L’agricoltura Ue, esempio di liberticidio
Allo stato attuale del diritto dell’Unione uno Stato membro non è libero di subordinare a un’autorizzazione nazionale, fondata su considerazioni di tutela della salute o dell’ambiente, la coltivazione di Ogm autorizzati ed iscritti nel catalogo comune, salvo i casi espressamente previsti dal diritto dell’Unione che non sono oggetto del procedimento principale” (notizia del 6 settembre scorso; il grassetto è di chi scrive).
Se qualcuno ancora avesse dei dubbi sul reale ruolo strategico dell’Unione Europea è bene che si schiarisca presto le idee.
Quanto riportato già da sé spiega fin troppo bene la funzione assolta dall’Ue, che non è quella di promotrice di uno sviluppo comune e condiviso tra le diverse aree europee e nemmeno di garante di una democrazia che ormai esiste solo nella percezione dei tele-lobotomizzati.
E questo virgolettato fornisce uno spaccato dell’azione repressiva e liberticida di Eurolager in un ambito solitamente secondario rispetto a ciò di cui sempre si parla (finanza, industria, sociale), ossia le politiche agricole di uno stato.
Il testo sopra è la risposta che la Corte di [in]Giustizia Ue ha dato al nostro Consiglio di Stato in merito a una causa intentata contro il Ministero dell’Agricoltura dalla Pioneer Hi Bred Italia srl, società che contestava la necessità di un’autorizzazione nazionale per la coltivazione di una propria varietà di mais.
Già, perché tra le poche cose buone che ancora l’Italia difende[va], pur in un settore sgangherato e inefficiente come quello agricolo, c’è proprio una propensione a una produzione fondata su sementi tradizionali e su un uso contenuto di concimi e pesticidi rispetto ad altri paesi europei, senza contare il buon livello di produzione riconosciuta “bio”.
Ma lo strapotere delle aziende agroalimentari interessate al settore ha fatto presto ad avvantaggiarsi delle norme Ue che mirano allo smantellamento dell’agricoltura in Europa (e sul perché si miri a questo sarebbe da scrivere un altro articolo, o forse un libro).
E così se l’Ue – quell’Ue dominata da una Commissione che nessuno ha democraticamente eletto e nemmeno democraticamente è controllata – approva una determinata semente transgenica, gli stati membri sono forzati a recepirne l’autorizzazione salvo casi particolari.
La cosa ha certamente conseguenze in primo luogo sull’agricoltura di un paese, che vede compromesse quelle coltivazioni nelle quali era eventualmente specializzato, e la stessa alimentazione dei propri cittadini nella misura in cui questi si nutrivano di prodotti nazionali e non importati.
Ma la cosa ha anche un risvolto politico tremendo, già rilevato in altri settori che non siano quello agricolo, ma una volta di più emersi in questa circostanza. Ossia gli organi democratici – o quelli che ingenuamente crediamo ancora tali – come i governi nazionali, espressione di parlamenti eletti, devono sottostare ai diktat di un’istituzione sovranazionale svincolata da alcun controllo popolare e che men che meno si sforza di interpretare la volontà del demos.
Paradossalmente, da un punto di vista giudiziario, sarebbe inutile eleggere un intero parlamento a difesa dell’agricoltura nazionale nel momento in cui il diritto Ue obbligasse comunque, in barba alla volontà del popolo che quel parlamento ha eletto, all’utilizzo di sementi transgeniche.
Il liberticidio di Eurolager, già tanto visibile nella finanza, nel controllo sociale, nei meccanismi di rappresentanza, ora viene letteralmente servito nel piatto in cui mangiamo…
Pubblicato da 
Commenta su Facebook