Il Governo-Monti, governo tecnico che ha ingannato un intero popolo autoproclamandosi detentore del potere in Parlamento, senza essere democraticamente eletto da alcun cittadino italiano, ora procede con la beffa, ossia finge di chiedere ai suoi cittadini “truffati”, attraverso la spending review, quale sia l’opzione più giusta per limare la spesa pubblica.
Tutti i cittadini, attraverso il modulo “Esprimi la tua opinione“, hanno la possibilità di dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a segnalare le spese futili.
Le scelte più votate per ridurre la spesa pubblica (tagli per 4,2 miliardi nel 2012) sembrano riguardare:

1)Dimezzamento del numero dei parlamentari
2)Taglio degli stipendi dei politici
3)Taglio delle province
Ovviamente qui avanza sempre un problema di fondo: cercare di eliminare gli effetti, e non la CAUSA.
Tagliare la spesa pubblica significa offrire meno beni e servizi alla collettività; va bene eliminare gli sprechi (anche se andrebbe prima allontanato chi amministra erratamente certi ministeri), ma questi sono semmai gli effetti deleteri di un sistema economico strutturalmente sbagliato e dannoso per i cittadini.
Tra l’altro proporre dei tagli alla spesa pubblica “rivedibile” nel medio periodo di circa 295 miliardi di euro come ipotizzato dal governo condurrà ad ennesime privatizzazioni, ossia “pezzi di Stato” che finiranno nelle mani di multinazionali “amiche” dei nostri tecnici.
Solo in un regime di sovranità monetaria, in cui sia lo Stato ad emettere moneta (invece di farsela prestare da entità sovranazionali private e non elette da alcun cittadino) è possibile garantire una spesa pubblica ottimale, senza tagli e con un livello di tassazione pressoché nullo, con conseguenti benefici per i cittadini, quali reddito di cittadinanza, livello salariale proporzionato ad un tenero di vita equo ed etico, riformulazione del piano industriale, del sostentamento energetico nazionale, etc.
Ipotesi questa nemmeno contemplata da un governo composto da tecnici, i quali si rivelano fedeli servitori dell’élite finanziaria.
Proposte del genere, come la spending review, non sono altro che una presa per i fondelli alla vera partecipazione popolare alla res publica; partecipazione che traduce la sua massima espressione nella democrazia diretta. L’attuale forma di governo non è classificabile nemmeno come “politica rappresentativa”, ma va identificata con la sola etichetta degna di questo nome: dittatura finanziaria.
Salvatore Tamburro
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