Sono incolmabili le divergenze tra Russia e Stati Uniti in Siria. E tra le due superpotenze – che ora anche anche annunciato la sospensione dei rapporti diplomatici su questo fronte – emergono accuse vicendevoli molto gravi.

Nei giorni scorsi gli Stati Uniti hanno deliberatamente ammesso di non colpire i terroristi di Al-Nusra – ora Jabhat Fateh al-Sham – perché sarebbe diventato impossibile, secondo il Dipartimento di Stato americano, separarli dai cosiddetti “ribelli moderati” e dai civili: secondo la Casa Bianca sarebbe proprio Mosca a provocare il caos nella regione, impedendo agli stessi Stati Uniti di separare i gruppi.

Durissima la replica del Ministro degli Esteri russo Lavrov, che ha accusato Washington di sostenere i terroristi di proposito al fine di rovesciare il governo legittimo di Bashar al-Assad.

Questo è quanto dichiarato Sergey Lavrov venerdì scorso in un’intervista alla BBC e riportato da Russia Today: “Nonostante le tante promesse e gli impegni presi non sono in grado o non sono disposti a colpire i terroristi e noi abbiamo sempre più ragioni per crede che, fin dall’inizio, il loro piano era proprio quello di risparmiare Al-Nusra, almeno fino alla caduta del regime di Assad”.

Dipartimento di Stato americano che ha respinto le accuse del Ministro degli Esteri russo definendole “assurde” e sottolineando le responsabilità di Mosca nel aver spinto l’opposizione moderata tra le braccia dei terroristi.

Il portavoce del Dipartimento, Mark Toner, ha affermato che gli Stati Uniti hanno fatto tutto il possibile per separare i ribelli moderati dai terroristi ma questi non avrebbero altra scelta che combattere al fianco di Al-Nusra contro il regime di Assad. Lo stesso Toner ha ammesso che la Casa Bianca non ha colpito per molti mesi il gruppo terrorista perché sarebbe diventato pressoché impossibile separarli dagli altri gruppi ribelli e dai civili.

“Abbiamo portato avanti degli attacchi contro Al-Nusra inizialmente – ha dichiarato Toner in conferenza stampa – tra il 2014 e il 2015. Ma quando hanno cominciato a mescolarsi ai civili abbiamo preferito limitare la possibilità di colpire degli innocenti nei nostri raid aerei. Lavoriamo in modo strategico per danneggiare la loro leadership, come abbiamo fatto con l’Isis. Questo non significa devastare e bombardare aree popolate che potrebbero essere sotto il loro controllo”.

L’ultima tregua in Siria è terminata dopo che un attacco aereo della coalizione occidentale guidata dagli Stati Uniti ha ucciso a Deir Ezzor più di 60 soldati dell’Esrcito Arabo Siriano e spianato la strada ad una grande offensiva degli islamisti: un fatto gravissimo che ha portato al deterioramento dei rapporti diplomatici tra Washington e Mosca in Siria.

Nel frattempo, come riporta Russia Today, si registra un attacco all’ambasciata russa di Damasco, in un quartiere ancora controllato dai ribelli islamisti, tra cui proprio Al-Nusra – Jabhat Fateh al-Sham. Un colpo di mortaio ha centrato l’antistante zona residenziale, mentre altri due sono stati sparati proprio vicino alla sede dell’ambasciata. Fortunatamente non si registra alcun ferito.

E Mosca bacchetta nuovamente gli Stati Uniti: “Questo è il risultato delle azioni di coloro che, come gli Stati Uniti e i suoi alleati, provocano lo spargimento di sangue in Siria flirtando con estremisti di varia estrazione” – ha affermato Lavrov.

Commenta su Facebook