Di Paolo Cardenà
Dopo un lungo negoziato, il 27 novembre la Troika (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) ha approvato una nuova tranche di finanziamenti alla Grecia.
Al di là delle notizie che vengono riportate dai giornali, con i quali non possiamo e non vogliamo competere, l’analisi di dettaglio degli accordi svela nuovi elementi che ci permettono di trarre delle considerazioni che a nostro parere non sono state evidenziate.
Le premesse
Nel testo del comunicato stampa dell’Eurogruppo(organismo che riunisce i Ministri delle Finanze dei paesi aderenti all’euro) si legge che:
§  La Grecia ha adottato nuovi strumenti e meccanismi per il raggiungimento degli obiettivi delle clausole condizionali per l’attribuzione degli aiuti.
§  La Grecia ha rafforzato il conto segregato per il servizio del debito (termine per indicare gli interessi sui debiti, ndr) che verrà alimentato dai proventi delle privatizzazioni e dal 30% delsurplus primario (termine che indica la differenza positiva tra entrate e uscite prima del pagamento degli interessi, nel caso di differenza negativa ci si trova di fronte a un deficit, ndr).
§  La Grecia dovrà garantire una piena trasparenza prospettica ex ante ed ex post del conto segregato ai fini della pianificazione degli strumenti di salvataggio EFSF (European Financial Stability Facility: organismo temporaneo di assistenza finanziaria per gli stati aderenti all’euro approvato il 9 maggio 2010) ed ESM (European Stability Mechanism, organismo permanente di assistenza finanziaria, il suo mandato consiste nell’emissione di obbligazioni e altri strumenti atto a finanziare il salvataggio dei paesi dell’Eurozona, affianca l’EFSF dall’8 ottobre 2012 e lo sostituisce nei nuovi interventi).
§  L’Eurogruppo ha osservato che la sostenibilità del debito greco è peggiorata rispetto a marzo 2012 a causa di un deterioramento della situazione macroeconomica e di un ritardo nell’attuazione dei programmi.
§  L’obiettivo di un avanzo primario del 4,5% del Prodotto interno lordo viene spostato dal 2014 al 2016.
§  La Grecia potrebbe avviare un programma di riacquisto del proprio debito, ma a patto che questo avvenga a prezzi non superiori di quelli di chiusura del 23 novembre 2012.
I termini dell’accordo
A seguito di tali premesse l’Eurogruppo ha dato la propria disponibilità ad intraprendere le seguenti iniziative:
§  Un abbassamento di 100 punti base (1%, ndr) del tasso di interesse sui prestiti concessi alla Grecia nell’ambito del Greek  Italia 3 trim. 2012 – Pil, debito & Co a pag. 12). Nel caso invece vi fossero dei profitti dai prestiti, a partire dal 2013 verranno restituiti alla Grecia.
§  La proroga delle scadenze dei prestiti bilaterali avrà ricadute sulle necessità di budget dei singoli stati, ad eccezione di Portogallo, Irlanda e Spagna, e sui vincoli Fiscal Compact di pareggio di bilancio e riduzione del debito (in ragione di 1/20 all’anno della differenza fra il debito/Pil e il 60%, si veda anche l’Osservatorio Italia 1 trim. 2012 – Pil, debito & Co a pag. 10).
§  La modifica dei tassi e delle scadenze sul debito greco con l’Italia, ha ricadute sulla legge 99 del 22 giugno 2010 che ha convertito il decreto legge 67 del 10 maggio 2010 (si veda il relativo testo); l’accordo supera di fatto la potestà parlamentare italiana. Esiste già oggi nel nostro paese un rischio di perdita di sovranità?
§  Le modifiche di condizioni risarcitorie gettano una luce preoccupante sui regolatori europei e sulla loro capacità di determinare variabili economiche che non strozzino un paese. E’ molto probabile che il primo aiuto alla Grecia si sia svolto in un clima di esosità e risentimento per la falsificazione dei bilanci; ma se l’Unione Europea non è in grado di far di conto nei confronti di un paese in difficoltà, quali garanzie vi sono che possa farlo in modo corretto e senza conflitti di interesse verso una pluralità di stati e per un’ampia varietà di settori produttivi? Quali ricadute potrebbe avere l’unione fiscale dei paesi?
