Da Oltrelacoltre

di Italo Romano

La Corte Costituzionale tedesca ha detto sì all’Esm, il fondo salva stati. I giudici hanno posto alcuni condizioni. La Consulta di Karlsruhe era stata chiamata a decide se il nuovo fondo salva Stati da 500 miliardi, l’Esm (Meccanismo europeo di stabilità), e il trattato che impone il rigore contabile (fiscal compact ideato proprio a Berlino) sono compatibili con la Costituzione tedesca. Per i magistrati la condizione principale è che il contributo della Germania sia limitato. Inoltre la sentenza stabilisce che i due rami del Parlamento tedesco siano informati delle decisioni dell’Esm e fa sapere che l’esposizione della Germania al fondo salva-stati non deve superare appunto la quota di 190 miliardi di euro senza il via libera del Bundestag, la Camera Bassa“.

Il Mes, come ben sapete, era stato approvato in Italia lo scorso 19 Luglio dalla Camera dei Deputati, con 325 si’, 53 no e 36 astenuti. Un risultato plebiscitario e una mancanza di dibattito pubblico hanno fatto sorgere più di un dubbio sulla legittimità democratica di questo trattato europeo, letteralmente impostoci senza possibilità di appello.

La Costituzione italiana, tanto osannata dai falsi padri della patria, è oramai carta straccia. Non siamo più il popolo sovrano (lo siamo mai stati?) di questo paese, ma i sudditi di un super stato centralizzato federalista e oligarchico. Siamo dei sottoposti di questa bancocrazia europea, dove l’unica cosa che ha valore sono i soldi, lo stesso denaro che rappresenta l’unica divinità adorabile.

Si procede a passo sempre più spinto verso questa realtà distopica, di chiaro sfondo orwelliano, dove la nostra voce sarà sempre meno ascoltata, fino a diventare un tenue ricordo di un mondo che fu.

 

José Manuel Barroso, presidente della commissione europea, ha detto che “non ci devono essere più dubbi sull’ integrità dell’Unione europea e sulla irreversibilità dell’euro“.

Il tempo della discussione è durato anche troppo, secondo i burocrati europeisti, ora è tempo di portare a compimento i piani che stanno all’origine di questo macello sociale.

L’euro per sua matrice immanente è irreversibile, così hanno decretato definitivamente i sacerdoti del neoliberismo ultra-capitalista filoeuropeo. Sarà questi il primo comandamento dell’UE: “non avrai altro dio all’infuori di me“.

L’Unione europea deve “muovere verso una federazione di stati-nazioneper la cui creazione servirà un nuovo trattato“, ha annunciato lo stesso Barroso. Il futuro dell’Unione europea é l’Unione politica. “Entro dicembre presenteremo il libro blu con i passi da fare per il futuro e con interventi che possono prevedere modifiche dei trattati“.

Gli Stati Uniti d’Europa, da oltre due secoli sogno non troppo nascoto delle élite mondiali e delle massonerie, sono alle porte. L’integrazione europea avviene a colpi di trattati senza considerare la volontà e/o l’opinione dei popoli. In questo mega-stato centralizzato coesisterà un massa amorfa di schiavi priva di identità; una folla oppressa in cui centinaia di anni di storia e cultura saranno costipati nella ristrettezza dei dogmi europeisti imposti dall’alto.

L’Europa unità nasce così dal voler di poche centinaia di così detti illuminati che, in barba a qualsiasi forma democratica, tracciano il solco della storia, cercando per sè il maggior interesse possibile, senza rispetto alcuno.

Questo totalitarismo per gradi è arrivato al vertice della piramide. Il risultato sarà una dittatura scientifica, dove tutto sarà controllato e noi saremo sottomessi, privi di qualsiasi libertà ma totalmente sicuri del recinto in cui verremo rinchiusi.

Ecco cos’è il Meccanismo Europeo di Stabilità

La modifica all’articolo 136 del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE) – la cui ratifica è oggetto del disegno di legge A.C. 5357, approvato dal Senato il 12 luglio scorso – è stata adottata con decisione del Consiglio europeo del 24-25 marzo 2011, secondo la procedura semplificata di revisione dei trattati. L’art. 136 reca alcune disposizioni riguardanti specificamente gli Stati aderenti all’area dell’euro, volte a rafforzare il coordinamento delle politiche di bilancio e ad elaborare comuni orientamenti di politica economica.

