Nikolaj Bobkin Strategic Culture Foundation 24/10/2013

syriaIl ministero della difesa dell’Arabia Saudita ha piazzato negli Stati Uniti un ordine per la fornitura di avanzati missili da crociera e bombe per aereo per complessivi 6,8 miliardi di dollari. Si prevede che il contratto sarà firmato entro un mese dall’approvazione al Congresso della richiesta. Secondo il parere della Defense Security Cooperation Agency del Pentagono (DSCA), l’invio delle armi non cambierà l’equilibrio militare regionale e non porrà una minaccia agli Stati vicini. Ma è vero? Ora, quando Israele e Arabia Saudita discutono la possibilità di un’alleanza militare contro l’Iran, questo accordo sembra rafforzare l’alleanza militare arabo-israeliana, la cui probabile creazione appare sempre più realistica…
Tel Aviv e Riyad percepiscono il rifiuto degli Stati Uniti di attaccare la Siria e i primi passi del presidente Obama verso la normalizzazione delle relazioni con Teheran, come l’inizio di una nuova tappa della Casa Bianca nella trasformazione della struttura geopolitica del Medio Oriente. La famiglia reale saudita, scontenta dal corso di Obama, ha risposto a Washington asimmetricamente, sfidando le Nazioni Unite. Il Regno di Arabia Saudita (KSA) è il primo Stato a rifiutare un seggio nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, lamentando le attività del Consiglio. Riyadh è dispiaciuta che Bashar al-Asad sia ancora al potere, che non ci sia stato alcun successo nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese e inoltre, a parere dei diplomatici sauditi, l’ONU non ha fatto abbastanza sforzi per fare del Medio Oriente una zona libera dalle armi di distruzione di massa (un riferimento al programma nucleare iraniano). Il ministero degli Esteri russo ha definito l’iniziativa saudita ‘strana’. E’ abbastanza ovvio che i rimproveri contro il Consiglio di sicurezza nel contesto della crisi siriana, abbiano un orientamento anti-russo. In precedenza Russia e Cina per tre volte hanno bloccato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza per inasprire le sanzioni contro la Siria. I membri arabi delle Nazioni Unite non nascondono la loro perplessità sul rifiuto dell’Arabia Saudita di questo onore, e sollecitano Riad a riconsiderarlo, almeno per fornire al mondo arabo una rappresentanza nel Consiglio di Sicurezza. I leader sauditi, tuttavia, sostengono che “modalità,  meccanismi d’azione e i doppi standard esistenti nel Consiglio di sicurezza gli impediscono di svolgere le proprie funzioni e di assumersi le responsabilità nel preservare la pace e la sicurezza internazionale, come richiesto”. Questa è la reazione della monarchia all’ONU che non agisce in base alle pretese dell’Arabia Saudita per un intervento nel conflitto siriano e una risoluzione del problema nucleare iraniano con la forza militare. Riad ha più di una volta dichiarato la pretesa di dominare la regione del Medio Oriente. Ora si è giunti al punto in cui, nei giorni del braccio di ferro siriano, il governo saudita ha proposto a Barack Obama di pagare gli Stati Uniti per l’azione militare contro la Siria, come se stessero parlando dei servizi di un sicario. Il rifiuto della Casa Bianca di prendere misure militari contro il governo siriano ha profondamente deluso gli sceicchi arabi. Washington è stata criticata per la sua incapacità di attuare le proprie minacce.
L’insoddisfazione per la politica di Obama è stata resa ancora più chiara dalle valutazioni saudite sui primi segnali di un disgelo nelle relazioni irano-statunitensi. Riad è giunta alla conclusione che Stati Uniti e Iran progettano segretamente un’alleanza strategica volta a indebolire l’influenza saudita. Non c’è nulla di inaspettato nel fatto che il riavvicinamento con l’Iran possa servire agli interessi regionali degli USA. Gli stessi statunitensi credono che controllare il Medio Oriente, facendo in modo che nessun Paese possa diventarne il leader militare assoluto e rivendicare il ruolo di superpotenza regionale, sia vantaggioso per gli Stati Uniti, e un classico modo per raggiungere questo obiettivo dell’equilibrio di potere, sia mantenere una costante tensione nei rapporti tra Stati rivali, in questo caso Arabia Saudita e Iran. Molti anni di orientamento unilaterale verso l’Arabia Saudita, nel mondo islamico, hanno portato gli Stati Uniti a perdere influenza tra gli sciiti, mentre l’Islam sunnita, sotto l’influenza saudita, ha preso un corso anti-statunitense. Non solo Riad finanzia l’aggressione straniera in Siria, ma l’intelligence saudita sostiene i gruppi terroristi sunniti  dall’Algeria al Pakistan, tra cui il movimento talib che combatte contro gli statunitensi in Afghanistan. L’amicizia incondizionata con Riad è diventata ulteriormente pericolosa per gli Stati Uniti, e la congettura che la politica estera di Washington cerchi al più presto di smettere di servire gli interessi dell’Arabia Saudita appare sempre più giustificata.
