Da Conflitti e Strategie a cura di Luigi Longo

La Premessa

Gli effetti della nuova strategia degli USA a partire dal nord Africa incominciano a diventare meno liquidi e caotici. Gli USA ( i gruppi di potere di volta in volta egemoni) hanno la capacità [ storicamente collaudata e sempre più raffinata (1) ] nel di creare disordine e caos nei territori da conquistare, con la guerra finalizzata alla sconfitta delle potenze mondiali( Russia e Cina in questa fase d’epoca di inizio multipolare ) che possono contendere il dominio mondiale; contemporaneamente gli USA hanno la capacità di produrre ordine per consolidare la propria egemonia.

La Russia, più della Cina, è una potenza mondiale temuta dagli USA soprattutto per l’arsenale nucleare in suo possesso (2), che può quasi controbilanciare quello in possesso degli USA, oltre che per le risorse naturali ( non solo idrocarburi) e la realtà economica ( non solo agricoltura).

Non è un caso che Zbigniew Brzezinski, uno dei maggiori esperti di politica internazionale con particolare riferimento ai rapporti con l’area dell’ex Unione Sovietica e consigliere di Barack Obama, ha sempre nella sua geostrategia l’obiettivo del ridimensionamento della potenza mondiale russa.

La “nuova” strategia di Barack Obama ha allineato l’Italia al suo ordine mondiale recidendo, in maniera netta e decisa, le ambigue tentazioni di una autonoma politica estera di Silvio Berlusconi, indirizzata verso la Russia di Vladimir Putin. Il simbolico di questa svolta è stato per l’Italia la partecipazione servile alla guerra contro la Libia compromettendo i suoi stessi interessi nazionali ( petrolio e gas) [ cosa che Paolo Scaroni ( amministratore delegato dell’ENI) non può negare].

All’interno di questa riflessione è da leggere l’articolo, che si riporta, sul progetto del Trans Adriatic Pipeline (TAP) per la costruzione della parte terminale del gasdotto Thecsaloniki (Grecia) – San Foca ( comune di Melendugno, provincia di Lecce) in Puglia in alternativa all’altro progetto “Poseidon” dell’Edison e della greca Depa, in collaborazione con la società di stato del gas turco Botas, del gasdotto Thesprotia (Grecia) – Otranto ( comune della provincia di Lecce).

Il progetto Poseidon

 

Il progetto Poseidon riguarda la realizzazione di un gasdotto che collegherà la Grecia all’Italia e fa parte del corridoio gas tra Turchia, Grecia e Italia (ITGI, acronimo di Interconnessione Turchia-Grecia-Italia) che permetterà l’importazione in Italia e in Europa di gas naturale proveniente dalle aree del Mar Caspio e del Medio Oriente.
A partire dal 2015, grazie a Poseidon, oltre 8 miliardi di metri cubi di gas naturale saranno importati ogni anno nel nostro Paese, contribuendo così alla sicurezza e alla diversificazione dell’approvvigionamento energetico europeo.
Il gasdotto Poseidon, come parte integrante del corridoio gas ITGI, è stato incluso dall’Unione Europea tra i Progetti d’Interesse Europeo (cioè il più alto livello di priorità) con la Decisione 1364/2006.

Fonte: www.igi-poseidon.com.Il corridoio gas Turchia-Grecia-Italia (ITGI). 

 

Il progetto Trans Adriatic Pipeline

 

<< Il progetto “Trans Adriatic Pipeline” (TAP) prevede la realizzazione di un metanodotto lungo il corridoio meridionale, che trasporterà gas dalle nuove fonti della regione del Mar Caspio fino all’Europa sud-orientale e occidentale.

La condotta, lunga 520 km, connetterà reti di gas esistenti e partirà dalla Grecia,attraverserà l’Albania e il mar Adriatico, fino ad arrivare in Italia meridionale,

permettendo così il passaggio del gas direttamente dall’area geografica del Caspio fino ai mercati europei.