La decisione prevede l’inserimento all’art. 136 del seguente paragrafo:Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità.”

Il procedimento di ratifica della modifica dell’art. 136 del TFUE si è perfezionato in 12 Stati membri(Cipro, Danimarca, Grecia, Francia, Ungheria, Lituania, Lussemburgo, Lettonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Svezia), mentre in altri 9 Paesi (Austria, Repubblica ceca, Germania, Spagna, Finlandia, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia e Slovacchia) è intervenuta l’approvazione in sede parlamentare, senza tuttavia che la relativa legge sia ancora entrata in vigore.

Strettamente connesso a tale modifica, il Trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità (MES) è stato siglato, in una prima versione, dagli Stati membri della zona euro l’11 luglio 2011; tenuto conto della predisposizione del Fiscal Compact e dell’esigenza di rafforzare il meccanismo alla luce delle tensioni sui mercati internazionali, il 2 febbraio di quest’anno è stato sottoscritto un nuovo Trattato internazionale.

In base all’art. 1 del Trattato, il MES è costituito dalle parti contraenti quale organizzazione finanziaria internazionale, con l’obiettivo istituzionale di mobilitare risorse finanziarie e fornire un sostegno alla stabilità. A questo scopo è conferito al MES il potere di raccogliere fondi con l’emissione di strumenti finanziari o la conclusione di intese o accordi finanziari o di altro tipo con i propri membri, istituzioni finanziarie o terzi.

Gli organi principale del MES – che ha sede a Lussemburgo e può istituire un ufficio di collegamento a Bruxelles – sono, in base all’articolo 4, il Consiglio dei governatori, il Consiglio di amministrazione ed il Direttore generale.

Il Consiglio dei governatori, composto da un componente per ciascuno degli Stati membri del MES, nonché, in qualità di osservatori, dal Commissario europeo per gli affari economici, dal Presidente dell’Eurogruppo e dal Presidente della BCE, assume le principali decisioni relative al funzionamento del MES.

Il Consiglio di amministrazione svolge invece i compiti specifici delegati dal Consiglio dei governatori. Ogni governatore nomina un amministratore e un supplente, tra persone dotate di elevata competenza in campo economico e finanziario.

Il Direttore generale è nominato – per cinque anni (rinnovabili una volta) – dal Consiglio dei governatori fra i candidati dotati di esperienza internazionale pertinente e di elevato livello di competenza in campo economico e finanziario. Presiede le riunioni del Consiglio di amministrazione e partecipa alle riunioni del consiglio dei governatori.

Il Consiglio dei governatori ed il Consiglio di amministrazione decidono “di comune accordo” , amaggioranza qualificata o a maggioranza semplice. In particolare, il Consiglio dei governatori deliberaall’unanimità su questioni di particolare rilevanza relative alla concessione dell’assistenza finanziaria, alle capacità di prestito del MES ed alle variazioni della gamma degli strumenti utilizzabili.

In base all’articolo 4, paragrafo 4, del Trattato nei casi in cui la Commissione europea e la BCE concludano che la mancata adozione di una decisione urgente circa la concessione o l’attuazione di un’assistenza finanziaria minacci la sostenibilità economica e finanziaria della zona euro, si ricorre a una procedura di votazione d’urgenza, nell’ambito della quale è sufficiente una maggioranza qualificata pari all’85% dei voti espressi.

Secondo quanto previsto dall’art. 4, comma 7, del Trattato, ciascuno Stato membro ha un numero di diritti di voto pari alla quota di contribuzione al capitale versato. Il comma successivo stabilisce peraltro che, in caso di mancato versamento di parte della quota di contribuzione prevista, lo Stato membro inadempiente non potrà esercitare i propri diritti di voto per tutta la durata dell’inadempimento. I diritti di voto spettanti agli altri Stati membri verranno ricalcolati di conseguenza.

