Tra minacce e promesse di favori, la Corona ha “conquistato” gli scozzesi di nuovo. Leggere i vari favori, stile gli 80euro di Renzi…
 
 
La Scozia non ha ottenuto l’indipendenza, ma ci sarà un nuovo “contratto di matrimonio”
La Scozia non si separerà dalla Gran Bretagna, ma ora resta in attesa della revisione del “contratto di matrimonio” ossia del suo status come parte del Regno Unito. Due settimane prima del referendum erano state promesse ulteriori libertà costituzionali sotto forma di una maggiore autonomia e una nuova legge sulla Scozia.

Questo è ciò che ha convinto molti dei Celti. Il risultato del referendum per l’indipendenza scozzese è il seguente: circa il 53 per cento della popolazione ha votato contro la secessione. Circa il 47 per cento “per”.
In linea di principio, un tale esito era previsto. Non era prevedibile solo la percentuale. Ma il primo ministro britannico, il conservatore David Cameron, ha passato una notte insonne nella sua residenza. Con l’alba del 19 settembre, dopo i risultati intermedi, dal n. 10 di Downing Street, dice “The Guardian”, regna uno stato d’animo come se Londra avesse appena vinto la battaglia di Waterloo.
Sua Maestà non dovrà ridisegnare l’”Union Jack” con nuovi colori e i cartografi non dovranno disegnare nuove carte. La Gran Bretagna resterà membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (nessuno, in ogni modo, pensava che senza la Scozia potesse perdere il suo status). David Cameron resterà primo ministro (aveva promesso di lasciare, nel caso peggiore), la sterlina e la City non crolleranno senza il petrolio scozzese e i separatisti dell’intera UE non riceveranno una iniezione di adrenalina, così come speravano.
I sociologi hanno studiato i dati preliminari, dicono che tutto sarebbe andato a finire in modo diverso, se gli scozzesi non avessero manifestato la loro saggezza intrinseca e il loro senso di conservazione della famiglia. Nel campo avverso le donne hanno più che superato i loro connazionali maschili violenti e indisciplinati. Nel complesso, Londra ha qualcosa per cui gioire. Al momento…
Il primo ministro Cameron è rimasto fino a prima mattina proprio di fronte alla sua residenza e ha detto che Londra avrebbe rispettato e tenuto conto del parere della Scozia:
Potevamo cercare di bloccare lo svolgimento del referendum. Potevamo provare a rinviarlo per gli anni a venire. Ma quando si manifestano grossi problemi è meglio prendere una decisione anziché rifuggire da essi. Io credo appassionatamente nel Regno Unito. E più di ogni altra cosa volevo restasse indivisa. Ma sono anche un democratico. Ed era giusto dare al popolo scozzese il diritto di esprimersi.
In generale i risultati sono buoni. Ma, come al solito, ciò che è bene non dura a lungo. Le principali domande cui dovrà rispondere ora Cameron in quanto primo ministro, alla Gran Bretagna come Paese sono molto forti. E le domande sono state formulate da parte dei membri del suo partito e dall’opposizione, da dentro e dal di fuori dell’Unione Europea.
Se la Scozia otterrà una larga autonomia, che cosa accadrà in Irlanda del Nord e Galles? Se i parlamentari scozzesi decideranno tutte le questioni fiscali e di gestione amministrativa, come rapportarsi con l’Inghilterra? Nella Camera dei Comuni ci sono parlamentari della Scozia, essi dovrebbero essere ammessi a partecipare nel determinare il destino dell’Inghilterra e gli affari anglo – scozzesi? Gli altri parlamentari lo tollereranno?
Come ha detto, riconoscendo i risultati del referendum, Alex Salmond, primo ministro della Scozia e leader dello Scottish National Party, gli scozzesi hanno rivoluzionato la vita politica della Gran Bretagna e dimostrato che essi hanno il diritto di esigere ascolto:
L’affluenza al referendum è stata pari all’86 per cento degli aventi diritto al voto. Questo non è ancora mai successo in qualsiasi altro referendum nella storia delle elezioni di qualsiasi Paese democratico al mondo. È stato un trionfo del processo democratico. L’Unionist Party alla fine della campagna ha promesso di ampliare i poteri della Scozia. Vediamo come lo faranno. Ci aspettiamo che tutte le promesse saranno rispettate completamente e rapidamente.
Al di fuori del Regno Unito l’esercizio referendario scozzese ha causato un’impennata di alcuni movimenti secessionisti, mentre ha causato irritazione negli avversari. Perché gli scozzesi possono votare per la sovranità, e, per dire, Madrid fa naufragare l’aspettativa catalana? Perché gli altri governi e leader dell’UE negano gli stessi diritti, per esempio, ai fiamminghi in Belgio, ai Corsi in Francia, ai baschi in Spagna, alla regione settentrionale italiana, agli ungheresi in Romania? Perché esattamente lo stesso referendum in Crimea è considerato un “Anschluss” (annessione) e in Scozia un diritto legale del popolo?
Il caporedattore di “Problemi di strategia nazionale” dell’Istituto Russo per gli Studi Strategici Azhdar Kurtov ritiene che il referendum sarà foriero di problemi futuri non solo per Londra, ma per il resto d’Europa:
Credo che la storia si ripeterà come accade regolarmente, in questa materia, nel Quebec, provincia canadese, dove i referendum si tengono da diverso tempo, ma la maggioranza non ha ratificato la secessione dal Canada. In ogni caso, questa storia dimostra che il Regno Unito, così come tutta l’Unione Europea, sta attraversando momenti difficili.
Ora dobbiamo aspettare per vedere come il governo dei Tory adempirà le sue promesse “scozzesi”. Il progetto di legge sulla Scozia dovrebbe essere pubblicato in occasione della giornata dedicata a Robert Burns il 25 gennaio 2015. L’anniversario del loro poeta nazionale è celebrato dagli scozzesi come una festa. Ma nel 2015 ci saranno le elezioni generali quindi questo progetto sarà preso in carico dal nuovo Parlamento non prima di questo evento, ma molto probabilmente in autunno. Alex Salmond è determinato a restare leader del Partito nazionale scozzese e a condurre la Scozia alle elezioni nel 2016. E ha detto che se tutte le promesse non saranno soddisfatte, indirà un nuovo referendum.

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