Gli azionisti di TAP sono la EGL, con sede in Svizzera (42,5%), la società norvegese

Statoil (42,5%) e la società tedesca E.ON Ruhrgas (15%).

TAP contribuirà alla sicurezza e alla diversificazione dell’approvvigionamento

energetico dell’Europa, realizzando il metanodotto in oggetto al presente rapporto per

trasportare il gas dal Campo di Shah Deniz II in Azerbaijan, fino all’Europa

meridionale, una volta che inizierà la produzione nei primi mesi del 2017. Nel momento in cui aumenterà la disponibilità di gas, TAP avrà la capacità di fornire ulteriori 10 miliardi di m3 all’anno di nuovo gas, espandendo la capacità totale fino a 20 m3 annui.

Gli azionisti TAP sono in grado di assicurare garanzie di stabilità dal punto di vista

economico. TAP non beneficerà di alcuna sovvenzione da parte dei governi dei Paesi

che verranno attraversati dall’opera in progetto. TAP apporterà sostanziali benefici ai

Paesi attraversati, in termini di investimenti significativi e occupazione. L’Unione

Europea ha riconosciuto il progetto, sulla base delle cosiddette linee guida TEN-E

(Trans-European Energy Networks), come “Progetto di Interesse Comunitario” per gli obiettivi della politica energetica complessiva dell’Unione Europea.

La parte di metanodotto che interessa il territorio italiano consiste in una condotta

offshore di lunghezza pari a circa 45 km, di una condotta onshore di lunghezza pari a

circa 21 km e di un impianto di riduzione della pressione (PRT) nelle vicinanze di

Melendugno, in provincia di Lecce, con una capacità di trasporto di 10 miliardi di m3

per anno di gas naturale (circa 1.520.000 m3 per ora). L’approdo della condotta

avverrà sulla costa tra San Foca e Torre Specchia Ruggeri, in comune di Melendugno.

L’approdo verrà realizzato per mezzo di un micro tunnel nel quale verrà infilato il

metanodotto 42”, al fine di rendere nullo l’impatto visivo lungo la linea di costa.

Nel tratto di metanodotto a terra, in linea con la normativa italiana, verranno realizzati i così detti “punti di intercettazione linea” (valvole di sezionamento della linea) ogni 15 km per interrompere il flusso di gas in caso di emergenza o di manutenzione.

Il metanodotto si connetterà con la rete italiana di trasporto gas nei pressi di San

Donato di Lecce.

La Figura 1.1 mostra la vista generale dell’intero metanodotto, mentre la Figura 1.2

mostra il tracciato lungo il tratto italiano >> ( Consorzio Trans Adriatic Pipeline, Relazione di scoping. Italia. Appendice 1. Progetto preliminare, maggio 2011 ).

Figura 1.1

Figura 1.2

La riflessione a mò di conclusione

Il progetto TAP sembra quello più realizzabile considerati i seguenti fattori: a) le forti multinazionali USA presenti nel consorzio internazionale AIOC (che finanzia e gestisce l’estrazione del gas di Shah Deniz), b) la subordinazione soprattutto politica della UE agli USA, c) la partecipazione diretta della multinazionale Statoil nel consorzio TAP.

