playaGiron

www.resistenze.org – cultura e memoria resistenti – poesia e letteratura – 21-04-14 – n. 495

Playa Girón e lo scrittore che anticipò la CIA

Gabriel García Márquez | cubadebate.cu
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

19/04/2014

Testo del Nobel colombiano con cui ricordiamo la prima sconfitta dell’imperialismo in America, Playa Giron, il 19 Aprile 1961: “In realtà, fu Rodolfo Walsh che scoprì – molti mesi prima – che gli Stati Uniti stavano addestrando esuli cubani in Guatemala per invadere Cuba alla Playa Girón nell’aprile del 1961. Walsh era a quel tempo capo del Servizio Speciale di Prensa Latina, nell’ufficio centrale a l’Avana.”

Uno dei miei ricordi più belli da giornalista è la forma con cui il Governo rivoluzionario di Cuba scoprì, con diversi mesi di anticipo, come e dove si stavano addestrando le truppe che dovevano sbarcare alla Baia dei Porci.

La prima notizia si conobbe nella sede centrale di Prensa Latina, a L’Avana, dove ho lavorato nel mese di dicembre 1960, è fu dovuta ad una coincidenza quasi incredibile. Jorge Ricardo Masetti, il direttore generale, la cui ossessione dominante era quella di rendere Prensa Latina l’agenzia migliore rispetto a tutte le altre, sia capitaliste che comuniste, aveva istituito una sala speciale di telescriventi solo per captare e quindi analizzare in redazione il materiale quotidiano dei servizi di Stampa del mondo intero. Dedicava molte ore a scrutinare i lunghissimi rotoli di notizie che si accumulavano all’infinito sulla sua scrivania, valutava il torrente di informazioni ripetutamente con molti criteri ed interessi contrapposti nei dispacci delle varie agenzie e, infine, li comparava con i nostri servizi.

Una notte, non ho mai saputo come, trovò un rotolo che non era di notizie ma del traffico commerciale della Tropical Cable, filiale della All American Cable in Guatemala. Tra i messaggi personali ve ne era uno molto lungo e denso e scritto in modo intricato. Rodolfo Walsh, che oltre ad essere un giornalista molto bravo aveva pubblicato diversi libri di romanzi polizieschi eccellenti, si impegnò a decifrarlo con l’aiuto di manuali di crittografia acquistati in una qualsiasi libreria a L’Avana. Riuscì dopo molte notti insonni e ciò che trovò al suo interno non fu solo eccitante come notizia, ma un rapporto provvidenziale per il Governo rivoluzionario.

Il messaggio era indirizzato a Washington da un funzionario della CIA ascritto al personale dell’ambasciata degli Stati Uniti in Guatemala ed era una relazione approfondita sui preparativi di uno sbarco armato a Cuba per conto del governo degli Stati Uniti. Si rivelava anche, il luogo dove si stavano preparando le reclute: la tenuta di Retalhuleu, una ex piantagione di caffè nel nord del Guatemala.

Idea geniale

Un uomo con il temperamento di Masetti non poteva dormire sonni tranquilli, se non andava oltre quella scoperta accidentale. Come rivoluzionario e come giornalista congenito si impegnò a infiltrare un inviato speciale nella tenuta di Retalhuleu. Durante molte notti insonni, mentre eravamo riuniti nel suo ufficio, ho avuto l’impressione che non pensasse ad altro. Infine e forse quando meno se l’aspettava, concepì l’idea geniale. La concepì improvvisamente, vedendo Rodolfo Walsh che si avvicinava al ristretto ingresso degli uffici con la sua andatura un po’ rigida e i suoi passi corti e rapidi. Aveva gli occhi chiari e ridenti dietro i cristalli di miope con montature spesse di tartaruga, aveva una calvizia incipiente con ciuffi fluttuanti e pallidi e la sua pelle era dura con vecchie crepe solari, come la pelle di un cacciatore in riposo. Quella notte, come quasi sempre a L’Avana, indossava un pantalone di stoffa molto scuro e una camicia bianca, senza cravatta, con le maniche arrotolate fino ai gomiti. Masetti mi domandò: “Di che cosa ha la faccia Rodolfo?”. Non ho dovuto pensare alla risposta perché era troppo evidente. “Di pastore protestante”, risposi. Masetti replicò radiante: “Bene, ma di pastore protestante che vende Bibbie in Guatemala.” Era arrivato finalmente alla fine delle sue intense elucubrazioni degli ultimi giorni.

Come discendente diretto di irlandesi, Rodolfo Walsh era anche un perfetto bilingue. Così il piano Masetti aveva ben poche possibilità di fallimento. Si trattava che Rodolfo Walsh viaggiasse il giorno seguente a Panama e da lì passasse in Nicaragua e Guatemala, con un abito nero e un colletto bianco capovolto, predicando i disastri dell’apocalisse che conosceva a memoria e vendendo Bibbie porta a porta, per trovare il luogo esatto del campo d’istruzione. Si trattava di porre fiducia che una recluta potesse scrivere un reportage eccezionale. L’intero piano fallì perché Rodolfo Walsh fu arrestato a Panama per un errore di informazione del governo panamense. La sua identità fu così poi ben stabilita che nessuno osò più insistere sulla sua farsa di venditore di bibbie.

