Chi ha voglia di capire che cosa succede nei palazzi del potere di Bruxelles deve leggere “Eurosprechi”. È il saggio-denuncia scritto da Roberto Ippolito che conosce bene i corridoi della Ue avendoli frequentati come corrispondente di diversi giornali italiani. Già l’inizio è agghiacciante. “La Corte dei Conti europea calcola errori nei pagamenti per 6,3 miliardi su un bilancio di 142,5 miliardi solo nel 2014.”Insomma la Ue paga le fatture senza sapere a chi e perché. Poi c’è l’elenco degli sprechi e delle dissipazioni che va avanti per 114 pagine.
Prendete i rimborsi spesa dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (Easo), impegnato a La Valletta nell’accoglienza dei rifugiati: crescono ogni anno dell’8% raggiungendo il record di 997.506 euro. Ancora più fortunati gli impiegati che  lavorano nell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (Ohim) di Alicante: riceve una speciale indennità di disponibilità di 11 mila euro «anche se in congedo, malattia, in missione all’estero».
Capitolo immobili. L’Unione si tiene avvinghiata alle sue case sparse nel mondo ma non le affitta né le vende. Da un controllo a campione risultano inutilizzati sette edifici delle delegazioni (l’equivalente delle ambasciate) su 33 e 6 residenze dei capi delegazioni su 30. La loro attività dipende dall’Alto Commissario di Federica Mogherini. Nel 2014 gli immobili delle delegazioni hanno comportato una spesa di 165 milioni di euro; e, a giudizio della Corte dei Conti, «non sempre presentano il miglior rapporto tra benefici e costi». C’era da dubitarne?
Corsi di formazione. Nell’Inghilterrra pre-Brexit tre corsi venivano pagati 13,8 volte di più della media e l’ente che se li è aggiudicati li ha anche subappaltati. In Galizia (Spagna) la formazione obbligatoria per l’uso «di fitosanitari» costa 2.680 euro e quella per il benessere degli animali 2.030. Nella stessa regione gli stessi servizi sono disponibili rispettivamente per 50 e 200 euro. La frode è un venticello.
Queste sono le grandi storie di potente spreco.
Poi, però, ci sono le storie minime, ma ugualmente devastanti. C’è la storiella del barista bavarese che ottiene 7000 euro di microcredito per comprarsi uno stereo. O il contributo della Commissione europea di  6,5 milioni di euro al reimpianto di canna da zucchero nel Belize. O l’acquisto del tonno del Mozambico per il quale l’Ue paga un prezzo superiore di sei volte a quello di mercato: 600 euro contro 100.
Sperperi come piovesse pure nell’invenzione quasi letteraria dei tanti pascoli in  Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Polonia, Slovacchia e ancora Spagna. Le aree interessate sono coperte dalla vegetazione, cespugli, arbusti e alberi: impossibile, naturalmente, controllare se ci sono anche pecore.
Per non dire delle continue transumanze di 736 deputati e 3mila funzionari con masserizie tra le tre sedi ufficiali d’Europa – Strasburgo, Bruxelles, Lussemburgo – con palazzi vuoti per 317 giorni l’anno e 300 milioni buttati via.
Per non dire delle decine di enti inutili: la Rea e l’Ercea che si occupano di sicurezza alimentare; l’Eit per l’innovazione. L’Abe a Londra e l’Aesfem a Parigi che si occupano di finanza doppiando le competenze della Bce. Il Cedefop a Salonicco e Etf a Torino specializzati entrambi nella formazione; l’Ema a Londra e l’Ecdc a Stoccolma per i farmaci. Gli enti si moltiplicano, perché ogni Paese pretende la propria piccola zolla di potere. Recita un aforisma carognetto vergato sulle mura della sede Ue di Bruxelles: «Merkel: “Nessun Paese rischia di uscire dall’Eurozona”. È un lager a prova di fuga».

FONTE: uneuropadiversa.it

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