PRESE DI PROFITTO – “Dopo il rally estivo che ha riportato i mercati al livello pre-Brexit, la scorsa settimana è stata segnata da prese di profitto tecniche sulle azioni”, fa notare Marc Craquelin, direttore della gestione di La Financière de l’Echiquier. “La mancanza di visibilità sulla politica monetaria della Federal Reserve Usa è stata il principale catalizzatore dei ribassi. A fine luglio, in occasione dell’ultimo Fomc, il messaggio era stato molto accomodante e favorevole per i mercati. Per contro questa settimana, William Dudley (FED di New York) e John Williams (Fed di San Francisco) hanno smorzato l’entusiasmo degli investitori, insistendo sulla possibilità di un rialzo dei tassi di interesse già a partire da settembre. Stanley Fischer, vice presidente della Fed, ha rincarato la dose dichiarando che gli obiettivi della Fed in termini di inflazione e crescita sono stati già raggiunti. Aprendo così ad almeno un rialzo dei tassi da qui a fine anno. Noi prevediamo che questo potrebbe avvenire a dicembre”.

ATTESA PER LA FED –“Il consenso di mercato, tuttavia, rimane più favorevole: il prezzo dei contratti futures riflette solo una probabilità del 50% di un aumento di 25bp dei tassi entro dicembre. Dobbiamo quindi aspettarci un’ulteriore attività di aggiustamento progressivo man mano che si chiarirà la posizione della Fed. Per questo ascolteremo tutti con attenzione il discorso di Janet Yellen di oggi a Jackson Hole. L’altro elemento decisivo della settimana è stato rappresentato dal proseguire dell’aumento dei prezzi del petrolio (+8% in USD). Negli Stati Uniti, le statistiche del Dipartimento per l’Energia hanno confermato un calo delle scorte USA (dato che riflette una riduzione dello squilibrio tra domanda e offerta), mentre alcune indiscrezioni suggeriscono la possibilità di un accordo tra i paesi dell’Opec in occasione della riunione dei paesi produttori di petrolio a fine settembre ad Algeri”, conclude Craquelin.

FONTE: Bluerating
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