Ghaleb Kandil Tendenze d’Oriente No. 173, 10 febbraio 2014 Settimanale di informazioni e analisi specializzato nelle questioni  dell’Oriente arabo. New Orient News (Libano) – Global Research, 10 febbraio 2014

saudi-paki-dollar-terrorL’opposizione siriana subisce lo shock dell’avanzata dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo, nella provincia di Damasco e di Homs, mentre il processo di riconciliazione, che restaura il potere dello Stato nelle zone colpite dai gruppi taqfiristi, si diffonde dalla capitale. Nel frattempo, l’opposizione nella penisola arabica spiega le ragioni del regio decreto sui terroristi sauditi in Siria. L’opposizione saudita ha rivelato che il regime saudita ha ricevuto l’avvertimento dagli Stati Uniti che il governo siriano ha presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite una quantità enorme di documenti e relazioni sul coinvolgimento saudita nel sostegno diretto al terrorismo in Siria. Funzionari degli Stati Uniti hanno avvertito Riyadh che la Russia può contare su questi dati per sostenere la richiesta della Siria di adottare sanzioni contro tutti i governi coinvolti nel sostegno al terrorismo. Hanno aggiunto che Washington non potrà opporsi a tale approccio perché la lotta al terrorismo è una priorità della sua politica ufficiale, e qualsiasi tentativo di bloccarla potrebbe avere gravi conseguenze: 1 – il deterioramento delle relazioni con la Russia, 2- indebolimento della cooperazione internazionale con i servizi d’intelligence degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo, che potrebbe portare lo spettro del terrorismo sul suolo statunitense. Per queste ragioni gli Stati Uniti hanno chiesto a Riyadh di adottare misure che diano l’impressione che il regno combatta il terrorismo. Ciò faciliterà gli sforzi degli Stati Uniti volti a recuperare il ruolo regionale dell’Arabia Saudita e a contenere l’impatto del fallimento saudita-statunitense nella distruzione dello Stato siriano.
Il regio decreto è stato integrato dall’annuncio dell’ambasciata saudita ad Ankara di essere disposta ad aiutare i combattenti estremisti sauditi in Siria a tornare a casa. L’ordine del re Abdullah bin Abdul Aziz e la dichiarazione della sua ambasciata in Turchia, costituiscono un’ammissione della presenza di ufficiali e istruttori, membri dei servizi di sicurezza e della guardia nazionale del regno saudita in Siria. L’ambasciatore siriano all’ONU, Bashar al-Jafari, ha annunciato che numerosi detenuti sauditi sono in mano ai servizi governativi siriani. Secondo informazioni attendibili, sarebbero 800. Alcuni analisti ritengono che il regio decreto sia un ordine di rimpatrio inviato ai soldati sauditi spediti dalla dinastia dei Saud a combattere con i gruppi terroristici, e un invito ai taqfiristi a continuare a combattere invece di rientrare, dove si prenderebbero 30 anni di prigione. E’ in tale contesto che si avrà la visita, a fine marzo in Arabia Saudita, di Barack Obama. Informazioni e articoli della stampa sulla visita indicano che il principale obiettivo del presidente degli Stati Uniti è ridistribuire le posizioni nel regime saudita dopo la sconfitta in Siria. Fonti USA affermano che le missioni del capo dei servizi segreti, principe Bandar bin Sultan, e del ministro degli Esteri Saud al-Faisal, sono in procinto di terminare ufficialmente. Le consultazioni svoltesi tra Riyadh e Washington sulle nuove nomine a posizioni chiave richiedono dei decreti. I media statunitensi hanno riferito che re Abdullah avrebbe favorito la nomina dell’ambasciatore negli Stati Uniti, Adil al-Jubayr, a capo dei servizi segreti, mentre suo figlio, Abdel Aziz bin Abdullah al-Saud, succederebbe a Faisal. I conflitti nella famiglia regnante s’intensificano nella lotta di successione alla morte di re Abdullah, la cui scomparsa, secondo molti esperti, potrebbe far emergere le contraddizioni ed innescare una guerra tra i principi di seconda generazione. Gli osservatori dicono che il parere di Barack Obama sarà determinante nella redistribuzione dei ruoli nella famiglia reale, come raccomandato dai servizi segreti statunitensi.
Detto questo, gli esperti sostengono che la proposta degli Stati Uniti, inviata alla Russia, di organizzare un incontro regionale a margine della Conferenza di Ginevra II, ha come principale obiettivo aiutare l’Arabia Saudita a sfuggire alle conseguenze delle sue azioni in Siria. Gli Stati Uniti hanno proposto una riunione tra esperti di Iran, Turchia, Arabia Saudita, Stati Uniti e Russia. Il rifiuto dell’Iran ha deluso gli Stati Uniti che sperano di far assorbire il fallimento saudita cercando d’anticipare i mutamenti sul terreno siriano. Soprattutto le prossime settimane porteranno nuove conquiste dell’Esercito Arabo Siriano, con un nuovo mutamento della situazione in suo favore. La confessione del segretario di Stato John Kerry sui cambiamenti favorevoli al Presidente Bashar al-Assad non è più sufficiente. Questi cambiamenti sul terreno apriranno la strada alla rielezione del Presidente Assad a un nuovo mandato, il primo dalla stesura della nuova Costituzione. C’è una grande differenza tra i vincitori, che sanno quel che vogliono ed esprimono la volontà popolare, e i fantocci che statunitensi, sauditi e turchi cercano al loro meglio di rappattumare per avere, invano, un interlocutore credibile.
La sconfitta dei Saud in Siria assesterà il colpo decisivo al regno di sabbia, già scosso da profonde crisi interne.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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