Da Capire davvero la crisi

Più 22% di tasse in tre anni, così hanno risposto gli enti locali al taglio di trasferimenti statali e ancora una volta le tasche dei cittadini sono diventate un bancomat. L’accusa è della Corte dei Conti che nelle sue relazioni indica in modo esplicito di “obbligo di riduzione della spesa per il personale” e “ridimensionamento delle dotazioni organiche”. Capiredavverolacrisi ha svolto una ricerca sul personale regionale e cogliendo i rilievi di Carlo Cottarelli nel suo libro “La lista della spesa” ha predisposto una riforma delle dotazioni organiche. I dati presentati in una serie di tabelle dimostrano come si potrebbe giungere a unariduzione del 20% adottando il blocco del turnover e associando in alcuni casi la mobilità fra amministrazioni. I risparmi a regime di questa riforma supererebbero il mezzo miliardo all’anno: una cifra importante che potrebbe essere finalmente utilizzata per una riduzione delle tasse regionali.

Tasse locali aumentate del 22% in tre anni questa la risposta dei comuni al taglio dei trasferimenti statali; il dato emerge dalla Relazione sulla finanza locale svolta dalla Corte dei Conti che senza mezzi termini accusa:“per bilanciare la riduzione dei trasferimenti correnti dallo Stato, gli enti locali hanno inasprito la pressione fiscale”.

Ad ogni riduzione dei trasferimenti statali gli enti locali hanno risposto con il pianto grecodi essere costretti a tagliare servizi, poi in realtà hanno alzato le tasse, usando le tasche dei cittadini come un bancomat.

Un tema noto a Capiredavverolacrisi che già in passato è intervenuto su questo tema (si vedano gli articoli qui e qui) dimostrando come anche gli enti territoriali potessero fare la loro parte nello spendere meno.

Sempre la Corte dei Conti è stata ancor più chiara per quanto riguarda le spese del personale in una relazione pubblicata nel mese di maggio e interamente dedicata a La spesa per il personale degli Enti territoriali in cui si evidenziano le discrepanze fra regioni sulla spesa del personale e le consistenze delle piante organiche.

Nella relazione si parla in modo esplicito di “obbligo di riduzione della spesa per il personale” e “ridimensionamento delle dotazioni organiche” e diverse tabelle di supporto evidenziano la discrepanza del personale in servizio in rapporto alla popolazione.

Pers regioni su popolazione 500

La tabella mostra per ciascuna regione la popolazione in età lavorativa e il numero di dipendenti regionali; l’ultima colonna riporta il numero di dipendenti ogni mille abitanti, ovviamente più è alto questo numero e maggiori sono le inefficienze del personale. All’interno della tabella troviamo anche le medie suddivise in Nord, Centro e Sud e i dati relativi alle regioni a statuto speciale, che mantengono la competenza su alcune funzioni normalmente riservate dallo Stato.

Osservando la tabella è possibile notare che la media è di 1,1 dipendenti ogni 1.000 abitanti per le regioni a statuto ordinario e 1,86 per le regioni a statuto speciale. Lombardia e Veneto hanno il minor numero di dipendenti con rispettivamente 0,48 e 0,85 ogni mille abitanti; Molise e Basilicata si trovano al lato opposto della graduatoria con 3,59 e 2,92 abitanti ogni mille abitanti.

Carlo Cottarelli nel suo libro “La lista della spesa” ha tenuto a precisare che “Le spese delle regioni più piccole sono più elevate per abitante per la necessità di avere, per esempio una giunta o un ufficio contabile in tutte le regioni, indipendentemente dalle dimensioni.”Tuttavia si riscontrano “[…] differenze difficilmente spiegabili, se non in termini di differenze di efficienza. Né si possono spiegare altrimenti differenze molto forti tra regioni simile per dimensione […].”
L’ex Commissario alla Revisione della spesa aggiunge “In generale, ritroviamo qui una regolarità geografica delle inefficienze che riscontreremo spesso [in questo libro]: non sarà una sorpresa, ma le regioni del Nord spendono meno di quelle del Centro e quelle del Centro spendono meno di quelle del Sud. Ovviamente non si deve generalizzare, ma la maggior parte degli indicatori di efficienza per area geografica conferma questa caratteristica. Un’altra caratteristica che troveremo più volte [in questo libro] è che di solito le regioni a statuto speciale sono più spendaccione di quelle a statuto ordinario.”
Riportiamo anche un altro passaggio nel capitolo 8 del libro  di Carlo Cottarelli: “Le regioni a statuto speciale sembrano istituti per la creazione di posti pubblici”.

