Styled_logo[Traduzione di Francesco d’Eugenio da:Bulgaria-must-appease-european-union-and-russia-simultaneously#ixzz3FA6IwiYz>]

In breve

Il 5 ottobre si terranno in Bulgaria le elezioni anticipate per cercare di porre fine al ciclo di instabilità politica che ha costretto il paese più povero dell’Unione Europea a cambiare governo tre volte in due anni. Gli ultimi sondaggi vedono il partito di centro-destra dei Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria dell’ex Primo Ministro Boyko Borisov (comunemente noto mediante il suo acronimo GERB) al 35 percento, il Partito Socialista Bulgaro attorno al 18 percento e il partito centrista Movimento per I Diritti e le Libertà attorno al 14 percento. Anche i partiti minori riusciranno probabilmente ad entrare in un parlamento frammentato dove la formazione del governo richiederà delle alleanze. Indipendentemente dalla coalizione che finirà con il guidare la Bulgaria, il prossimo governo dovrà operare all’interno dei vincoli geopolitici e delle priorità del paese, che hanno tradizionalmente definito la politica interna ed estera della Bulgaria. La Bulgaria continuerà ad affidarsi all’Unione Europea per ottenere fondi ed alla NATO per la propria sicurezza, cercando di conservare i suoi rapporti con la Russia per bilanciare l’Occidente.

Analisi

Tradizionalmente la Bulgaria è un paese povero, che per caso si trova posizionato strategicamente sul Mar Nero, circondato da vicini potenti tra cui la Turchia, la Russia e il mondo tedesco. A causa di ciò la Bulgaria subisce l’influenza di potenze esterne almeno a partire dal quattordicesimo secolo. La più duratura di queste fu l’Impero Ottomano, che la controllò tra il quattordicesimo e il diciannovesimo secolo. La Bulgaria ha raggiunto l’indipendenza nei tardi anni ’70 del diciannovesimo secolo, grazie ai consistenti aiuti di Mosca, per finire poco dopo sotto l’influenza russa. Le dispute territoriali con i suoi vicini balcanici spinsero il governo bulgaro ad allearsi con l’Austria e la Germania durante la Prima Guerra Mondiale. Minacciata dall’invasione tedesca, la Bulgaria si unì alle potenze dell’Asse durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel dopoguerra, la Bulgaria tornò ad essere un satellite russo.

La Bulgaria e l’Occidente

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica nel 1989, la Bulgaria, insieme alla maggior parte dei suoi vicini nell’Europa Centrale e Orientale, cambiò direzione politica allontanandosi dalla Russia e avvicinandosi alla NATO ed all’Unione Europea. Sofia voleva stimolare lo sviluppo economico della Bulgaria con il consistente sostegno finanziario dell’Unione Europea, e voleva garantire la sicurezza nazionale del paese unendosi al un potente sistema di sicurezza collettivo qual è la NATO. Nonostante le differenze ideologiche tra i partiti politici bulgari, c’era un forte sostegno per l’adesione all’Unione Europea – che la Bulgaria ha effettuato nel 2007. La sua entrata nella NATO nel 2004 fu tuttavia più controversa perché certi settori della classe dirigente temevano che ciò avrebbe danneggiato gli storici rapporti con la Russia.

Dal collasso del Blocco Sovietico, l’Unione Europea è diventata il partner commerciale più importante della Bulgaria. Delle dieci destinazioni più importanti dell’export bulgaro, sette sono membri dell’Unione Europea. La Germania acquista più del 12 percento delle esportazioni della Bulgaria, mentre Italia, Romania e Grecia sono anch’esse tra le prime cinque. Quale paese più povero dell’Unione Europea, la Bulgaria è la destinazione di una porzione notevole dei fondi strutturali e dei fondi per la Politica Agraria Comune.<http://www.stratfor.com/analysis/understanding-eu-common-agricultural-policy>. Per il periodo 2014-2020, l’Unione Europea ha allocato alla Bulgaria 7,6 miliardi di euro (circa 9.7 miliardi di dollari) in fondi per la Politica di Coesione, 2,3 miliardi di euro per lo sviluppo rurale e circa 1,5 miliardi di euro dal Fondo Sociale Europeo.

Si tratta di cifre significative considerando che il Prodotto Interno Lordo della Bulgaria è di soli 40 miliardi di euro, ma probabilmente il paese non riuscirà ad assorbire tutti questi fondi a causa delle complicazioni burocratiche e della cattiva gestione da parte degli amministratori.

I cittadini Bulgari guardano alle economie più forti dell’Unione Europea come mete di emigrazione. Secondo Eurostat, l’emigrazione dalla Bulgaria è cresciuta dalle 3000 persone all’anno quando il paese entrò nell’Unione Europea nel 2007 a quasi 17000 nel 2012.