E’ da sottolineare la posizione della UE sia per quanto riguarda la decisione di <<…negoziare direttamente con Azerbaijan e Turkmenistan un trattato vincolante per la costruzione di un gasdotto che collegherà l’Asia centrale e il Caspio all’Europa. È la prima volta che i Paesi membri assegnano alla Commissione i poteri di negoziare un trattato nel settore energetico. Ed è la prima volta – come sottolinea la nota ufficiale di Bruxelles – che l’Unione europea propone un trattato a sostegno di un progetto di infrastrutture. L’Europa avrà una voce sola nella delicata partita del gas del Caucaso e negli sviluppi del cosiddetto Corridoio Sud che secondo gli obiettivi della Ue dovrebbe arrivare a coprire tra il 10% e il 20% del fabbisogno di gas Ue entro il 2020, garantendo un’alternativa alle importazioni dalla Russia: sia quelle previste dalla pipeline Nord Stream che quelle veicolate sulla linea South Stream. Aggirando anche le ricorrenti dispute tra Russia e Ucraina che già nel 2009 avevano portato al blocco delle forniture verso l’Europa >>; sia per quanto concerne la <<… proposta di Bruxelles di una politica estera comune dell’energia – che nonostante le molte perplessità degli analisti indica il Corridoio Sud come «una priorità dell’Unione europea» – e avrà un impatto sulla potenziale realizzazione di progetti chiave per l’approvvigionamento di gas della Ue che non hanno ancora risolto i problemi politici e di sostenibilità economica. Primo tra tutti il Nabucco, la via di importazione di gas naturale che partendo dal Caucaso, passa dalla Turchia, quindi a sud del Mar Nero, per poi risalire via terra attraverso Bulgaria, Romania, Ungheria, fino a giungere in Austria. Ma anche i due progetti concorrenti del Nabucco: il gasdotto Itgi, l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia, al quale partecipa Edison, che nell’ultima parte del percorso dovrebbe attraversare lo Ionio; e il gasdotto Trans-Adriatico, il Tap – in inglese Trans-Adriatic Pipeline – che dovrebbe collegare Italia e Grecia, passando però anche attraverso l’Albania >> (4).

Fonte: www.wikipedia.com

Percorso del gasdotto Nabucco

Mi limito ad osservare due cose: 1) l’approntamento del gasdotto Nabucco ( corridoio sud) è un progetto irrealizzabile e costoso ed è stato “pensato” solo in concorrenza del gasdotto South Stream, le cui imprese ( Gazprom ed Eni) avvertono poca protezione, in questa fase, per l’aggressività della nuova strategia di Barack Obama nel Nord Africa ( soprattutto in Libia) e nel Medio Oriente ( soprattutto in Siria) in funzione anti Russia; 2) l’approntamento del gasdotto Itgi e del gasdotto Tap oltre ad essere in concorrenza con il Nabucco sono anche in concorrenza tra loro, ma tutti e tre convergono strategicamente nel ridimensionare la Russia nel controllo delle risorse energetiche ( petrolio e gas naturale) del mar Caspio.

 

Fonte: www.Wikipedia.org

Percorso del gasdotto South Stream

La UE ha riconosciuto la priorità di approntamento a tutte e tre i suddetti progetti infrastrutturali.

L’approvvigionamento delle risorse naturali energetiche segue la logica del conflitto della razionalità strategica, nell’accezione di Gianfranco La Grassa, tra gli agenti strategici egemoni delle potenze mondiali ( USA e Russia). In questa logica capitalistica si spiega la presenza di progetti concorrenziali per uno stesso obiettivo, di spreco di ingenti risorse economiche e finanziarie, di stravolgimento degli assetti territoriali, eccetera. In questa logica capitalistica si spiega la contraddittoria politica energetica della UE che da un lato finanzia i progetti infrastrutturali nella logica del conflitto di approvvigionamento delle risorse energetiche e dall’altro, spreca fiumi di denaro pubblico per lo sviluppo sostenibile, per la governance mondiale, per l’educazione all’ambiente nelle scuole, eccetera.

La UE non è una entità politica in grado di mettere in atto una politica strategica nel settore energetico. Le sue decisioni, attraverso l’ideologia negativa di un autonomo e conveniente approvvigionamento energetico, sono il risultato di una subordinazione agli interessi USA che hanno l’obiettivo di limitare e ridimensionare una potenza mondiale come la Russia.