Il MES avrà un capitale sottoscritto totale di 700 miliardi di euro, di cui 80 miliardi di capitale versato dagli Stati membri della zona euro e una combinazione di capitale richiamabile impegnato e di garanzie degli Stati membri della zona euro per un importo totale di 620 miliardi di euro.

In base all’art. 41, il versamento delle quote da corrispondere in conto del capitale inizialmente sottoscritto da ciascun membro del MES dovrebbe effettuato in cinque rate annuali, ciascuna pari al 20% dell’importo totale. La prima rata è versata da ciascun membro del MES entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore del trattato. Le restanti quattro rate sono corrisposte rispettivamente alla prima, seconda, terza e quarta data coincidenti con la data di pagamento della prima rata.

Il MES avrà una capacità effettiva di prestito pari a 500 miliardi di euro, soggetta a verifica periodica almenoogni cinque anni. L’organismo potrà inoltre finanziarsi attraverso il collocamento di titoli di debito, attraverso la partecipazione del FMI alle operazioni di assistenza finanziaria.

Il Capo 4 del Trattato disciplina gli strumenti e le procedure per la concessione del sostegno del MES. In particolare, l’articolo 12 fissa i princìpi per l’assistenza ribadendo che essa possa essere concessa ove sia indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e dei suoi Stati membri e sulla base di condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto, che possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite.

In base all’art. 13, uno Stato membro del MES può rivolgere una richiesta di assistenza finanziaria al Presidente del Consiglio dei governatori che assegna alla Commissione europea, di concerto con la BCE, il compito di valutare l’esistenza di un rischio per la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso o dei suoi Stati membri, a meno che la BCE non abbia già presentato un’analisi al riguardo; la sostenibilità del debito pubblico (se opportuno e possibile, tale valutazione dovrà essere effettuata insieme al FMI; le esigenze finanziarie effettive o potenziali del membro del MES interessato.

Sulla base di tale valutazione, il Consiglio dei governatori può decidere di concedere, in linea di principio, l’assistenza finanziaria affidando alla Commissione europea – di concerto con la BCE e, laddove possibile, insieme all’FMI – il compito di negoziare con il membro del MES interessato, un protocollo d’intesa che precisi le condizioni contenute nel dispositivo di assistenza finanziaria. Il contenuto del protocollo d’intesa riflette la gravità delle carenze da affrontare e lo strumento di assistenza finanziaria scelto.

La Commissione europea firma il protocollo d’intesa in nome e per conto del MES, previa approvazione del Consiglio dei governatori – e monitora di concerto con la BCE e, laddove possibile, insieme al FMI il rispetto delle condizioni cui è subordinato il dispositivo di assistenza finanziaria.

risultati del monitoraggio sono inseriti in una relazione che la Commissione Europea presenta al Consiglio di amministrazione del MES, sulla base della quale quest’ultimo decide, di comune accordo, il versamento delle rate del prestito successive alla prima.

Il Trattato stabilisce che il Consiglio dei governatori possa decidere di concedere assistenza finanziaria a uno stato-membro del MES:

  • sotto forma di prestito (art. 15), secondo condizioni contenute in un programma di aggiustamento macroeconomico precisato in dettaglio nel protocollo d’intesa. Al fine di ridurre il rischio di azzardo morale, i tassi di interesse fissati per l’erogazione dei prestiti saranno pari al costo di finanziamento del MES (inclusi i costi operativi), includendovi un margine adeguato (art. 20);
  • mediante l’acquisto dei titoli emessi sul mercatoprimario da un membro del MES, al fine di ottimizzare l’efficienza in termini di costi dell’assistenza finanziaria, (art. 17);
  • effettuando operazioni sui mercati secondari in relazione alle obbligazioni di un membro del MES (art. 18);
  • in via precauzionale sotto forma di linea di credito condizionale precauzionale o sotto forma di una linea di credito soggetto a condizioni rafforzate
  • ricorrendo a prestiti con l’obiettivo specifico di ricapitalizzare le istituzioni finanziarie di un membro del MES (art. 16)

Il MES, in base all’art. 32 del Trattato, è dotato di piena personalità giuridica e capacità giuridica per acquisire e alienare beni mobili e immobili, stipulare contratti,  convenire in giudizio e concludere un accordo e/o i protocolli eventualmente necessari per garantire che il suo status giuridico e i suoi privilegi e le sue immunità siano riconosciuti e che siano efficaci.

