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Diecimila pescatori hanno iniziato uno sciopero della fame contro una centrale indo-russa

a7a1f70792ffcb173813150174a17d16 immagine ts673 400 e1315948218248 LIndia sciopera contro il nucleareÈ tra le potenze emergenti del 21° secolo e ha deciso di investire sull’energia nucleare. L’India ha progettato la costruzione di 30 nuove centrali entro i prossimi venti anni ma il governo del subcontinente non ha fatto i conti con le proteste della popolazione che si stanno moltiplicando in tutte le regioni.

La più eclatante è quella che sta avvenendo nello Stato meridionale del Tamil Nadu, dove circa10mila pescatori hanno iniziato uno sciopero della fame per opporsi all’apertura di un impianto, prevista il prossimo dicembre.

L’iniziativa è partita qualche giorno fa da un villaggio a pochi chilometri dalla centrale, per poi espandersi a tutto il distretto. Ora la vicenda è seguita dai media internazionali.

Dopo i fatti di Fukushima, nel vicino Giappone, la popolazione ha paura del nucleare e teme per l’economia della costa (basata sulla pesca) in caso di incidenti.

I lavori della struttura, situata a 600 chilometri dal capoluogo di Chennai, sono molto avanzati, considerando che sono in corso i test di verifica. Ma la situazione non è stata sempre così: la costruzione dei due reattori da mille megawatt (che si prevede raddoppieranno) ha subito negli anni diversi rinvii a causa dei ritardi nelle forniture. La Kudankulam Nuclear Power Project (Knpp) è costata 3,5 miliardi di dollari ed è frutto di un accordo di cooperazione tra India e Russia.

Già sulla costa occidentale, a Jaitapur, nello Stato del Maharashtra, gli abitanti avevano protestato vigorosamente contro l’apertura di una centrale, coinvolgendo anche i movimenti anti-nucleari nazionali. Gli attivisti locali stanno tentando da mesi di contrastare la corsa al nucleare dell’India, e sono in contatto con i loro omologhi in Giappone: tra essi anche Kazue Suzuki di Greenpeace.

La protesta non ha intenzione di fermarsi: «I movimenti contro l’energia nucleare devono essere organizzati – ha rilanciato il coordinatore degli attivisti Krishnakant Chauhan – dal momento che si oppongono a potenti meccanismi governativi e alle più importanti multinazionali».

Da Diritto di Critica

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