Rete “Sortir du nucléaire ”

– L’opzione francese “nucleare + riscaldamento elettrico” prova la sua assurdità

– Se la temperatura abbassa ancora, sarà decisamente la penuria di elettricità

– Da 5 inverni, è l’elettricità tedesca che salva la Francia nucleare

Come è sempre più spesso il caso, la Francia è oggi obbligata ad importare massicciamente dell’elettricità, un colmo per il “regno del nucleare.

” È il fallimento totale dell’opzione francesi “centrali nucleari + riscaldamenti elettrici” che era sensata assicurare l’indipendenza energetica. Alla fine, questo sistema è responsabile della produzione di scarti radioattivi e delle forti emissioni di co2, e mette la Francia in situazione di dipendenza e di vulnerabilità :se i loro bisogni aumentano anche, i paesi vicini non potranno continuare a salvare la Francia vendedole delle grandi quantità di elettricità. La Rete “Sortir du nucléaire” chiama dunque l’opinione pubblica francese a prendere atto del fallimento dell’opzione nucleare imposta in Francia che porterà inevitabilmente alle penurie di corrente in Francia.
Difatti, che sia fin da questo inverno, se le temperature continuano ad abbassare, o per i seguenti anni, la situazione andrà del resto ad aggravarsi inesorabilmente a causa di tre fenomeni, di cui le conseguenze si cumulano :

1, l’aumento continuo del numero di riscaldamenti elettrici

Mentre i reattori nucleari francesi saranno più spesso chiusi, la consumazione di elettricità non smette di aumentare, in particolare in inverno a causa della politica insensata di sviluppo del riscaldamento elettrico, imposta per lo stato ed EDF per “giustificare” il nucleare: attualmente e da anni, il 80% dei nuovi edifici sono scaldati all’elettricità (1). Ne risulta che, ogni inverno, le consumazioni di elettricità battono dei record e superano molto largamente le capacità nazionali di produzione. A che cosa serve avere 58 reattori nucleari se è per dovere importare massicciamente dell’elettricità? Notiamo anche, se necessario, che la costruzione di reattori nucleari supplementari non risponde in niente al problema: utilizzare solamente dei reattori l’inverno, e lasciarli fermi il resto dell’anno, rovinerebbe EDF in poco tempo.

2, l’invecchiamento ed il consumo prematura dei reattori nucleari francesi

I reattori nucleari francesi raggiungono uno dopo l’altri 30 anni di funzionamento, questo vale a dire la loro durata di vita prevista all’origine (2). Certo, EDF pensa di continuare a fare funzionare questi reattori, ma saranno più spesso in panne, senza parlare del rischio di un incidente grave. Di più, i reattori nucleari francesi sono molto più consumati dei reattori della stessa età in altri paesi perché la predominanza del nucleare nella produzione elettrica francese (il 80%), obbliga EDF ad utilizzare i reattori “in seguito di rete”, questo vale a dire seguendo le variazioni di consumazione nella giornata e sull’anno, ciò che li consuma prematuramente. (3)

3, la riduzione dei periodi che permettono la manutenzione dei reattori

Tradizionalment era in estate che EDF programmava in priorità le operazioni di manutenzione nelle centrali nucleari, del fatto della consumazione moderata di elettricità in questo periodo. Ma le canicole 2003 e 2006 hanno rimesso totalmente in causa questa pratica: non solo la consumazione di elettricità è stata importante a causa dello sviluppo dei climatizzatori, ma è stato necessario fare funzionare anche a basso regime o anche fermare i reattori disponibili, a causa della difficoltà addirittura l’impossibilità di raffreddarli correttamente.

Del colpo, è oramai, solamente nella primavera ed in autunno che EDF può programmare la maggioranza delle operazioni di manutenzione (4), ciò che implica una grande vulnerabilità: se succedono imprevisti (incidenti, scioperi, eccetera),essi perturberanno le previsioni e sposteranno le operazioni di manutenzione, EDF si ritrova velocemente con troppi reattori fermati in inverno o in estate.

Conseguenze

L’opzione imposta in Francia, “centrali nucleari + riscaldamenti elettrici”, si manifesta con delle importazioni di elettricità sempre più forte, con la produzione di scarti radioattivi E delle forti emissioni di co2, e per una dipendenza energetica più elevata che mai.

– Da 5 anni, è la Germania che è esportatrice di elettricità verso la Francia

si sente dire spesso “La Germania esce del nucleare… ma acquistando l’elettricità nucleare francese.” E’ totalmente falso. Dal 2004, è proprio la Germania che è esportatrice netta di elettricità verso la Francia: 8,7 TWh nel 2004, poi 9,7 TWh nel 2005, poi 5,6 TWh nel 2006, e 8,2 TWh nel 2007, e decisamente 12,6 TWh nel 2008 (5), questo sarebbea dire circa la produzione annua di due reattori nucleari. È accertato fin da ora che, per 2009, le importazioni dalla Germania saranno ancora più elevate.

