by giellegi

 Non ricordo bene i documentari sulla (sciagurata) mattanza dei tonni, ma grosso modo li stringevano sempre più in una rete, progressivamente tirata a galla in modo da restringere gli spazi di sopravvivenza; cosicché i poveri tonni sembravano impazzire, si agitavano dandosi, anche senza volerlo, colpi di coda tremendi, ferendosi, perfino ammazzandosi, ed infine venivano sterminati a mazzate dai …… sicari dei “gruppi dominanti” in quella “tonnara”.

Il sistema capitalistico, indubbiamente, non è guidato da un unico “cervellone”; è un sistema di vasi (grosso modo) comunicanti, in cui ogni vaso tenta di riempirsi più degli altri. Non si ha, come accade nei veri vasi comunicanti, un livellamento delle quantità liquide immesse, ma nemmeno esiste chi può stabilire d’imperio e con precisione quali devono essere tutti i dislivelli. Tuttavia, vi sono azioni che mirano a determinati obiettivi generali, pur se questi vengono raggiunti in modo non proprio preciso perché ogni azione è disturbata dalle altre. Nessuno nega che vi siano momenti in cui la finanza può agire con particolare veemenza, inseguendo i propri interessi (o meglio quelli di particolari gruppi, dotati di forza maggiore degli altri), senza preoccuparsi degli scopi che diversi gruppi, di differenti settori sociali, inseguono. Sono però abbastanza sicure due cose: a) i gruppi in azione sono quelli dotati di potere nella società, sempre costituiti da ristretti vertici rispetto alla maggioranza della popolazione; b) i gruppi finanziari pescano nel torbido dei brevi periodi, ma nel medio (nel lungo non ne parliamo) si affermano i pesanti squilibri, che il sistema ha creato al suo interno grazie a sviluppi non più coordinati e ormai acutamente disarmonici, cui sono dediti i vari gruppi dominanti, e subdominanti, nelle varie sfere sociali.

Dico questo per fugare subito l’idea che mi metta a parlare degli sconvolgimenti di Borsa, gli ormai spero noti “terremoti”, che dipendono dal venire in superficie delle pressioni cui sono sottoposte le varie “falde tettoniche”, in accentuata frizione le une contro le altre. Alcune tuttavia, cioè alcuni gruppi dominanti (e sub), ben conoscono l’azione dei finanzieri tesa ai più rapidi guadagni; essi cercano quindi di creare le condizioni, in cui queste sanguisughe si possano precipitare fameliche provocando sconquassi, in modo da approfittarne poi al fine di imporre altre soluzioni di più lungo momento. Quelle di maggior rilevanza riguardano il tentativo di riposizionare i reciproci rapporti di forza, sul piano di singoli paesi e nel contesto mondiale (parlando di “virtuosa competizione nel mercato globale”, perché i gruppi in lotta intendono nascondere i loro progetti di predominio generale).

Gli sconvolgimenti degli ultimi giorni sono del resto frutto di una crisi che dura da tempo e che non sarà sconfitta a breve; poiché non riguarda la sola l’economia, e tanto meno la finanza, l’aspetto semplicemente più appariscente e certo “tombale” per la maggioranza dei “poveracci”, bensì assetti dei rapporti di forza che ancora per molto vedranno un conflitto accanito. E a questo riguardo, siamo veramente nel lungo periodo; temo non basteranno i dieci anni ormai preconizzati perfino da un certo numero di economisti, i più limitati di tutti i sedicenti scienziati sociali perché ormai ridotti a banali tecnici. In questa lotta di lunga lena, si inseriscono i nostri subdominanti (quelli da me definiti, per analogia, “cotonieri”, classi dirigenti del piffero prone di fronte aipredominanti), servite da vili personaggi della politica, dei puri venduti e guidati come marionette da ambienti statunitensi.

Premesso che gli Usa sono, nel loro complesso, il paese che sta mettendo a soqquadro il mondo non avendone conquistato il controllo (dopo il crollo dell’Urss), è evidente che vanno comunque evidenziate diverse strategie tra i loro gruppi dominanti. Quelli che si sono rappresentati in Obama (ma già avevano cominciato a prevalere negli ultimi due anni della precedente presidenza) sono assai più nocivi di coloro cui sono succeduti per quanto riguarda la nostra situazione interna e la nostra collocazione nel contesto internazionale (solo per questo, sia chiaro, per altri paesi sono magari meno pericolosi). I predecessori erano più chiaramente orientati verso la zona strategica est-asiatica. Gli attuali non mi sembra abbiano ancora chiarito a sufficienza dove concentreranno gli sforzi – anche perché la loro strategia appare al momento incerta e non proprio portata a successi strepitosi – e tuttavia già appare la pressione forte sul nostro paese, esercitata attraverso il loro “plenipotenziario”; ormai però vecchio (e prossimo alla scadenza del mandato) e di cui si sta dunque cercando l’adeguata sostituzione.

Tuttavia, i “cotonieri” italiani – che sembravano abbastanza in difficoltà, e di cui si sono forse lette non del tutto correttamente le diatribe interne: ad es. tra Fiat auto e Confindustria, il covo fondamentale di questi servi degli Usa di Obama, con i loro lacché bipartisan, ma con centro nella “sinistra” dei “rinnegati” di due bandiere (Pci e Dc) – hanno rilanciato all’ennesima potenza la concertazione, iniziata a metà anni ’70 del ‘900, con l’incontro tra le sedicenti “parti sociali”, una serie di associazioni di vertice, ormai asservite allo straniero per loro vantaggi a danno della popolazione (almeno ai tre quarti o quattro quinti di questa), che sarà pelata, anzi spolpata, dopo averla spaventata con la crisi finanziaria e altro.

E’ evidente che siamo in mano a banditi, ad associazioni a delinquere, che fanno strettamente gli interessi dei pochi soci che contano (con la finzione che rappresentino, pomposamente, il capitale e il lavoro, in “armonia prestabilita”). Essi si servono dell’insieme del ceto politico, dei giornalisti (i migliori si dedicano anch’essi a sviare l’attenzione verso la Casta, i Finanzieri “cattivi”, ecc.), degli intellettuali, che sono divenuti puri miserabili in cerca di carriera accademica e di soldi da guadagnare senza fatica; quella dei muscoli non compete loro, ma hanno abdicato anche a quella del cervello! Il premier non conta più nulla; è pura facciata perché, dopo vent’anni di “creazione del Mostro”, non sanno più bene come sostituirlo. Lo stanno facendo gradualmente, ma con parecchi intralci.

Spetta a noi insistere su questi argomenti, mettere in luce la criminalità di queste classi che si dicono dirigenti e sono solo di liquidazione – ma con la loro cointeressenza – di ogni autonomia italiana. I temi sono molti, da trattare in tante puntate. Non si può evitare la riflessione, importante, sulla situazione internazionale, poiché è essa a precipitarci costantemente sulla testa. Tuttavia, dobbiamo concentrare lo sforzo sull’analisi dei misfatti compiuti a casa nostra da questi “cotonieri”, che non trovano ancora nessuno a metterli in condizione di non più nuocere, come lo furono quelli del Sud Confederato nella guerra civile (o di secessione) americana.

Da Conflitti e Strategie.it


 

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