di Giuseppe Caruso – 20 agosto 2011

Complice la disattenzione mediatica, la criminalità calabrese si è annidata capillarmente nei piccoli centri del Settentrione, dove monopolizza gli appalti dei lavori pubblici. Un’infiltrazione favorita dalla fitta rete di connivenze con imprenditori e colletti bianchi

LA 'NDRANGHETA STRANGOLA I COMUNI DEL NORD
Un fatto sottostimato è l’ infiltrazione della ‘ndrangheta nei piccoli Comuni soprattutto al Nord, spesso nel settore degli appalti. Puoi delineare un quadro della situazione?

“Spesso quando si parla di ‘ndrangheta al Nord i riflettori sono puntati sulle grandi città,Milano su tutte, perché effettivamente sono i centri economici più importanti. In realtà però in modo particolare la ‘ndrangheta ha scelto come suoi centri privilegiati le piccole cittadine del nord, per due ragioni fondamentali: la prima, è che possono ritrovare le condizioni che spesso hanno lasciato in Calabria, quindi centri piccoli in cui tutti si fanno un po’ gli affari loro, in cui è anche più facile imporre una sorta di omertà alla popolazione; la seconda, perché hanno capito che in questi centri ci sono meno difese, è più facile inserirsi in quelli che sono i centri decisionali come per esempio i Consigli Comunali. Basta considerare che in un piccolo paese spesso bastano 30 – 40 – 50 preferenze per entrare in Consiglio Comunale, cosa che le cosche riescono a fare abbastanza facilmente, magari mobilitando conoscenti, parenti che si sono trasferiti in quel piccolo centro.
In questo modo riescono a mettere le mani su appalti che apparentemente magari non sono ricchissimi ma che sommati tutti gli uni agli altri poi vanno a determinare una ricchezza di tutto rispetto.”

Come reagiscono le amministrazioni locali? Tempo fa, dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Desio, i sindaci dell’hinterland milanese si erano riuniti per chiedere un Osservatorio contro le mafie…

“Purtroppo più o meno siamo sempre alle buone intenzioni nel senso che c’è la richiesta di avviare questoOsservatorio perché Desio è stato un caso abbastanza lampante sotto questo punto di vista. La realtà a dirla tutta è che non si sta ancora muovendo niente nel concreto, sono state avanzate molte proposte come per esempio quella di varare una sorta di grande registro delle imprese che lavorano nella provincia della Lombardia per controllare le ditte, perché soprattutto nei subappalti di piccoli lavori come sono quelli che possono fare Comuni non grandissimi o comunque che non sono semplicemente sotto i riflettori, la ‘ndrangheta non si è solamente infiltrata, ma monopolizza i lavori. Quindi attualmente non sono state varate delle misure concrete, siamo sempre ancora alle buone intenzioni.”

Perché la ‘ndrangheta è riuscita in questi anni ad annidarsi così capillarmente sul territorio?

“Ritorniamo un po’ a quello che avevo scritto in un articolo precedente, la grande ricchezza prodotta dal traffico di stupefacenti apre tantissime porte, pecunia non olet e quindi si trovano molto più facilmente, come ad esempio accade nel Nord Italia, tanti imprenditori o tanti colletti bianchi disposti a collaborare e quindi non sono tanto gli ‘ndranghetisti stessi o comunque i camorristi o i mafiosi che magari sanno dove andare o hanno perfettamente sottomano tutto quanto accade, ma vengono indicati da persone che invece hanno padronanza degli “affari giusti”. E quando questo avviene in centri piccoli ovviamente è molto più difficile da contrastare, perché il controllo mediatico, possiamo chiamarlo così, è quasi del tutto assente.”

La società civile al Nord ha una reale percezione della situazione? Ci sono forme di contrasto e di “ribellione”?

“Secondo me adesso un po’ di cose stanno cambiando, la percezione inizia a esserci ma parliamo propriodegli ultimi anni quando però ormai la presenza della criminalità, in modo particolare della ‘ndrangheta, è praticamente estesa su tutto il territorio. E’ un fatto legato alla “sommersione” della ‘ndrangheta che in molti casi, soprattutto nei grandi centri, non è una presenza visibile anche dal punto di vista del controllo del territorio e degli atti violenti, che invece avvengono nei piccoli centri in maniera molto più diffusa, sotto forma diepisodi di intimidazione, di violenza, ma anche di omicidi. Abbiamo un vero e proprio controllo del territorioperò questo, appunto essendo lontano dalla ribalta mediatica, appare di meno. Direi che comunque negli ultimissimi anni le persone si sono comunque rese conto che, visibili o non visibili, le mafie hanno attecchito, e molto in profondità.”

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