Il vertice romano del Club di Paesi che intervengono militarmente contro la Libia, ha ribadito la liceità dell’ormai consuetudinaria violazione della sovranità nazionale, spingendosi parecchio oltre. Nel summit minoritario -rispetto alle nazioni che compongono la NATO, per tacere dell’ONU- si consacra il diritto d’intervento esterno per favorire con ogni mezzo una fazione politica affine o vassalla.
Atto primo: sequestro dei beni finanziari della Libia – non della famiglia Gheddafi- investititi nel sistema bancario del Club; “congelamento” di 36 miliardi di dollari dei fondi sovrani, poi adibirono la NATO a compiere le funzioni di aviazione dei separatisti di Bengasi.
Chi paga? Ieri, la signora Hillary Clinton -che sfoggiava un auricolare mimetizzato anche fuori dai conciliaboli- ha detto che gli USA daranno un rachitico contributo di 30 milioni di dollari,
Non basta a coprire le spese nemmeno di un giorno di bombardamenti, o per la muovere aerei, portaerei, truppe e costo vivo di un “missile intelligente”. Chi paga? Nemmeno l’Emirato del Qatar ha parlato con chiarezza di cifre. Inglesi e francesi muti come pesci su questo tema, abbondanti con le frasi fatte. Tra sorrisi stereotipati a tutta dentiera, foto-ricordo a iosa, è stata una sarabanda dell’ipocrisia, cinismo e doppiezza morale.

Non si possono permettere di dirlo apertamente, ma fanno intravedere che attingeranno dai beni finanziari sequestrati alla Libia per “aiutare i ribelli” (sic). Insomma, il Club vorrebbe una campagna militare a costo zero. Sono ad un solo passo dal dirottare verso la Cirenaica quel che appartiene alla nazione ed ai cittadini della Libia tutta. Le spese dell’avventura separatista tesa ad eliminare uno Stato arabo, musulmano e laico, le vogliono far pagare alle stesse vittime.

Parigi, Londra e la più defilata Washington, persistono in una guerra che -alla peggio- porterà loro una enclave in grado di assegnare la riserva energetica alle loro rispettive multinazionali. La responsabilità politica e morale è stata girata alla NATO, i vantaggi sono tutti per triade. Frattini va in brodo di giuggiole con le foto di gruppo dei vip, e l’Italia paga il complesso storico di “essserci sempre”, e di sedere ai tavoli delle conferenze. Per fare che? Anche l’opposizione si acccontenta di poco: per “immagine internazionale” (Franceschini), per la “reputazione ed il buon nome” (Rutelli, D’Alema). In luogo pubblico, nessuno fa menzione degli interessi nazionali senza arrossire.

Di grazia: l’Italia come rimpiazzerà la Libia nelle forniture petrolifere? Se la Russia e l’Iran non sono potabili perchè “autoritarie”, il Venezuela reo di “populismo”, dove autorizzeranno i rifornirmenti per l’Italia? Basterà l’Algeria? Stati Uniti e Gran Bretagna, invece, non si fanno nessun problema a riempire le loro petroliere in Arabia saudita, negli Emirati o nelle altre monarchie feudali della penisola arabica. Non arrosiscono. E non si fanno scrupolo di applaudire la repressione spietata dei rivoltosi del Bahrein eseguita dalle truppe d’invasione Saudite. Non tutte le “primavere arabe” sono uguali.

Pubblicato da titus, Selvas Blog
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