Bulgaria e Russia

Dopo la fine della Guerra Fredda, la sfida principale della Bulgaria è stata di definire i suoi rapporti con la Russia <http://www.stratfor.com/analysis/bulgaria-sofias-choice-between-moscow-and-washington>. Sofia ha cercato l’accesso alla NATO ed all’UE mentre la Russia era precipitata nel caos interno e non poteva opporsi al riallineamento occidentale dei paesi ex-comunisti. Tuttavia la Russia non ha mai perso completamente la sua influenza economica e commerciale sulla Bulgaria. Il paese ha forti legami culturali e storici con la Russia, e la maggior parte degli esponenti dell’élite politica e imprenditoriale bulgara coltivano legami con Mosca che risalgono agli anni del comunismo.

La Bulgaria dipende completamente dalla Russia per quanto riguarda il gas naturale, ed è stata duramente colpita nel 2009 dalla crisi energetica con l’Ucraina. La Bulgaria ha anche bisogno che le compagnie russe investano nel paese. La russa Lukoil è proprietaria dell’unica raffineria bulgara, progettata per lavorare esclusivamente petrolio russo. La Bulgaria riceve anche un cospicuo numero di turisti russi – circa 700000 dei 9 milioni di turisti del 2013 erano Russi – ed è una destinazione per gli investimenti immobiliari russi.

Mosca ha fatto leva sui suoi buoni rapporti con Sofia per aumentare la propria influenza negli affari dell’UE. Ciò spiega il sostegno di Sofia al gasdotto South Stream <http://www.stratfor.com/analysis/south-stream-support-could-further-fragment-eu> un progetto che, secondo Bruxelles, è in conflitto con il Terzo Pacchetto Energetico dell’Unione Europea, un insieme di regolamenti atto a promuovere la diversificazione della proprietà nel settore energetico. Esponenti del governo attuale e di quello precedente hanno espresso il proprio sostegno al gasdotto che, oltre a bypassare l’Ucraina quale paese di transito, attrarrebbe investimenti e creerebbe lavoro in Bulgaria. Nelle ultime settimane, Sofia ha dichiarato che si adopererà affinché la Russia e l’Unione Europea raggiungano un accordo su South Stream per cercare di adattare il gasdotto alle normative europee. A prescindere da chi vincerà le elezioni del 5 ottobre, Sofia continuerà a promuovere questa iniziativa.

La strategia della Bulgaria

A causa dei legami commerciali, finanziari e migratori tra Bulgaria ed Unione Europea, Sofia non può permettersi di uscire dal blocco. Ma la strategia della Bulgaria prevede anche di attrarre il più possibile gli investimenti russi, specialmente nel settore energetico. Siccome la situazione energetica della Bulgaria non migliorerà nel futuro prevedibile, la politica estera di Sofia continuerà ad essere dominata da considerazioni pratiche.

Ciò non significa che la Bulgaria non sia preoccupata dalla crisi in Ucraina e dagli sviluppi attorno al Mar Nero. Sofia guarda alla Grecia ed alla Romania come a dei possibili partner politici, in particolare perché i tre paesi hanno ugualmente bisogno di diversificare le fonti energetiche.<http://www.stratfor.com/analysis/bulgarias-natural-gas-diversification-efforts>. Questi paesi hanno supportato il gasdotto Nabucco e stanno cercando delle alternative per importare il gas naturale dall’Azerbaijan, ivi compreso il Gasdotto Trans-Adriatico. La Bulgaria desidera anche rimanere sotto l’ombrello della NATO, ed il paese ha partecipato alle esercitazioni navali nel Mar Nero a fianco dell’alleanza.

Queste complesse necessità strategiche aiutano a capire le decisioni apparentemente contraddittorie della Bulgaria, che variano dal sostenere il gasdotto South Stream al chiedere alla NATO di mantenere una forte presenza in Europa Centrale e Orientale. I legami con l’Occidente da una parte e la sua dipendenza dalla Russia dall’altra limitano le possibilità e informano le azioni future di Sofia. A causa di questa situazione, la Bulgaria vuole che l’UE adotti un approccio più pragmatico verso la Russia. Ciò significa affidarsi alla NATO per quanto riguarda la sicurezza ed all’Unione Europea per i fondi, il tutto cercando nel frattempo di non alienarsi le simpatie della Russia, cosa che si può fare contestando certe decisioni dell’Unione Europea. Questi imperativi continueranno a dare forma alla politica estera della Bulgaria, a prescindere da chi vincerà il 5 ottobre.

Commenta su Facebook