L’austerità sta divorando se stessa. Si sta avverando lo scenario peggiore con la moltiplicazione delle spinte alla dissoluzione della Ue. Una spinta possente arriva dall’immigrazione ma è chiaro che il problema vero è la stagnazione economica. Un’Europa in crescita avrebbe le risorse e anche la generosità per una politica dell’accoglienza più aperta. L’austerità imposta dalla Ue a trazione tedesca  sta esasperando gli animi. Né, purtroppo, si vedono all’orizzonte sostanziali mutamenti di rotta.  I giornali e le tv continuano a parlare del  bonus flessibilità da 14 miliardi come di una concessione strappata dall’Italia al termine di un feroce negoziato. Mai sentite tante stupidaggini tutte insieme. C’è la narrazione  di un regalo della Ue mentre, in realtà, si tratta di  una cambiale. Già il nome è sbagliato. Maggiore flessibilità per camuffare la vera identità:  aumento del deficit.  Questo semplice trucco dimostra  quanta ipocrisia ci sia dietro l’ operazione. Il bonus di 14 miliardi corrisponde allo 0,8% del Pil e quindi il deficit del 2016 salirà dall’1,8  ad un valore compreso fra il 2,6 e il 2,7%. Significa che siamo ben dentro la soglia del 3% fissata dai parametri di Maastricht. Non ci sarà nessuno sforamento e quindi nessuna gentile concessione da parte della Ue.

Casomai il tema è un altro. Come mai il tetto di deficit per il 2016 era stato abbassato dal 3% all’1,8%?  La risposta è semplice: Fiscal Compact. Vale a dire l’obbligo del pareggio di bilancio che l’Italia aveva accettato ai tempi del governo Monti. Sono trascorsi quasi cinque anni ma i disastri compiuti dai Professori continuano a seminare sciagure. Basta vedere quello che sta succedendo con la riforma delle pensioni. E purtroppo non è finita perché, contrariamente a quanto sostengono in tanti non è affatto vero che stiamo uscendo dall’austerità. Casomai l’esatto  contrario. Non a caso la Commissione europea, attraverso l’ex ministro francese Moscovici, ci ha tenuto a far sapere che le clausole di salvaguardia sono ancora in vigore. Vuol dire che l’anno prossimo potrebbe scattare un altro aumento dell’Iva e delle accise. Sarebbe una mazzata da dieci miliardi per il 2017 e altrettanti per l’anno successivo. Se la situazione non cambia quello che abbiamo ricevuto dall’Europa si configura come una intimazione di pagamento a scadenza differita. Altro che regalo.

Fonte: Un’Europa diversa.

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