DI NIL NIKANDROV
Strategic Culture

A Buenos Aires come in altre città argentine, ci sono molti monumenti dedicati ai militari e alle persone comuni che morirono nelle Isole Falkland. Centinaia di cartelli lungo le strade argentine riportano una sola frase: “Las Malvinas son Argentinas”. Tutti coloro che parteciparono al conflitto sono considerati eroi nazionali.

Al momento è in corso una nuova escalation delle tensioni tra Argentina e Gran Bretagna, intensamente trattate dai media. Significa forse che “Las Malvinas” (le Isole Falkland per la Gran Bretagna) potrebbero essere nuovamente uno scenario di guerra? Nella situazione attuale un conflitto potrebbe rivelarsi ancora più cruento, le riserve di petrolio e di gas scoperte nell’arcipelago sono comparabili alle riserve di petrolio del Mare del Nord. Gli esperti inglesi, che hanno valutato le riserve in sessanta miliardi di barili, hanno sottostimato la quantità reale così da non stuzzicare il popolo argentino.

L’Argentina ha sempre considerato le Falkland come proprio territorio sin dalla conquista dell’indipendenza agli inizi del diciannovesimo secolo. La posizione geografica dell’arcipelago attiguo alle coste argentine, lo sviluppo storico ed economico, la lotta per accluderlo come parte integrante del paese, tutti questi fattori collegati alla irrisolta questione delle Falkland hanno rinforzato il patriottismo del popolo argentino. L’Argentina ha sempre ritenuto la conquista dell’arcipelago da parte della Gran Bretagna un atto di saccheggio coloniale. La riconquista della sovranità delle isole Falkland è sempre stato un punto cruciale della politica estera argentina. Quando siglò la carta delle Nazioni Unite nel 1945, il delegato argentino rese noto che il suo paese avrebbe rivendicato il diritto al possesso delle Falkland e il diritto di rientrarne in possesso.

Il generale Leopoldo Galtieri, che guidò la giunta militare in Argentina nel 1981, si disse disposto a riappropriarsi della sovranità delle Isole Falkland con l’uso delle armi. Decenni di tentativi diplomatici fallimentari spinsero i militari argentini ad agire in maniera più aggressiva. Londra rifiutò ogni tentativo di risolvere la disputa in modo pacifico e ignorò la mediazione delle Nazioni Unite, dell’OAS (Organization of American States, organizzazione per lo sviluppo socio-economico dell’emisfero occidentale tramite la cooperazione) e di altre organizzazioni internazionali. E così i generali decisero di ricorrere alle maniere forti.

All’inizio dell’aprile del 1982, le forze armate argentine avviarono l’Operazione Rosario, portando a termine uno sbarco anfibio (terra-acqua) sulle isole. Galtieri era al corrente che gli Stati Uniti non avrebbero preso posizione da quello che le sue fonti a Washington gli avevano assicurato. Il successo della campagna era garantito: senza il supporto di Washington, la Gran Bretagna avrebbe dovuto accettare la perdita dei suoi “territori” nel Sud America e astenersi dal far repressione nella regione, che dista ottomila chilometri dalla madre patria.

Ma i generali argentini si sbagliavano, e il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan sostenne il suo alleato strategico. Londra interruppe le relazioni diplomatiche con l’Argentina. Il governo britannico guidato dalla “lady di ferro” Margaret Thatcher riuscì a organizzare e inviare la propria “spedizione punitiva” (costituita da più di cento navi, tra cui tre sottomarini nucleari, le portaerei Invisible ed Hermes e navi anfibie da sbarco. Non solo la flotta navale britannica era superiore a quella argentina, ma anche la forza aerea. I servizi segreti degli Stati Uniti ottennero la gran parte dei dati di intelligence che furono riportati in tempo per poter informare il comando britannico sul dislocamento e lo schieramento delle truppe argentine sull’isola, sulle coordinate delle navi da combattimento, il tipo di armamento, eccetera. Gli Stati Uniti intralciarono anche il rifornimento delle munizioni argentine, soprattutto con i missili antinave francesi ad alta precisione Exocet. Alla fine le forze armate argentine dovettero capitolare. La guerra durò 74 giorni e terminò il 20 giugno. Il conflitto costò la vita a 258 inglesi e 649 argentini.

Le relazioni diplomatiche tra i due paesi furono completamente ristabilite solo nel febbraio del 1990. Passarono altri cinque anni prima che le due nazioni siglassero un accordo sulla ricerca congiunta di giacimenti di petrolio e gas sul fondale delle Falkland. La cooperazione veniva supervisionata dalla commissione argentino-britannica. Tuttavia i due paesi non riuscirono a stabilire una mutua e benefica collaborazione per la produzione e la vendita degli idrocarburi. I britannici cercarono di trarre vantaggio dalla situazione, accusando gli argentini di “egoismo e intrattabilità”. La notizia sui piani britannici di concedere unilateralmente l’autorizzazione alle proprie aziende per avviare le ricerche nell’area delle Falkland causò la reazione negativa di Buenos Aires.

Nell’aprile del 2007, al primo summit per l’Energia dei paesi del Sud America, l’Argentina rese noto che intendeva interrompere la sua cooperazione con l’Inghilterra per la prospezione e lo sfruttamento delle riserve di idrocarburi. Nel febbraio del 2010 la presidente Cristina Fernandez approvò una legge che obbligava tutti i paesi stranieri a richiedere un permesso per accedere nel raggio di 500 chilometri dalla costa argentina.

Questa zona include le Isole Falkland, che sono situate a 480 chilometri dalle coste argentine.

