Il murales che vedete qui sopra non c’è più. Cancellato da ligi “addetti al decoro” dell’Ama di Roma, la municipalizzata che si occupa dei rifiuti. L’opera di Mauro Pallotta, in arte Maupal, mostrava papa Francesco nell’atto di giocare a tris con il simbolo della pace, mentre una guardia svizzera gli fa “da palo”.

L’opera su un muro di Borgo Pio, a pochi passi dal Vaticano, è sopravvissuta solo alcune ore, sostituita da una pennellata di vernice gialla non proprio attraente e nonostante le proteste di commercianti e turisti che avevano apprezzato il disegno. Il motivo di tanta velocità nella rimozione non è ben chiaro: alcune testate dicono che il murales è stato considerato “offensivo”, altre si limitano a ricordare che la legge vieta di dipingere sui muri.

Quale sia il motivo, poco importa. E’ interessante piuttosto registrare che una squadra di addetti pronta a pulire un muro la si trovi sempre quando si rischia di offendere il Papa, mentre nel resto della Capitale non c’è centimetro che non sia vandalizzato da tonnellate di tag, adesivi di sgomberi, locandine abusive, scritte e bestemmie in ogni lingua e lasciato abbandonato da anni.

Così, mentre il degrado controlla l’intera città, gli “addetti al decoro” cancellano una piccola opera d’arte che persino Avvenire, quotidiano dei vescovi, definisce “più affettuosa che irriverente”. E’ la fine che si merita qualunque tentativo di introdurre un po’ di bellezza o creatività in questa metropoli decadente. Non sia mai che il cittadino si abitui a qualcosa di meglio dei cassonetti pieni, dei camion bar e dei centurioni con l’orologio che sono ormai il vero simbolo di Roma.

Ah sia chiaro, non intendo farne un caso politico: il fatto che al Campidoglio sieda Virginia Raggi per il Movimento 5 Stelle non mi sembra molto rilevante, visto che due anni fa con l’amministrazione del Pd successe la stessa identica cosa con un papa in versione Superman. Mi limito a sottolineare come ci sia una completa continuità di intenti quando si parla di fare in modo che lo schifo resti tale.

FONTE: espresso.repubblica.it
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