Dunque è bene il paese che esce del nucleare che, tutti gli inverni, salva il paese del nucleare. Ma l’aumento insensato della consumazione elettrica francese fa che, a breve scadenza, la Germania non potrà più salvare la Francia nucleare che sarà dunque colpita dalle penurie , e questo forse già da questo inverno con le temperature cosi basse.

– La Francia produce degli scarti radioattivi ed emette molto co2

E’ di buono tono criticare le centrali tedesche al carbone, “per le forte emissioni di co2?, ma il fatto è che sono esse che, tutti gli inverni, alimentano una buona parte dei riscaldamenti elettrici francesi. Sarebbe del resto perfettamente logico attribuire alla Francia le emissioni tedesche di co2 corrispondente all’alimentazione dei riscaldamenti elettrici francesi .

Bisogna prendere atto del fatto che l’opzione imposta in Francia, “centrali nucleari + riscaldamenti elettrici”, si manifesta con la produzione di scarti radioattivi e con forti emissioni di co2. Questi dati sono riconosciuti da un documento recente della Rete di trasporto dell’elettricità (RTE) e dell’ADEME (6). È un insuccesso totale.

– La Francia è sempre più dipendente sul piano energetico

Nel 2008, la Francia ha certo guadagnato 2 miliardi di euro esportando dell’elettricità, ma ha speso soprattutto 61 miliardi per importare del petrolio e del gas (7). È la prova che, stesso spinto al suo massimo, il nucleare non impedisce la dipendenza alle energie fossili. È dunque falso pretendere , come lo si sente dire troppo spesso, che “il nucleare dà alla Francia la sua indipendenza energetica.”

Chi più è, la Francia esporta dell’elettricità quando i prezzi sono bassi e ne importa, massicciamente, quando i prezzi sono molto alti, in particolare in inverno. Visto l’aumento delle importazioni francesi in inverno, è chiaro che, tra poco, la Francia spenderà più denaro acquistando dell’elettricità che non ne guadagnerà vendendone.

Conclusione

E’ tempo che i cittadini francesi prendano conoscenza della realtà dei dati che è esattamentel’ inverso delle idee promosse nell’opinione con le pubblicità di EDF e di Areva e con i discorsi dei dirigenti politici.

No, la Francia non ha nessuna indipendenza energetica.

No, non è la Germania che è dipendente dell’elettricità francese, è l’inverso.

Sì, la Francia è minacciata da una vera penuria di elettricità.

Si, la Francia è , allo tempo stesso produttrice di scarti radioattivi e emette fortemente co2.

La soluzione passa da una rimessa in causa urgente della consumazione smisurata di elettricità in Francia, in particolare per una rimessa in causa dell’opzione del riscaldamento elettrico, e per una politica ambiziosa di economie di energia e di sviluppo delle energie rinnovabili.

Riferimenti

(1) EDF ha firmato il 28 maggio 2001 con Misa, primo costruttore di case individuali con 10 marche di cui Case Phenix, Case Familiari, Case Mamet, un accordo per imporre il riscaldamento elettrico nel 80% delle nuove abitazioni.

(1bis) “quasi il 30% degli alloggi erano attrezzati di riscaldamento elettrico nel 2006, contro circa 2% trent’ anni prima. E la tendenza si accentua, la maggioranza delle nuove abitazioni essendo scaldata con l’aiuto di convettori.” (AFP, 31 ottobre,2009)

(2) il quotidiano Le Monde del 15 maggio 2003 ha ricordato che “i decreti di autorizzazione non precisavano la durata di vita delle centrali” ma che “i dossier di autorizzazione presentata da EDF avanzavano una durata di sfruttamento di trent’ anni.”

(3) in una posta inviata ad EDF il 17 febbraio 2003, l’autorità di sicurezza nucleare scriveva “EDF ha voluto fare funzionare certi reattori in base, altri trovandosi dunque sottomessi al seguito di rete,; certi problemi tecnici, particolarmente i problemi di degradazione del combustibile su dei reattori di 1300 MW, o dei problemi di ordine neutronico, hanno portato altri reattori a non potere funzionare in seguito di rete, il che ha potuto concentrare ancora di più questo modo di funzionamento su certi reattori. Vi chiedo di indicarmi l’analisi che fate dell’impatto di questo funzionamento del parco sulla sicurezza delle centrali, ed in particolare sui reattori che assicurano l’adeguamento della produzione alla domanda.”

(4) “il cambiamento più notevole dal 2003 riguarda probabilmente gli arresti delle differenti fascie nucleare. EDF si sforza oramai difatti di programmarne il meno possibile durante i mesi di estate”, Les Echos, 5 luglio,2006)

(5) http://www.rte-france.com/htm/fr/mediatheque/telecharge/s

(6) http://www.sortirdunucleaire.org/dossiers/CO2-Chauffage-e

(7) http://www.developpement-durable.gouv.fr/energie/statisti

FONTE:http://ecolopresse.20minutes-blogs.fr/archive/2009/12/18/la-france-importatrice-d-electricite-c-est-la-faillite-de-l.html

http://www.gliitaliani.it/2010/05/la-fine-dellopzione-nucleare-francese/

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