Nel febbraio del 2010 fu installata la prima piattaforma petrolifera sul territorio delle Falkland. Era della compagnia inglese Desire Petroleum che diede inizio alle trivellazioni. Buenos Aires non celò il suo malcontento: la Gran Bretagna sta usurpando la sovranità dell’Argentina, le nostre navi da combattimento ostacoleranno la consegna dei cargo utilizzati per la produzione del petrolio. Le parole furono seguite dai fatti: le autorità argentine adottarono come consuetudine quella di impedire l’attracco di “navi sospette” che trasportavano tubazioni ed equipaggiamento per la produzione di petrolio.

Le forze militari della marina e dell’aeronautica argentina intensificarono le esercitazioni nella regione. Gordon Brown, che era il Primo Ministro inglese in quel periodo, conoscendo l’imprevedibilità e l’emotività della dirigenza argentina la mise in guardia dal fare passi avventati e dall’usare la forza, affermando che le isole (Falkland) erano adeguatamente protette. I media informarono dello stato di massimo allerta della flotta britannica e del pattugliamento del Sud America. Circolavano voci negli ambiti diplomatici su missioni segrete dei sottomarini inglesi sulla costa argentina.

Buenos Aires prese iniziative contro le “ambizioni colonialiste” della Gran Bretagna. E sta promuovendo i propri interessi presso le Nazioni Unite. L’Argentina crede che le Nazioni Unite dovrebbero intervenire e far sì che Londra segua le decisioni dell’Assemblea Generale, della commissione per la decolonizzazione e iniziare a negoziare. Tutte le organizzazioni locali del Sud America quali Mercosur, Unasur, Selac, ALBA supportano l’Argentina. Buenos Aires sta cercando di trasformare la loro solidarietà in un fronte di resistenza contro “il colonialismo inglese”. Una delle possibili misure efficaci che sono state discusse è quella di limitare l’accesso delle navi con carichi destinati alle compagnie petrolifere inglesi delle Falkland nei porti del Sud America. Senza le basi di supporto sulla costa le operazioni petrolifere delle compagnie inglesi non sarebbero così efficienti. In risposta, Londra ha annunciato dei progetti per organizzare fonti alternative di rifornimento. Allo stesso tempo sta cercando di dividere la “South American Coalition” (coalizione per il Sud America).

Il presidente venezuelano Hugo Chavez, che si è sempre dimostrato a favore dell’Argentina sulla vicenda delle Falkland, non può ignorare i rapporti che indicano l’intensificarsi della presenza militare britannica nel Sud dell’Atlantico. Due anni fa rivolse un appello alla regina britannica: “Lasciate le Falkland, rinunciate alle vostre ambizioni di possesso. Giù le mani dalla Repubblica Argentina!” In gennaio, dopo che l’attuale Premier David Camerun aveva accusato l’Argentina di “colonialismo”, Chavez rinnovò il suo appoggio al governo di Cristina Fernandez. ”Restituite le Falkland agli argentini!” ”Basta con gli imperi!” “Il governo inglese non si rende conto di violare le norme della legge internazionale?” Ha affermato che la Gran Bretagna ha violato i principi basilari della geografia, della storia, dello spazio e del tempo. La flotta britannica che fu inviata nelle Falkland nel 1982 raggiunse l’obbiettivo della sua missione, nelle isole ci sono giacimenti di petrolio e gas. Le risorse di petrolio nel Mare del Nord sono sul punto di esaurirsi e i britannici sono pronti a tutto. Gli ‘yankees’ che non hanno giacimenti di greggio sono disperati allo stesso modo.”

Si dovrebbe citare il fatto che la solidarietà di Chavez è stata interpretata dai media occidentali come una disponibilità da parte del Venezuela a sostenere l’Argentina qualora fosse attaccata dalla Gran Bretagna. Ma Chavez sta promuovendo varie iniziative: l’UNASUR (Unione delle Nazioni del Sud America) dovrebbe prima di tutto avere un piano valido di azione collettiva sul come “restituire le Falkland all’Argentina”.

Per ciò che riguarda gli Stati Uniti, stanno rilasciando dichiarazioni molto caute su questo conflitto: resteremo neutraliLa dichiarazione per ora è stata giudicata accettabile sia dall’Argentina, che dalla Gran Bretagna. Ma in caso di un’escalation del conflitto, Washington non ci penserebbe a lungo. Appoggerebbe il suo alleato strategico!

D’altronde l’Argentina rappresentata da Cristina Fernandez è molto vicina al “populismo” e si sta approcciando al blocco dell’ALBA (Alleanza Boliviana per le Americhe). La sconfitta argentina significherebbe una vera disfatta per le forze anti-americane della regione. La reale posizione degli USA è stata chiara anche quando Anadarko Petroleum Corporation, una compagnia texana che si occupa di petrolio e gas, ha avviato i lavori di trivellazione sul plateau delle Falkland.

Inoltre, la regina britannica ha ufficialmente sottolineato il modo oltraggioso con cui Chavez le si è rivolto. Il Principe William si è recato presso la base di Mount Pleasant dove sta per iniziare le esercitazioni come pilota di elicottero per i soccorsi. Lo Stato Maggiore argentino l’ha percepita come una provocazione da parte del potere colonialista. Questa è stata anche la risposta della Corona Britannica a Chavez: le Falkland sono territorio britannico. I pozzi di petrolio sono nostri e non ce ne andremo.

Come possiamo vedere, la nuova disputa per le Isole Falkland e i loro giacimenti petroliferi sono per ora solo al primo stadio. L’Argentina ha buone possibilità per una rivincita storica. Presto o tardi, di volontà propria o per costrizione, gli invasori dovranno andarsene.

 

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Fonte: Oil war in South Atlantic: Great Britain vs. Latin America

07.02.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANNA CIVINO

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