La Russia è pronta a liberarsi dallo strangolamento del dollaro

La Russia è pronta a liberarsi dallo strangolamento del dollaro. Oggi si tratta di capire come fare a meno dei “verdoni” nel commercio del petrolio e del gas. La Russia ha bisogno di creare un proprio sistema sulle commodity energetiche usando il rublo al posto del dollaro.

La tendenza della Russia di passare ai pagamenti in moneta nazionale ha dei potenziali alleati, in primis la potente Cina. Nel mese di ottobre del 2013 Igor Sechin, capo di “Rosneft”, intervenendo al World Energy Congress, si è riferito alla necessità di creare un meccanismo globale per il commercio del gas naturale e una borsa internazionale che, per i Paesi che lo desiderano, possa concludere operazioni nelle valute regionali. Nel novembre del 2013 la Banca Popolare Cinese ha deciso che la capitalizzazione di valuta estera non è più nell’interesse di Pechino ed ha espresso la necessità di selezionare una nuova valuta internazionale di riserva da sostituire al dollaro.

La guerra contro il dollaro è stata dichiarata su più fronti: petrolio, gas e divisa.

Sul fronte petrolio. Il progetto internazionale del commercio “senza dollaro” delle commodity energetiche ha cominciato a muovere i primi passi sulla base del “San Pietroburgo International Commodity Exchange” già da maggio 2014. L’idea chiave è la seguente: scollegare dal dollaro la parte enorme del mercato energetico mondiale che è in rapida crescita ed è tra le più promettenti al mondo, nella regione dell’Asia Pacifica e utilizzare lo yuan e il rublo. Le aziende statali russe si preparano affinché il costo aggiuntivo rimanga al loro interno. Oltre alla Cina, potenziali alleati della Russia sono India e Iran. La Russia a marzo ha proposto all’India una serie di importanti progetti nel settore del petrolio e del gas. L’Iran dal 2004 sta organizzando una borsa del petrolio indipendente dal dollaro.

Mosca intende ottenere una risorsa enorme che può ridurre al minimo la dipendenza dai mercati occidentali, garantendo al tempo stesso il massimo profitto. Sono già stati intrapresi con successo dei passi in questa direzione. Il 13 ottobre “Rosneft” e la China National Petroleum Corporation (CNPC) hanno firmato un protocollo per aumentare ulteriormente la cooperazione strategica a lungo termine nel settore del petrolio e del gas.

Sul fronte gas. Per il “Washington Times”, nel mese di maggio Vladimir Putin ha segnato una vittoria strategica firmando il contratto di fornitura del gas con la Cina. Secondo la stampa americana, l’affare del secolo ha mandato a monte i tentativi statunitensi di isolare la Russia per mezzo di sanzioni economiche e aiuterà a privare il dollaro dello status di valuta mondiale di riserva. Durante l’estate il management di “Gazprom” e la Cina hanno concordato la costruzione del gasdotto “La Forza della Siberia” e nel mese di giugno l’India ha dichiarato la sua disponibilità a portarlo fino ai propri confini.

A settembre, il capo di “Gazprom” ha annunciato un accordo sul secondo contratto di fornitura di gas con la Cina: la costruzione del gasdotto “Altai” inoltre si prevede per novembre la firma del contratto di fornitura di 100 miliardi di metri cubi di gas tramite l’ATR. Secondo gli esperti occidentali, le consegne attraverso il gasdotto “Altai” esporteranno fuori dal mercato cinese circa 21 milioni di tonnellate di gas importato. Ciò colpirà i Paesi esportatori come Stati Uniti, Canada, Australia e Qatar le cui consegne sono principalmente orientate al mercato asiatico.

Sul fronte valuta. Ad ottobre, durante il forum “La Russia Chiama” Vladimir Putin ha detto che il Paese intende passare attivamente alle valute nazionali nella regolamentazione delle reciproche transazioni con la Cina e gli altri partner. La Russia sta riducendo i propri investimenti in buoni del Tesoro USA e nei titoli delle banche americane e loro depositi già dalla primavera di quest’anno. Solo nel mese di marzo, dai conti della Fed sono stati portati via oltre 100 miliardi di dollari.

La Russia ha fortemente incrementato l’acquisto di oro sul mercato mondiale negli ultimi sei mesi ed ha aumentato le riserve auree di oltre il 18%, superando, già per quest’autunno, le riserve totali di oro di Cina e Svizzera insieme. Anche la Banca di Russia riduce le riserve in dollari e sta operando allo stesso modo anche la Banca Nazionale del Kazakhstan. Alcuni esperti occidentali ritengono che l’accumulo di oro di Mosca e Astana è parte di una politica monetaria coordinata.

La Cina ha la più grande riserva di dollari al mondo e sta già creando sulla base della Borsa d’oro di Shanghai un centro per la formazione del mercato di questo metallo. L’obiettivo, secondo gli economisti occidentali, è prendere il controllo di tutto il fatturato dell’oro e portarlo via dalla American Stock Exchange Comex per poi fare un riavvio monetario per via delle brusche variazioni dei prezzi dell’oro.

I padroni del dollaro, fanno tutto il possibile per impedire azioni mortali sui “verdoni” e le relative alleanze. Gli Stati Uniti non nascondono la loro guerra alla Russia. Il 17 settembre il portavoce della Casa Bianca Josh Ernest, commentando la svalutazione del rublo, ha detto: Il nostro obiettivo iniziale era quello di isolare la Russia e costringerla a pagare un prezzo economico.

L’alleanza degli Stati Uniti con i sauditi cerca di giocare contro la Russia attraverso una riduzione dei prezzi del petrolio. Al contempo la caduta dei prezzi del petrolio non è pericoloso di per se per l’economia russa, ma è un pretesto per i grandi speculatori nell’organizzare un attacco contro il rublo.

Fonte: Sputnik

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