Da Rivista.Indipendenza

Nello scenario italiano –il che vale per qualsiasi realtà sottoposta ad analogo stato di sudditanza e servitù– un movimento che voglia essere seriamente e conseguentemente anticapitalista non può non assumere la necessità dell’erosione continua e progressiva delle condizioni della dipendenza e non può non avere di vista la costruzione delle condizioni di sganciamento a tutto campo da detto status. Il recupero della sovranità nazionale, dopo decenni di subordinazione agli USA (e alla sua cinghia di trasmissione, la UE ), è la conditio sine qua non per una necessaria trasformazione sociale complessiva. Un blocco sociale –tutto da costruire– di alleanza del lavoro (non solo operaio e salariato) se volesse davvero perseguire finalità rivendicative di diritti e condizioni, e non ritrovarsi, al più, a marciare sul posto, ha come sua necessità vitale quella di comprendere le dinamiche geopolitiche della fase in cui si muove, gli interessi delle componenti tra loro anche confliggenti dei subdominanti ‘nostrani’ che con i decisori esterni (Stati Uniti e sua cinghia di trasmissione europea) della vita di questa nazione si relazionano, rifiutando di farsi manovrare –da alcuna di queste parti in causa– nei loro screzi o guerre di frazione. Quindi cercare il raccordo con altre forze nazionali intanto sulla base di un insieme di punti significativi che, rispecchiando i principali ed immediati ‘nodi’ di questa dipendenza, renda i contenuti stessi il “soggetto politico” attorno a cui costruire percorso, aggregazione sociale, organizzazione. Questo ci pare decisivo. Dei “contenuti” non qualunque, quindi, non pur che siano. Non servirebbero allo scopo. Non si tratta di parcellizzare delle problematiche e delle istanze a fini di corto respiro rivendicativo. Di queste ce ne sono a volontà e di tutti i tipi. Quantunque legittime, condivisibili, giuste, sono alla fin fine molto limitate, sostanzialmente destinate ad essere eluse, sconfitte, se non sono concepite e perseguite per almeno erodere in qualche modo e a qualsiasi livello i lacci e lacciuoli della subordinazione internazionale d’ordine economico, finanziario, politico e militare che sono il vero impedimento al materializzarsi di alcunché di significativamente ‘altro’ –in termini di rivoluzionamento dei rapporti sociali e di re-indirizzamento degli assetti di società e politici– in questo paese. Una prospettiva indipendentista rivendicata apertamente e seriamente articolata non può che essere la chiave di volta, la cornice inclusiva e strategica, di istanze altrimenti condannate alla sconfitta nel loro essere parcellizzate e avulse –a ben vedere– da una prospettiva d’insieme.

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