DI ISRAEL SHAMIR
Counterpunch

La Russia è diversa. Gli americani, gli inglesi e i francesi, bene o male hanno approvato i folli bombardamenti in Libia da parte delle loro forze (sì, alcuni dubitano che ci sia stato un beneficio per i soldi dei contribuenti). I russi, invece, sono senza dubbio nettamente contrari. L’Ambasciatore russo a Tripoli, Vladimir Chamov, ha ricevuto un’accoglienza trionfale a Mosca. Il Presidente Dmitri Medvedev lo ha fatto dimettere pubblicamente dopo aver ricevuto un cable da parte sua. Da quanto trapelato, l’Ambasciatore ha definito la risposta di Medvedev alla crisi libica, come “un tradimento degli interessi nazionali russi”. (In seguito le due parti hanno alleggerito i toni: il Foreign Office ha affermato che Chamov non è stato “licenziato”, ma solo “richiamato” da Tripoli e che mantiene la sua carica di ambasciatore e il suo stipendio, mentre Chamov nega di aver usato la parola “tradimento”).

Ai russi non piace l’intervento occidentale in Libia. I critici russi su internet fanno notare come i ribelli non sembrino veritieri; sono un agglomerato di ministri di Gheddafi licenziati per corruzione, mujahedeen di Al-Qaeda, una marmaglia rafforzata dai soldati SAS e supportati dai migliori amici di ogni arabo, i missili cruise americani. I media russi hanno scoperto che la prima notizia di vittime civili causate dallo spietato Gheddafi, è stata inventata dagli editori di Londra e Parigi. Gli interventi occidentali hanno causato più vittime civili degli interventi dei ribelli. Il giornale di ampia diffusione Komsomolskaya Pravda ha pubblicato notizie dalla Russia che negano nettamente i bombardamenti per opera di Gheddafi sui quartieri residenziali: si trattava invece di bombardieri francesi e inglesi.

I russi sono inclini a una visione cospirativa della politica. Pensano, infatti, che le rivolte siano state organizzate da nemici ben noti a loro: alcune forze arancioni in occidente, NED, CIA, Mossad, e chi più ne ha, più ne metta, in modo da creare caos, stile Iraq. Citano le dottrine israeliane e americane per promuovere il “caos costruttivo”. Poi sostengono Gheddafi e sono perfino dispiaciuti per Mubarak. In particolare questo è vero per alcuni patriottici russi che ricordano come Gheddafi fosse dalla loro parte nel 2008, durante il conflitto in Georgia, e per il mondo degli affari che più volte è stato impegnato in progetti in Libia, dal gas alle ferrovie.

Il Presidente Dmitri Medvedev ha buone ragioni per pentirsi della fretta con la quale si è unito all’assalto dei media occidentali, infatti sarà criticato per quello che ai russi sembra già un secondo Kosovo. Probabilmente è stato deviato dai suoi consulenti che gli hanno consigliato di saltare sul carro mediatico internazionalmente riconosciuto del “fermare il massacro in Libia”; e lui c’è salito. La notizia del primo presunto massacro ancora riecheggiava quando Medvedev accusava Gheddafi di “crimini contro l’umanità”, e inoltre aveva aggiunto che non era più il benvenuto in Russia. Medvedev ha appoggiato la decisione di passare il caso libico all’ICC; anche se avrebbe dovuto capire dai russi in Libia che nel paese non stava accadendo niente di tanto particolare; giusto una rivolta di piccole dimensioni che stava per essere soppressa. La situazione può essere paragonata alle rivolte di Los Angeles del 1965 (60 morti e migliaia di feriti) o a quelle del 1992 (50 morti e migliaia di feriti), gli LA backs non avevano però Tomahawks a supporto.

Medvedev è anche considerato la persona che ha ordinato al suo Ambasciatore nel Consiglio di Sicurezza di astenersi. Quando la Russia e la Cina vogliono andare contro il volere dello sceriffo del mondo, generalmente si accordano sul voto – già dal fatidico voto del 2008 per lo Zimbawe quando la Russia aveva posto il veto per la prima volta da Dio sa quando e aveva bloccato la sanzione proposta dall’occidente contro la nazione africana. Successivamente, la BBC aveva dato la notizia della dichiarazione del segretario degli affari esteri britannico, David Millband secondo il quale la Russia aveva posto il veto sebbene il presidente russo avesse promesso di sostenere la risoluzione. Questa volta, apparentemente, Medvedev aveva prevalso e acconsentito a qualcosa che ora ha l’aspetto di un’altra campagna di Suez (ricordate il 1956, quando gli inglesi e i francesi avevano tentato di liberare l’Egitto dall’Hitler-du-jour, Gamal Abdel Nasser e tenuto il canale per loro).

Qualche giorno dopo, l’uomo forte in Russia, Vladimir Putin, ha criticato severamente le mosse di Medvedev. Egli ha chiamato l’intervento occidentale “una nuova crociata” e consigliato ai leader occidentali di “pregare per le loro anime e chiedere il perdono di Dio” per tutto il sangue versato. Questo ha riscosso il plauso generale. Medvedev ha cercato di controbattere con un vuoto commento del tipo “non nominare tu le crociate”, ma neppure lui è riuscito a trovare qualcosa di positivo sulla campagna NATO in Libia.

Come al solito, la reazione spontanea russa è sempre contro ogni intervento occidentale. