DI JAMES TRACY 

globalresearch 

Con poche eccezioni, l’ informazione che plasmerà il discorso pubblico è soggetta al processo censorio de facto del governo e delle elite al di là della responsabilità verso il pubblico. Il concetto di repressione di Freud è particolarmente d’ aiuto nel valutare il pessimo stato dei media e del discorso pubblico negli Stati Uniti. Per Freud, le esperienze di vita collettive vengono registrate nel subconscio, con quelle esperienze particolarmente inquietanti o socialmente inammissibili involontariamente soppresse, per riemergere solo più tardi come nevrosi. Dato che la soppressione è conscia e volontaria, la repressione è lontana dalla volontà individuale.

I sondaggi che indicano che almeno la metà del pubblico diffida della versione ufficiale sull’ 11 settembre, il fondamento principale della “guerra al terrorismo”, e che nessun altro evento è stato maggiormente rimosso dal senso comune tramite i mass media come l’ 11 settembre. La longevità della teoria di Freud dipende da continue ripetizioni della manifestazione dell’ episodio represso in modo da ossessionare la mente del pubblico, per la quale è stato artefatto un surrogato della realtà.
Peter Dale Scott descrive occasioni come l’ omicidio del presidente John Kennedy e l’ 11 settembre come “deep events” (eventi profondi) a causa della loro complessità storica e dei collegamenti con i molti aspetti del “deep government” (governo profondo) – i militari del paese, le comunità di intelligence e i loro impegni. L’ incapacità di spiegare adeguatamente e riconoscere gli eventi profondi e ricercare rimedi preventivi adeguati hanno portato a continui inganni, esperienze spiacevoli e ad una nuova “realtà” che si impone nelle menti del pubblico. Assieme al concetto di repressione, il termine è applicabile anche a istanze di tale portata storica gestite in termini di psicologia di massa, o, più specificamente, dalle notizie dei media apparentemente indipendenti e alternativi in grado di ricordare la realtà.
Ad esempio, l’ 1 maggio 2011, il presidente Obama annunciò l’ assassinio di Osama Bin Laden, la mitica mente dietro gli attacchi dell’ 11 settembre, ad una nazione apparentemente entusiasta. La maggior parte delle agenzie di stampa riportarono l’ annuncio di Obama senza discutere, perché si adattava allo schema con i loro reportage spesso sbagliati sull’ 11 settembre. Appena media alternativi ed blogger hanno evidenziato le varie contraddizioni della faccenda – i testimoni oculari, foto manipolate del presunto cadavere di bin Laden, e il fatto che la stampa internazionale riportasse della morte di Bin Laden già da svariati anni – la stampa delle corporation ha agito in fretta per tacciare le critiche ragionate come “teorie cospirazioniste” con una raffica di editoriali ed op-ed. In effetti, l’ annuncio della presunta morte di Bin Laden arrivò appena quattro giorni dopo che l’ amministrazione Obama aveva rilasciato il certificato di nascita presumibilmente autentico del presidente, un evento allo stesso tempo stranamente amplificato e represso dalla proclamazione del destino di Bin Laden; il vocabolario della repressione coniò un nuovo termine: “deather”.*
Ancora, la vita di una bugia si fonda sul successo dell’ inganno e sulla forza dell’ esperienza alternativa creata per sostituire la verità. Da nessuna altra parte la repressione e la revisione della memoria dell’ 11 settembre è più intensa che nei media progressisti che sostengono di offrire un’ alternativa al giornalismo controllato dalle corporation. Alcuni di questi media hanno budget annuali milionari e sono particolarmente aperti alle manipolazioni dagli interessi delle elite, spesso tramite l’ auto-censura, tramite scrittori-ombra al soldo delle corporation e sovvenzioni da potenti fondazioni esentasse.
Il notiziario Democracy Now! è un esempio calzante. Un programma decisamente convincente con un pubblico altamente istruito ed influente, Democracy Now! ha una considerevole credibilità, molta ottenuta sorvegliando l’ amministrazione di George W. Bush e l’ invasione e occupazione dell’ Iraq. È attraverso l’ uso di questa credibilità che Goodman e Democracy Now! hanno consapevolmente soppresso gravi questioni relative all’ 11 settembre, svolgendo così un importante ruolo nel dividere il movimento 11/9 Truth dalla sua controparte contro la guerra e coltivando quest’ ultimo, con il suo inevitabile distacco confuso dalla storia.
Il successo di Democracy Now! sta nella fede dei suoi aderenti che credono rappresenti un’ autentica alternativa radicale ai notiziari mainstream – dichiarazione dovuta alla volontà del programma di indirizzarsi verso questioni di razza e genere e dalla sua copiosa attenzione verso atti di protesta sociale. Tuttavia, nelle analisi, la copertura di Democracy Now! nel migliore dei casi è carente, e nel peggiore è assolutamente fuorviante, tenendo di più ad assomigliare ai suoi equivalenti mainstream piuttosto che alla vera stampa alternativa. Questo fenomeno è aumentato nonostante l’ amministrazione Obama abbia intensificato molte delle politiche avviate dal sua predecessore.
Un esempio pratico è la copertura di Democracy Now nei mesi scorsi delle cosiddette “Primavere Arabe”. Mentre i report dalla stampa alternativa e quella internazionale hanno indicato i legami tra l’ “opposizione” Libica e Siriana e gli apparati militari e d’ intelligence dei paesi guida della NATO – Gran Bretagna e Stati Uniti – Democracy Now! si è messo in riga con i grandi media, valorizzando addirittura queste forze come combattenti contro i tirannici regimi di Gheddafi e Assad. Nel caso della Siria ci sono report contrastanti se siano il regime di Assad oppure le squadre della morte NATO arrivate dalla Turchia ad essere responsabili per le molte morti avvenute durante l’ anno. Al Jazeera e Al Arabia assieme a gruppi indipendenti per i diritti umani hanno accusato il regime di Assad del bagno di sangue in Siria. Democracy Now! ripete e rafforza questi report senza fare nessuna domanda, anche se i media realmente alternativi queste affermazioni le hanno esaminate.
Il giornalista indipendente Webster Tarpley, nel novembre 2011 si è recato in Siria per fare una prima indagine sulle presunte brutalità del regime di Assad. Le sue scoperte erano totalmente diverse da ciò che gli spettatori occidentali erano abituati a sentire. Dopo un’ intervista ai funzionari siriani ed un giro del paese senza scorta, dove ha parlato con decine di cittadini siriani, Tarpley ha riportato che la maggior parte delle violenze erano attribuite alle stesse forze coinvolte nel rovesciamento di Gheddafi in Libia. Mentre i civili erano vittime di bombardamenti e bersagli dei cecchini – famose tecniche dei militari statunitensi per provocare divisioni etniche e guerre civili, dal Salvador all’ Iraq – i siriani intervistati da Tarpley avevano grande considerazione del regime e volevano un incremento delle forze militari per prevenire questi attacchi.
Tarpley trasmette dalla Siria con il suo programma settimanale World Crisis Radio e ha continuato a trasmettere le sue scoperte a canali alternativi come Russia Today, la Press TV iraniana, Alex Jones e Jeff Rense. Nonostante la notorietà, Tarpley non faceva parte di Democracy Now! e con tutta probabilità, non solo per le sue conclusioni non ortodosse sulla “primavera araba”, ma anche per un’ onestà intellettuale che l’ ha condotto, tra gli altri impegni, ad una rigorosa e concisa interrogazione su l’ 11 settembre, così da tenerlo fuori dal dissenso e dalle discussioni della Sinistra.
La repressione, l’ imposizione riveduta dell’ 11 settembre e il custode della “guerra al terrorismo” nell’ immaginario collettivo hanno importanti implicazioni non solo per l’ integrità del discorso pubblico, ma per tutta la civiltà e cultura occidentale. Per come è stato manipolato dai media dominanti, l’ 11 settembre è diventato la lente incrinata dalla quale vediamo e comprendiamo la nostra storia, la nostra identità e i nostri scopi. Ogni tentativo di sovvertire o eludere i fatti veri si manifesta come una piccola crepa nelle mura del palazzo della verità e della razionalità. Inoltre contribuisce ai disegni di quelle forze che cercano di costruire una specie di mondo nuovo.

James Tracy
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=29838
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di REIO
* “sostenitore della morte”, di bin Laden, per analogia con “birther”: sostenitore della nascita naturale di Obama come cittadino USA

Commenta su Facebook