Masetti non si rassegnò mai all’idea che le agenzie yankee avevano propri corrispondenti a Retalhuleu mentre Prensa Latina doveva continuare a decifrare i messaggi segreti. Poco prima dello sbarco, io e lui stavamo viaggiando a Lima dal Messico e abbiamo dovuto fare una sosta non programmata per cambiare aereo in Guatemala. Nel soffocante e sporco aeroporto di Aurora, prendendo una birra fredda sotto i ventilatori a pale arrugginite di quei tempi, tormentati dal ronzio delle mosche e gli effluvi di fritture rancide della cucina, Masetti non aveva un momento di pace. Era deciso a noleggiare una macchina, lasciammo l’aeroporto e ci lanciammo senza esitazioni ulteriori a scrivere il grande reportage di Retalhuleu. Già allora lo conoscevo abbastanza per sapere che era un uomo di ispirazioni geniali e impulsi audaci, ma allo stesso tempo, era molto sensibile alla critica razionale. Quella volta, come in alcuni altre, sono riuscito a dissuaderlo. “Okay, ehi”, mi disse, convinto con la forza. “Sei tornato a fottermi con il tuo buon senso”. E poi, respirando sulla ferita, mi disse per la millesima volta:

– Sei un liberalito tranquillo.

In ogni caso, siccome l’aereo ritardava, gli proposi una avventura di consolazione che accettò volentieri. Scrivemmo a quattro mani un racconto dettagliato basato sulle tante verità che conoscevamo per i messaggi cifrati, ma facendo credere che fossero informazioni ottenute da noi sul campo dopo un viaggio clandestino attraverso il paese. Masetti scriveva morto dalle risate, arricchendo la realtà con particolari fantastici che inventava al calore della scrittura. Un soldato indiano, scalzo e magro, ma con un elmetto tedesco e un fucile della guerra mondiale, annuiva accanto alla cassetta postale, senza lasciare da noi il suo sguardo abissale. Inoltre, in un triste piccolo parco di palmi, vi era un fotografo con la macchina fotografica e la scatola nera, di quelli che fanno ritratti istantanei con un paesaggio idilliaco di laghi e cigni di sfondo. Quando finimmo di scrivere la storia aggiungendo qualche diatribe personali che ci lasciammo l’anima, firmammo con i nostri veri nomi e i nostri titoli di Stampa e quindi mettemmo un paio di foto testimoniali, ma non con lo sfondo di cigni, ma di fronte all’ansimante vulcano inconfondibile che dominava l’orizzonte al tramonto. Una copia di quella foto esiste: c’è l’ha la vedova di Masetti a L’Avana. Finalmente ottenuti i documenti e la foto in una busta indirizzata al Signor generale Miguel Ydígoras Fuentes, Presidente della Repubblica del Guatemala, e in una frazione di secondo in cui il soldato di guardia si lasciò vincere dalla sonnolenza della siesta prendiamo la lettera nella cassetta postale.

Qualcuno aveva detto in pubblico in quei giorni che il generale Ydígoras Fuentes era un anziano inservibile e lui era apparso in televisione all’età di 69 vestito da atleta e aveva fatto salti sulla barra e sollevato pesi, fino a rilevare anche alcuni exploit intimi della sua virilità per mostrare ai suoi telespettatori che era ancora un militare intero. Nella nostra lettera, naturalmente, non mancarono i complimenti speciali per la sua squisita ridicolezza.

Masetti era raggiante. Io lo ero meno e sempre di meno, perché l’aria si stava saturando di vapore umido e gelato e delle nuvole notturne avevano cominciato a concentrarsi sul vulcano. Allora mi chiesi spaventato che sarebbe stato di noi se infuriava una tormenta imprevista e il volo fosse stato annullato fino al giorno successivo e il generale Ydígoras Fuentes riceveva la lettera con i nostri ritratti prima che avessimo lasciato il Guatemala. Masetti era arrabbiato con la mia immaginazione diabolica. Ma due ore dopo, volando verso Panama, ormai in salvo dai rischi di quella malizia infantile, finì per ammettere che i liberalitos tranquilli avevano a volte una vita più lunga, perché prendiamo in considerazione anche i fenomeni meno prevedibili della natura. Dopo ventuno anni, l’unica cosa che mi inquieta di quella giornata indimenticabile è non aver saputo mai se il generale Ydígoras Fuentes ricevette la nostra lettera il giorno successivo, come avevamo previsto durante l’estasi metafisica.

(Pubblicato in El Pais, Spagna, il 16 dicembre del 1981)

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