25 febbraio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Gli Stati Uniti ci hanno abituato a decisioni discutibili in politica estera ma questa le batte probabilmente tutte: una guerra per procura contro se stessi in Siria.

La Casa Bianca si è resa protagonista di scelte politiche e interventi militari fuori dai propri confini poco lungimiranti se analizzati con il senno di poi, come dimostra palesemente la Guerra in Iraq, un paese nelle cui prigioni è nata l’idea principale dietro alla creazione dell’ISIS, gruppo eversivo di matrice jihadista molto violento e senza scrupoli, diventata l’organizzazione terroristica più temuta dal mondo occidentale.

In pratica, infatti, i ribelli finanziati dalla CIA in Siria starebbero combattendo contro i ribelli curdi finanziati dal Pentagono. Una pura follia, che non è ammissibile nell’ottica di una più ampia politica estera lucida, cui ambisce una potenza internazionale e militare come Washington.

Il battaglione Furqat Sultan Murad ricevebbe armi dagli Stati Uniti e dai suoi alleati, nell’ambito di un programma segreto in Siria, supervisionato dalla CIA, che aiuta e finanzia i gruppi ribelli che lottano per rovesciare il governo del presidente siriano Bashar al-Assad. Regime appoggiato invece militarmente da Russia, Iran e il gruppo libanese sciita di Hezbollah.

Ad ammettere l’esistenza di una contraddizione prova di una politica Usa insensata è stato lo stesso comandante del battaglione degli insorti, Ahmed Othman: “È molto strano e non riesco a spiegarmelo“.

La confusione regna anche sul campo di battaglia in Siria: la settimana scorsa, ad esempio, le milizie curde appoggiate ufficialmente dagli Stati Uniti hanno attaccato il battaglione di Othman ad Aleppo.

Da parte loro i militanti curdi in Siria, osteggiati dalla Turchia, ricevono armi e sostegno da parte del Pentagono, nell’ambito del piano degli Stati Uniti per combattere l’ISIS nel paese e fermarne l’avanzata.

Fonte: Wall Street Italia

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