E’ da ricordare che le strategie per far fuori la Russia dai giochi del controllo delle risorse petrolifere e di gas naturale sono iniziate il 18 settembre 2002 (presidente George W. Bush) con l’inaugurazione dei lavori di costruzione dell’oleodotto BaKu-Ceyhan:<< …l’oleodotto Baku-Ceyhan, come quello Baku-Supsa, segue un tracciato che la aggira (la Russia, precisazione mia) a sud, sottraendole il controllo sull’esportazione della maggior parte del petrolio del Caspio. Il greggio, che attraverso l’oleodotto sarà pompato dal Caspio al Mediterraneo nella misura di 375 mila barili al giorno nel 2005 e un milione nel 2007, sarà controllato fondamentalmente dalla compagnia statunitense Bp, a capo del consorzio che realizza l’oleodotto…nel 2015-2020, la regione del Caspio sarà a pieno regime produttivo e saranno operative le nuove vie di trasporto attraverso cui il petrolio e gas naturale verranno esportati senza transitare dal territorio russo. I prezzi energetici diverranno probabilmente più instabili, con periodici alti e bassi.>> (4).

 

Fonte:www.wikipedia.com

Percorso dell’oleodotto Baku-Ceyhan

La Puglia ( e l’Italia ) diventa sempre più un territorio ponte di servitù nel Mediterraneo ( che si innerva con quello di avamposto della NATO ), a servizio delle strategie di dominio della potenza mondiale USA nell’iniziale fase multipolare di scontro tra Stati per il dominio e l’egemonia mondiale.

 

 

Le Note

  1. 1.     Per la capacità di disordine, caos, disaggregazione degli USA sul territorio italiano – intrecciando mafia, banditismo e nazifascismo – nella seconda guerra mondiale, periodo 1943-1947, finalizzato strategicamente al contenimento del blocco URSS, si veda  Giuseppe Casarrubea, Mario J. Cereghino, Lupara nera. La guerra segreta alla democrazia in Italia 1943-1947, Bompiani, Milano, 2009.
  2. 2.     Manlio Dinucci, Geopolotica di una << guerra globale>> in AaVv, Escalation. Anatomia della guerra infinita, Derive Approdi, Roma, 2005Daniele Scalea, La sfida totale. Equilibri e strategie nel grande gioco delle potenze mondiali, Fuoco edizioni, Cosenza, 2010. 
  3. 3.     Luca Veronese, la UE fa strada al gas del Caspio in www.ilsole24ore.com (13/9/2011). 
  4. 4.     Manlio Dinucciop. cit., pp. 60 e 104. 

 

L’Articolo

 

La Gazzetta del Mezzogiorno del 9 settembre 2011

Le strade del gas
puntano al Salento
 di Tonio Tondo

LECCE – Passano dal Salento le vie per sottrarre il controllo del gas all’egemonia russa. E’ di ieri la notizia che il Trans Adriatic Pipeline (Tap), un consorzio costituito dalla svizzera Egl (42,5%), dalla norvegese StatoilHidro (42,5%) e dalla tedesca E.On Ruhrgas (15%), ha chiesto il via libera al ministero dello sviluppo economico ai permessi per costruire la parte terminale del gasdotto Thecsaloniki-San Foca che dovrebbe portare dall’Azerbaijan (pozzi di Shah Deniz) in Italia dai 10 ai 20 milioni di metri cubi di gas all’anno. Il progetto coinvolge Turchia, Grecia, Albania e Italia e s’inserisce tra i tentativi euro-atlantici di sottrarre il gas delle repubbliche ex sovietiche dall’intermediazione della Gazprom.Il gasdotto del Tap si aggiunge, ma in realtà è in alternativa, al progetto Poseidon dell’Edison e della greca Depa presentato da qualche anno e che prevede l’arrivo a Otranto. L’amministrazione di questa città ha già sottoscritto una convenzione con Poseidon e ha concordato soluzioni tecniche e risarcimenti ambientali (quattro milioni). Anche questo progetto punta a portare il gas azero in Italia e in Europa.
Le due soluzioni rappresentano la «via meridionale» del gas del Mar Caspio, area strategica per gli approvvigionamenti.
«I progetti sono in alternativa – sostiene il sindaco di Melendugno, Vittorio Potì, nel cui territorio è previsto l’arrivo del gasdotto -. Non credo che nel Salento possano coesistere due opere di questo genere». Gli altri centri interessati sono Vernole, Lizzanello, Castrì di Lecce e San Donato. Il tracciato sarà interrato a 500 metri dalla costa e procederà su terraferma per 25 chilometri fino al punto di connessione alla rete italiana. Tra Melendugno e Vernole è previsto un impianto di decompressione.
In effetti, delle due strategie una è destinata a cadere e la decisione non sarà presa né dall’Italia né dall’Unione europea, ma dai proprietari dei pozzi di gas di