Per quanto attiene agli oneri derivanti dalla ratifica del Trattato istitutivo del MES, l’articolo 3 del disegno di legge (A.C. 5359, approvato dal Senato il 12 luglio scorso), non provvede ad esplicitare tali oneri, anche se la relazione tecnica che accompagna il disegno di legge richiama le disposizioni del Trattato per le quali la partecipazione al capitale versato del MES comporterà il pagamento iniziale per l’Italia di cinque rate annuali, ciascuna delle quali è quantificabile in circa 2,866 miliardi di euro –mentre gli importi ulteriori, a chiamata, restano al momento solo eventuali. Il medesimo articolo dispone altresì che per il versamento delle quote suddette, a decorrere dal 2012, vengano autorizzate emissioni di titoli di Stato a medio-lungo termine, il cui ricavo netto in tutto o in parte dovrà finanziare la contribuzione italiana al MES. Le caratteristiche di tali emissioni di titoli di Stato – definite come aggiuntive rispetto a quelle previste dai documenti di finanza pubblica per il triennio 2012-2014 – saranno stabilite con appositi decreti del Ministro dell’economia e delle finanze. Viene altresì specificato che tali importi non sono computati nel limite massimo di emissione di titoli di Stato stabilito dalla legge di approvazione del bilancio, né nel livello massimo del ricorso al mercato stabilito dalla legge di stabilità.

In base all’art. 48 il Trattato istitutivo entrerà in vigore non appena gli Stati membri che rappresentano il 90% degli impegni di capitale lo avranno ratificato. Alla data del 12 luglio 2012 il Trattato istitutivo del MESè stato ratificato (vedi tabella allegata) da 6 Paesi membri (Cipro, Grecia, Francia, Lussemburgo, Portogallo e Slovenia), che rappresentano il 26,55% del capitale; in altri 9 Paesi (Austria, Belgio, Germania, Spagna, Finlandia, Irlanda, Malta, Paesi Bassi, Slovacchia) si è concluso l’iter di ratifica parlamentare e si è in attesa della firma del Capo dello Stato. L’obiettivo è quello di rendere operativo il MES già nel mese di luglio, in modo da cumularne la capacità di intervento con quella dell’EFSF nella seconda metà del 2012 (con unacapacità di prestito combinata pari a 700 miliardi di euro).

Il Consiglio europeo aveva inizialmente chiesto il rapido avvio delle procedure nazionali di approvazione, affinché la modifica potesse entrare in vigore il 1º gennaio 2013 (prima della scadenza dell’attuale meccanismo transitorio di stabilizzazione). Alla luce del perdurare della crisi del debito pubblico di alcuni Stati membri dell’area euro, il Consiglio europeo del 9 dicembre 2011 ha auspicato una accelerazione dell’entrata in vigore della modifica dell’art. 136 e del trattato che istituisce il MES, concordando che quest’ultimo entri in vigore non appena gli Stati membri che rappresentano il 90% degli impegni di capitale lo avranno ratificato.

L’obiettivo è quello di rendere operativo il MES già nel mese di luglio, in modo da cumularne la capacità di intervento con quella dell’EFSF nella seconda metà del 2012 (con una capacità di prestito combinatapari a 700 miliardi di euro).

Non vi impressionate, non è roba complottista. Questa è tutta roba presa dal sito di governo della Camera dei Deputati. E poi diciamo la verità: i veri complottisti sono coloro che fanno i complotti e non coloro che cercano di smascherarli.

In Italia abbiamo una grande esperta di Mes. E’ Lidia Undiemi, studiosa di economia e diritto, autrice di Wall Street Italia. E’ stata la prima nel nostro paese a parlare pubblicamente del fardello che stavamo per accollarci. Ovviamente i suoi moniti sono rimasti inascoltati.

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