Naturalmente, un riavvicinamento tra Washington e Teheran non fornisce alcuna garanzia che la posizione degli Stati Uniti nel mondo sciita diventi sostanzialmente più forte, ma esiste la possibilità che il sentimento anti-statunitense in numerosi Paesi del ‘Grande Medio Oriente’, come Iraq, Libano, Siria, Bahrein e Afghanistan, si riduca. Inoltre, l”azzeramento’ dei rapporti con l’Iran permetterebbe agli Stati Uniti di evitare il rischio di essere trascinati in una guerra per proteggere l’Arabia Saudita, attraverso gli obblighi dell’alleanza. Tuttavia, Washington consente ancora la possibilità della ‘chiusura’ con la forza del dossier nucleare iraniano tramite attacchi contro i siti delle infrastrutture nucleari iraniane. Israele insiste categoricamente su questo scenario, e neanche l’Arabia Saudita nasconde il suo interesse per la distruzione dei siti nucleari dell’IRI. Tel Aviv ha dichiarato di essere pronta a condurre un’operazione indipendente contro l’IRI. Effettuare gli attacchi contro l’Iran dal territorio della KSA è una delle principali opzioni considerate dai militari israeliani. Oltre all’inimicizia verso l’Iran, Israele e Arabia Saudita condividono il comune obiettivo di rovesciare il regime in Siria, Tel Aviv e Riad sono unite nel sostegno al governo militare in Egitto e hanno anche trovato un terreno comune riguardo l’inaccettabilità dell’avanzata del ruolo geopolitico della loro comune rivale, la Turchia. Le informazioni su negoziati segreti tra Israele e Arabia Saudita non fanno più sensazione da anni. Nonostante i piani degli Stati Uniti, il mondo potrebbe testimoniare la comparsa di una apparentemente improbabile alleanza saudita-israeliana che rivendichi il ruolo di ‘superpotenza collettiva’ della regione. Questo autunno ha portato il caos generale nei ranghi degli alleati degli USA. I piani per l’azione militare degli Stati Uniti in Siria non sono stati sostenuti dal suo più fedele alleato, la Gran Bretagna, la maggior parte dei Pesi della NATO ha rifiutato di prendere parte a tale operazione, i leader di molti altri Paesi alleati si sono limitati alla solidarietà con il presidente Obama, e i vecchi partner mediorientali agiscono in modo indipendente sul tema della guerra all’Iran.
Gli esempi di azione indipendente israeliana sono numerosi. Oltre un quarto di secolo fa, nel 1981, Israele distrusse il reattore nucleare iracheno di Osiraq, poco prima della sua attivazione. L’amministrazione Reagan aveva ufficialmente condannato l’attacco, al momento, ma gli israeliani la considerano una delle loro operazioni militari di maggior successo. Nel 2007 Israele effettuò degli attacchi aerei contro il presunto reattore di al-Qibar, che i siriani stavano costruendo nella zona desertica orientale del Paese e di cui l’AIEA presumibilmente non sapeva, al fine di dimostrare la propria volontà di distruggere i siti nucleari iniziati nei Paesi vicini. A quel tempo l’amministrazione Bush era divisa nella valutazione di quell’attacco, ma molti alti politici degli Stati Uniti ritennnero che il raid fosse prematuro. Nel maggio di quest’anno, Israele aveva effettuato un attacco contro l’aeroporto di Damasco, così come contro diverse basi missilistiche in Siria. Il vero obiettivo dei raid aerei israeliani contro i siti militari siriani era verificare la possibilità di sorvolare  il Paese arabo per attaccare i siti nucleari iraniani. Tel Aviv conduce tali prove per iniziare una guerra senza badare alla reazione della comunità globale. L’ONU non ha reagito adeguatamente neanche una volta alle recenti azioni militari israeliane in Siria. L’Arabia Saudita, a differenza di Israele, per la prima volta ora appare pubblicamente quale sovvertitore dell’autorità delle Nazioni Unite, ma la famiglia reale si preparava ad iniziare questo cammino pericoloso da molti anni, legando strettamente le sue attività in politica estera al sostegno alle organizzazioni terroristiche internazionali. Nessuno parla dei principi morali della diplomazia saudita, quindi l’Arabia Saudita accetta di fornire agli israeliani un corridoio militare, che sarà considerato sostegno diretto agli attacchi contro l’Iran, anche ospitando temporaneamente aeromobili nelle basi aeree saudite. Aerei da trasporto delle forze aeree israeliane sono già stati visti in Arabia Saudita a scaricare munizioni, che nel caso di una guerra con l’Iran sarà conveniente avere proprio lì. E sarebbe ancora meglio per Israele se l’esercito saudita comprasse i missili da crociera e le bombe per questi scopi, spediti dagli stessi Stati Uniti. Questo è il motivo principale per la nuova spesa da quasi 7 miliardi di dollari del dipartimento della Difesa saudita. Il 90% dei rifornimenti sono munizioni per aerei da combattimento di costruzione statunitensi, dello stesso standard delle forze aeree di Israele e Arabia Saudita. Con l’approvazione di questo contratto, il Congresso degli Stati Uniti darà il via libera ai pericolosi piani di Tel Aviv e Riyad, e le truppe statunitensi nel Golfo Persico saranno trascinate nel pericoloso piano dei due alleati fuori controllo.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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