Shah Deniz. «Saranno i fornitori di gas a dire l’ultima parola – dicono Fernando De Nigris, senior country advisor del Tap e l’ingegnere Paolo Pasteris, manager del consorzio -. Penso che entro la primavera dell’anno prossimo la questione si risolverà».
In Azerbaijan, uno dei forzieri mondiali di petrolio e gas (si calcola che solo per il gas ci sono riserve di 1300 miliardi di metri cubi), si gioca una partita geoeconomica e geopolitica di rilevanza strategica. Gli altri Paesi convolti sono il Kazakistan e il Turkmenistan. Altri Paesi influenti sono la Russia in primo luogo, poi la Turchia e l’Iran.
I padroni del gas azero sono la Socar, società dello stato, e poi un gruppo di multinazionali. In particolare, un consorzio internazionale, l’Aioc, del quale fa parte anche la Socar, finanzia e gestisce l’estrazione del gas di Shah Deniz. I principali partner del consorzio sono la British Petroleum, la Chevron, la ExxonMobil e la StatoilHidro che detiene la stessa percentuale di azioni, il 25,5%, della Bp. La Statoil è partner forte anche del Tap.
Dietro questo attivismo ci sono altri progetti e interessi politici. Gli Stati Uniti e molti Paesi europei puntano a vie di trasporto del petrolio e del gas del mar Caspio evitando l’influenza russa. Sono diversi i progetti in cantiere: il Nabucco che parte dalla Turchia, attraversa Bulgaria, Romania e Ungheria per finire a Baumgarten, in Austria. Poi c’è un progetto paritetico Eni-Gazprom, contrastato dagli Usa, con il 10 per cento acquisito dai francesi dell’Edf che di fatto controlla Edison, con l’obiettivo di trasportare il gas in Austria e in Italia passando sotto il mar Nero. Con il TGI la Russia cerca invece di convogliare le riserve del Caspio verso il Nord per poi rivenderle attraverso percorsi controllati da Gasprom. Mosca considera una minaccia alla sua politica energetica tutte le soluzioni che non la vedono protagonista. «Pagare l’intermediazione a Gasprom – sostengono gli esperti – significa costringere i cittadini europei a costi di accesso alla rete maggiori e comporta riconoscere un’egemonia che sottrae indipendenza agli Europei».
E’ un gioco complicato quello del Mar Caspio e di Baku, la capitale azera. L’ex repubblica sovietica ondeggia. Americani ed Europei sono stati ben accolti, poi il Paese ha virato verso Putin.
Il Salento entra inconsapevolmente in una partita geostrategica. Due gruppi industriali e finanziari competono per costruire un’opera e però la decisione verrà dopo una partita dura dietro le quinte.
I comuni coinvolti hanno gestito con responsabilità il rapporto con Edison e Tap. L’ambiente è stato al centro di ogni confronto. Al Salento verranno un po’ di soldi e una trentina di assunzioni di operai specializzati. E Otranto e Melendugno, senza volerlo, si trovano in concorrenza a causa del confuso mosaico degli interessi energetici.

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