascente Stato Unitario impose sui territori unificati una tassazione feroce e del tutto sconosciuta ai popoli dalla quale scaturirono ,sopratutto al Sud, due immediate conseguenze: il brigantaggio e l’emigrazione.
Non a caso il nostro Paese ,che nel corso della sua esistenza aveva conosciuto le invasioni e le immigrazioni,  conobbe per la prima volta nella sua storia il triste fenomeno delle emigrazioni.
In quel periodo infatti partirono per le Americhe i famosi bastimenti carichi di quella umanità dolente e sofferente dei nostri connazionali che lasciavano Patria ed affetti perché al Sud , per esempio nel tanto vituperato Regno di Napoli, prima dell’Unita d’Italia i sudditi pagavano soltanto cinque tasse perché era il Sovrano stesso che pensava alla fiscalità per come si concepiva a quell’epoca.
E questo ricorda molto da vicino il triste fenomeno della Vandea francese con la sua scia di persecuzioni e lutti.

Il recente anniversario dei Centocinquant’anni della nostra Unità sarebbe stata una occasione d’oro per fare finalmente chiarezza e verità sulla nostra Storia ma, ancora una volta, lo Stato ha celebrato sè stesso e la sua autorità  in una liturgia vuota ed auto celebrativa saltando a piè pari la questione per rifugiarsi in una più comoda “dimensione europea”.

In effetti,nel contesto di tali celebrazioni, il nostro Paese avrebbe potuto vantare una dimensione europea e mondiale ma questo non sarebbe convenuto certamente né alla storiografia del Regno d’Italia né a quella della Repubblica Italiana.
Il nostro Paese infatti, prima dell’Unità é stato il Paese guida al mondo ,non solo in Europa, per tutto quanto riguarda la grande tradizione culturale.
Il mondo intero si é nutrito di arte, pittura, scultura, musica, scienza , letteratura e di tutto quello che la nostra grande storia aveva prodotto nel corso di tutti i suoi secoli.
Non vi era tradizione culturale che non fosse nata in Italia e a cui tutti gli altri popoli attinsero.

Tutto cambia con la Rivoluzione Francese che costituisce il vero spartiacque tra due epoche.

Con la Rivoluzione Francese infatti si ebbe il passaggio cruciale dal Diritto Naturale ,che aveva governato nei secoli precedenti su princìpi etici, al Diritto Positivo Pattizio.
Subito dopo iniziarono i moti rivoluzionari e le tendenze unificatrici dei diversi ceppi nazionali.

Gli Stati Nazionali Europei sono stati unificati con l’intento di giungere agli Stati Uniti d’Europa per le finalità che ben possiamo vedere sotto i nostri occhi: un’unica banca di emissione, la BCE che indebita progressivamente tutti i popoli europei.
Cito a questo proposito un passo davvero strabiliante di  Vladimir Solovjev scritto poco prima della Pasqua 1900, una vera profezia:
il XX secolo sarà l’epoca delle ultime grandi guerre, delle discordie intestine e delle rivoluzioni. Dopo di che tutto sarà pronto perché perda di significato la vecchia struttura di nazioni separate e ,quasi ovunque, scompaiano gli ultimi resti delle antiche istituzioni monarchiche. Si arriverà così alla Unione degli Stati Uniti d’Europa”.

Dobbiamo lottare quindi contro la nuova religione di questa Europa e contro la nuova divinità che si chiama Euro.

E per far questo non possiamo far altro che continuare nel solco della grande lezione che il Professor Auriti ci ha lasciato: raddrizzare la piramide della società e sostituire la moneta proprietà alla moneta debito.

Noi vogliamo l’unione dei popoli ma ciascuno con la propria identità e specificità e non vogliamo affatto l’omologazione culturale forzata di questi ultimi anni.

Ma vogliamo sopratutto che l’Euro, se Euro deve essere, nasca di proprietà dei cittadini europei all’atto dell’emissione e non di proprietà della BCE come ora e che venga quindi accreditato come reddito di cittadinanza.

Scopo della nostra Scuola é dunque portare queste forme di conoscenza a tutte le persone di buona volontà.
Perché, come ci diceva sempre il nostro grande Professore: “le idee si affermano proporzionalmente alla loro necessità storica per cui siamo destinati a vincere”.

Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile la rinascita di questa grande, magnifica e necessaria iniziativa culturale e considero  la mia Presidenza  un inizio lavori ed una necessaria transizione in attesa che altri , più capaci e più meritevoli portino avanti ancora meglio il lavoro che abbiamo iniziato.

Grazie a tutti e buon impegno a tutti.

Mauro Di Sabatino

Fonte: http://www.giacintoauriti.eu/notizie/36-perch%C3%A8-%C3%A8-rinata-la-scuola-auritiana.html

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