Tra le innumerevoli pagine che ho letto negli anni del maestro Renzo De Felice, una di quelle che mi ha colpito maggiormente e grazie alla quale ho capito molte cose è la seguente:

Il fatto è che certe parole, create per definire delle situazioni o delle idee, continuano ad essere impiegate quando quelle situazioni o quelle idee non esistono più o, ciò che è lo stesso, si sono profondamente trasformate. Il caso di “destra” e “sinistra”, termini messi in circolazione alla fine del Settecento e diffusisi durante tutto il secolo scorso è, a questo riguardo, esemplare. Ma tra la “destra” di un Burke o di un De Maistre (esse stesse diversissime) e quella ad esempio, di un Bismarck o di un Sonnino, non c’è evidentemente molto in comune.

Ma il cambiamento più radicale del contenuto dei due termini “destra” e “sinistra” fu indubbiamente conseguenza della crisi dell’ideologia del progresso, verificatasi sul finire del secolo scorso; crisi che, con la contemporanea revisione bernsteiniana, investì anche il marxismo, vale a dire la teoria ottimistica per eccellenza, quella che aveva fondato “scientificamente” e deterministicamente la certezza del lieto fine delle umane vicende.

In che senso, dopo quella crisi, le denominazioni “destra” e “sinistra”, già imprecise, cambiarono totalmente di significato? Sino ad allora la prima aveva designato i partigiani di una autorità che non doveva giustificarsi di fronte al corpo sociale sul quale era imposta; i credenti nell’immutabilità della natura umana e nella conseguente esigenza di porre dei limiti e dei freni alla libertà. Lo scetticismo nei confronti delle pretese virtù del progresso era il corollario logico di queste convinzioni. La “sinistra” era esattamente il contrario: fede nell’inevitabile trasformazione dell’umanità, legata strettamente allo sviluppo degli eventi, con o senza l’intervento del materialismo storico.

Da queste premesse ogni assolutismo, più o meno mascherato, si poneva decisamente a “destra”; altrettanto decisamente di “sinistra” erano il liberalismo (in quanto ancora credeva in sé stesso), la socialdemocrazia marxista, alcuni tipi di anarchismo. Ma nei primi vent’anni del nostro secolo si assistette alla formazione di movimenti che si potrebbero definire di “sinistra pentita”. Non che essi avessero rinunciato al sogno di una società diversa, ma non credevano più al processo che avrebbe dovuto condurre a questa trasformazione. Più che di una trasformazione, per essi non poteva trattarsi ormai che di una rottura totale, di un salto nel vuoto, forse anche di una scommessa. (…) La realtà è che quei movimenti esistettero, si formarono sulla base di certe idee, si affermarono in conseguenza di certi fatti. Si dissero di destra o di sinistra, ma in effetti quelle denominazioni non convenivano per nulla a dei fenomeni totalmente diversi da tutto ciò che era esistito sino ad allora. Non erano di destra perchè, per definizione, erano dei nemici giurati del vecchio ordine, o di quanto ne restava, delle sue gerarchie ereditarie, del suo tranquillo scetticismo. Ma non erano di sinistra perchè non credevano più alla razionalità della storia né ai suoi sviluppi, rivelatisi così deludenti dopo il bagno di sangue della prima guerra mondiale.

Dopo la lettura di questa pagina capii che “destra” e “sinistra” erano due parole molto imprecise, utili per semplificare il dibattito politico, ma proprio per questo estremamente pericolose.

Innanzitutto il carattere principale di queste due parole è la loro “mutabilità”. Come tutte le cose che appartengono a questo mondo, anch’esse non sfuggono al “panta rei” di Eracliana memoria: tutto scorre, tutto cambia.

Così se si pensa ad un uomo di oggi che comunemente viene definito di sinistra e lo si paragona con un uomo definito di sinistra cinquant’anni fa o addirittura cento anni fa, si vedranno delle enormi differenze: Renzi è diverso da Togliatti che a sua volta era diverso da Depretis. Il fatto che questi tre uomini abbiano idee politiche completamente diverse, ma tutti e tre vengono comunemente e semplicisticamente definiti di “sinistra”, dimostra chiaramente come il significato di questa parola sia mutevole e ovviamente vale lo stesso per la parola “destra”.

Oggi viviamo in un momento di cambiamento sotto innumerevoli aspetti e queste due parole stanno cambiando nuovamente il loro significato, cosa che hanno fatto svariate volte negli ultimi duecento anni. Tuttavia ci sono persone che si ostinano a voler ragionare con le categorie di “destra” e “sinistra” di cinquant’anni fa, senza rendersi conto che applicare quelle categorie al giorno d’oggi non solo è inutile, ma rischia di essere altamente dannoso per la comprensione generale degli eventi.

Inoltre, ragionare esclusivamente sulla base del presunto significato di “destra” e “sinistra”, senza conoscere la storia e la filosofia che ci sono dietro queste due parole, è una terribile semplificazione che il dibattito politico non può e non deve permettersi. Infatti un altro carattere fondamentale di queste due parole è la loro malleabilità, che poi deriva dalla loro mutevolezza. Parole come socialismo, liberalismo, liberismo, sovranismo, nazionalsocialismo, fascismo, socialdemocrazia, comunismo etc., le quali esprimono chiari e definiti concetti politici, non si prestano ad essere né mutevoli né tanto meno malleabili. Pertanto il regime in cui viviamo che volutamente tenta di abbassare il livello del dibattito politico, fa sì che queste parole non vengano più usate in politica o che vengano usate il meno possibile, in favore dell’utilizzo di “destra” e “sinistra”, proprio perchè esse sono più malleabili. Il regime non vuole che il cittadino sia in grado di comprendere in maniera approfondita le parole “destra” e “sinistra”, ma vuole che esso le consumi e così le impacchetta in un format pre-confezionato che stabilisce a priori ciò che è di destra e ciò che è di sinistra. Non si tratta altro che di una strategia di marketing, volta a vendere al meglio il prodotto “destra” o “sinistra” ai consumatori politici. Una volta compreso questo aspetto, superare la semplicistica dicotomia “destra-sinistra” e tentare di comprendere in maniera approfondita i contenuti di una proposta politica è già di per sé un atto rivoluzionario.

Perciò il primo passo per smettere di essere consumatori politici e tornare ad essere cittadini è smettere di chiedersi semplicisticamente se si è di destra o di sinistra e iniziare a studiare per comprendere meglio la mutabilità e la storia di queste due parole e il loro carattere attuale, con lo scopo finale di innalzare il livello del dibattito politico ed arrivare ad una maggiore comprensione della nostra società e delle proposte politiche che vi sono.

Viva la Repubblica Sovrana!

Luca Mancini

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