Nella provincia sud di Guandong, in Cina, sorge la grande industria in cui vengono prodotti i celeberrimi ipad per la Apple. Molte case hanno deciso di trasferire la produzione dei loro beni in oriente ed in Cina in particolare dati i bassi costi relativi alla manodopera ed al facile reperimento di materie prime che compensano ed avanzano i costi aggiuntivi di trasporto dei beni nei paesi dove sono oggetto di desiderio e consumo.

In un articolo del Daily Mail, apprendiamo che i lavoratori cinesi sono sottoposti a turni di 24 ore, che sono esposti all’azione tossica di molti componenti chimici e vivono ammassati in dormitori indecenti. Queste condizioni di lavoro disumane hanno spinto l’industria a dotarsi di reti anti-suicidio (nella foto) per impedire la morte consapevole (comprensibile?) degli operai gettandosi dalle finestre. Si hanno notizie inoltre di 140 casi di intossicazioni gravi dovute alle precarie condizioni di sicurezza in cui lavorano migliaia di giovani cinesi.

Non credo sia il caso di colpevolizzare l’Apple perché quasi tutte le multinazionali producono la loro merce in questo modo eppure sapere di una parte di Roma nord bloccata pochi mesi orsono da un flusso enorme di persone che fremevano e spintonavano per l’acquisto a prezzi scontati dello stesso ipad prodotto nell’industria lager di Guandong dovrebbe indurci quantomeno a riflettere, no?

Perché non possiamo esimerci dal seguire comandi artificiali imposti? Che qualità può donarci un ipad oltre quelle proprie umane che sottoutilizziamo e misconosciamo? Quale meccanismo perverso è alla base di tutto ciò e della perdita dei diritti dei lavoratori di tutto il mondo? Importare ed esportare merci è un’attività salutare che ha millenni di storia gloriosa alle spalle ma oggi abbiamo valicato quel confine sottile che è sempre esistito tra il necessario ed il superfluo, i mezzi disponibili per ottenerli entrambi ed il prezzo che si è disposti a pagare non solo in termini materiali ma anche in quelli etici e spirituali.

La tecnologia diffusa somiglia sempre di più alla grande trappola in cui l’umanità si è infilata da sola, sedotta dal canto menzognero e stridulo di fredde sirene elettroniche.

La rete anti-suicidio dovrebbe far riflettere a lungo chi crede ancora nella possibilità di recupero riformista di un sistema votato all’imposizione silenziosa ed imperiosa di voleri altrui inspiegabili, contraddittori e palesemente disumani. Stiamo poi parlando di un prodotto ambito e di grande successo, immaginatevi cosa possa accadere in fabbriche in cui si producono merci che basano sulla competitività del prezzo la loro commercializzazione!

Fonte
Tratto da Freeskies

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