Fascia

Abbiamo svolto quindi un’indagine per cercare di determinare a quanto ammontano le eccedenze di personale: per tenere conto delle considerazioni di Carlo Cottarelli abbiamo classificato le regioni in due fasce di dimensioni in base alla superficie del territorio.

Calcolo eccedenze 500Cliccare qui per visualizzare un’immagine più grande

Una volta attribuito la fascia di appartenenza a ciascuna regione, abbiamo calcolato per ciascuna fascia un benchmark di personale regionale ogni mille abitanti e calcolato lo scostamento per ciascuna regione. Lo scostamento percentuale rispetto al benchmark ha così consentito di calcolare l’eccedenza di personale per ciascuna regione, le caselle in grigio indicano uno scostamento nullo o negativo rispetto al benchmark.

Vale la pena di dire che il benchmark è stato calcolato con la media del personale regionale ogni mille abitanti per ciascuna fascia, rilevando inoltre la media fra le due regioni più efficienti della medesima fascia e applicando una ulteriore media ai due valori calcolati.

Per le regioni a statuto speciale, visto il loro esiguo numero anziché la media fra le due regioni più efficienti di ciascuna fascia si è considerato solo la regione più efficiente.

I risultati, pur al loro stato grezzo visto che non tengono conto di altre specificità regionali, consentono comunque di determinare un’eccedenza media di personale del 20% circa, sia per le regioni a statuto ordinario che a statuto speciale. In termini assoluti l’eccedenza è di 7.730 dipendenti per le regioni a statuto ordinario e altrettanti per quelle a statuto speciale.

Visti nel complesso una riduzione del personale del 20% non è cosa da poco, ma al tempo stesso non è così difficile da raggiungere visto che, secondo un dato riportato da Carlo Cottarelli nel suo libro, ogni anno circa il 2,5% dei dipendenti pubblici va in pensione e quindi in circa 8 anni si raggiungerebbe l’obiettivo con il solo blocco del turnover, associando in alcuni casi la mobilità fra amministrazioni.

Il problema è che quel 20% è un dato di insieme che si ricava da una situazione molto eterogenea fra le varie regioni; ve ne sono alcune, ad esempio, che subirebbero un taglio delle dotazioni organiche superiore al 50% come Calabria, Molise e Valle d’Aosta.

Pur in presenza di queste problematiche, la nostra analisi pone bene in evidenza le esagerazioni di personale a cui alcuni enti sono giunti: ad esempio la Valle d’Aosta possiede il medesimo personale del Piemonte, otto volte più grande; la Campania malgrado possieda una superficie poco più della metà della Lombardia e una popolazione di due terzi di questa ha il doppio del personale; per non parlare della Sicilia che pur essendo poco più estesa del Piemonte ha una popolazione poco più del Veneto, ma il personale raggiunge la cifra record di oltre 17.000 dipendenti, oltre sei volte quello del Veneto o del Piemonte. Pur dovendo specificare che la Sicilia è una regione a statuto speciale, ci sembra che le differenze di personale siano scarsamente giustificabili in termini di efficienza rispetto ai servizi prestati.

Sono eccessi che non possono continuare in una nazione moderna e che non trovano più la loro giustificazione nei continui trasferimenti da regioni efficienti a quelle spendaccione.

Risparmio a regime 500

In base alla nostra ricerca, il risparmio a regime che verrebbe conseguito dalla rideterminazione delle dotazioni organiche sarebbe di 290 milioni all’anno per le regioni a statuto ordinario e 280 milioni per quelle a statuto speciale.

Si tratterebbe di una riforma strutturale e permanente che libererebbe oltre mezzo miliardo di spesa annuale che potrebbe finalmente essere utilizzata in una riduzione delle tasse regionali; ad esempio l’Irap che grava in modo abnorme sul costo del lavoro.

Concludiamo dicendo che i risparmi di spesa potrebbero diventare ancora più sostanziosi se si riportasse nella media il numero dei dirigenti rispetto a quello dei dipendenti, visto che alcune regioni sono state di manica larga nel distribuire cariche dirigenziali.

Bibliografia
Carlo Cottarelli, La lista della spesa,  Feltrinelli, maggio 2015
Corte dei Conti,  La spesa per il personale degli Enti territoriali, 2015
Corte dei Conti,  Relazione sulla finanza locale, 2015
Ragioneria generale dello Stato, Sistema conoscitivo del personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche (SICO)
Ragioneria generale dello Stato, Conto Annuale, Sintesi dei principali dati del periodo 2007-2013

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