di Tino Di Cicco

I giornali al servizio del business is business hanno strillato per giorni in prima pagina la scandalosa pensione dell’ex Primo Ministro Giuliano Amato. Sembra che il delfino di Bettino Craxi percepisca una pensione di oltre 30.000 euro al mese.

L’hanno fatto non perché siano scandalizzati dallo scandalo, ma per dire : “vedete voi che stata dall’altra parte della politica, anche i “vostri” arraffano tutto quello che possono arraffare. Perciò arrendetevi alla “realtà”; è inutile pensare ad una diversa organizzazione della società. Questa è l’unica possibile, e contro i suoi “valori” non combatte più nessuno, neanche quelli che voi avete eletto ai massimi livelli per governare la transizione graduale verso un mondo più giusto.”

E noi che da questa parte dell’etica, prima ancora che della politica, non riusciamo ad accettare una ingiustizia del genere, non possiamo far altro che ammettere che anche dalle nostre parti ci sono quelli che continuano a tentare di servire un ideale, e quelli che di quell’ideale sanno servirsi benissimo.

Il problema vero però è un altro : quei giornali che hanno denunciato quella insopportabile pensione, non lo hanno fatto per dire : questa è una ingiustizia, cerchiamo di porvi rimedio ( visto che al governo ci siamo noi). A loro va benissimo che qualcuno possa essere pensionato a 100.000 euro al mese, e  un altro solo a 400. Loro trovano naturale queste differenze tra gli uomini. A loro interessa solo creare sfiducia in un possibile cambiamento: nessuno deve poter continuare a credere che ci possa essere più equità nella distribuzione della ricchezza. Loro trovano naturale che il 10% degli italiani possegga il 50% della ricchezza complessiva del Paese. Trovano realistico che Marchionne guadagni 450 volte lo stipendio di un suo operario. Trovano accettabile che un giovane laureato da 110 e lode guadagni 600 euro al mese al call center, mentre il suo indolente compagno di banco gli faccia la morale dall’alto di una ben raccomandata docenza universitaria.

 

Loro lavorano, scrivono, pensano, solo per rendere più compatta quella “realtà”  dove vengono esaltate ( economicamente ) le differenze ; mai scriveranno qualcosa per attenuarle. Mai li sentiremo dire che se le differenze economiche tra gli uomini sono calibrate al diverso contributo fornito alla comunità nel campo del lavoro, e quindi alla creazione della ricchezza per la comunità, perché quando siamo in pensione,  a chi si dà tanto e a chi ( quasi) niente ? Se in questa fase della vita il contributo per il Prodotto Interno Lordo è uguale per tutti allo zero, perché dovremmo continuare a misurare gli uomini con il metro del lavoro ?

Se loro scrivono contro la scandalosa pensione di Giuliano Amato , perché non protestano mai per la pensione di mio padre ? Costretto a “servire la  Patria”   dai 20 ai 30 anni ( militare prima, soldato poi in Albania e infine deportato in un lager nazista) per meritare l’eccezionale pensione integrativa di 50 centesimi al giorno ?    ( avete capito bene : 50 centesimi al giorno ).

Appello al Popolo

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