§  La proroga delle scadenze non ha effetti sulla solvibilità dell’EFSF che è pienamente supportato da garanzie degli stati membri, affermazione ben in evidenza nel testo dell’accordo. Questo aspetto, di cui se ne è poco parlato nei media, è garantito dal fatto che a fronte di una richiesta dell’Eurogruppo di provvedere a ricapitalizzare l’EFSF o l’ESM gli stati membri devono provvedere in modo irrevocabile e incondizionato. L’obbligo di uno stato di provvedere in futuro a una richiesta di fondi dell’EFSF o dell’ESM in modo irrevocabile e incondizionato contravviene alla libertà e alla volontà di un popolo; fino a che punto ciò non è già una cessione di sovranità?
§  La quota italiana nell’EFSF è pari al 17,8598% e garantisce una somma di 139,268 miliardi.
§  La quota italiana nell’ESM è pari al 17,914% e garantisce una somma di 125,39 miliardi, dei quali versati 14,33 miliardi.
§  Ogni azione di aiuto aggrava di conseguenza le condizioni di debito di ciascun paese; per quanto riguarda l’Italia la soluzione al debito solo in minima parte si concretizza in riduzioni di spesa, ma contempla un aumento della tassazione, già mostruosamente elevata (si veda anche l’Osservatorio Italia 3 trim. 2012 – Pil, debito & Co). Ciò significa che ogni richiesta di fondi a livello europeo grava pesantemente sulla cittadinanza italiana.
§  Questi impegni non riguardano la totalità dei membri dell’Unione Europea, ma solamente coloro che hanno aderito all’euro. Il Regno Unito, ad esempio, pur aderendo all’Unione non viene interessato da questi provvedimenti.
§  L’Eurozona si configura sempre più come una casa dove è possibile entrare, ma non è più possibile uscire; questo aspetto getta delle ombre sempre più preoccupanti sul suo futuro. Quanti stati consapevoli ora di tale evidenza vorranno davvero aggregarsi? Le clausole condizionali greche fino a che punto possono spingersi nell’esproprio di sovranità? Cosa accade nel caso tali condizioni non vengano rispettate: un commissariamento governativo, un’invasione? Può il diritto di autodeterminazione dei popoli essere calpestato da un’unione sovranazionale? La riduzione in stato di povertà di un popolo può essere configurato come un crimine? Per quale motivo un processo di aggregazione monetaria può essere considerato irreversibile (cit. Mario Draghi, Pres. BCE, 21 luglio 2012)?
Questi e molti altri sono i quesiti che possono sorgere, l’euro da sogno si è rivelato un incubo e le conseguenze di un suo abbandono sono sproporzionate tanto da renderlo una coercizione. Forse i greci se fossero stati in grado di uscire anche solo temporaneamente dall’euro, pur con tremende sofferenze, avrebbero già risolto il problema del debito e sarebbero ora il paese europeo più competitivo.
Purtroppo con questo accordo non si è risolto il problema, ma si è solo voltato pagina in un libro che racconta di debiti sempre più grandi, di povertà sempre più acuta e di libertà sempre meno considerate.
Ciascuno di noi è chiamato a prestare sempre più attenzione a dove va il nostro paese, anche per questo la Mazziero Research pubblica trimestralmente un Osservatorio sullo stato dei conti pubblici italiani, riportando i fatti e spiegandoli in un commento. Nella sezione Osservatorio del sito sono scaricabili liberamente tutti i documenti.
Le considerazioni del presente articolo sono da attribuire esclusivamente all’autore.

Ringrazio Maurizio Mazziero per la gentile concessione e rivolgo alla Mazziero Research i migliori attestati di stima per l’eccellente qualità del lavoro che quotidianamente svolge.
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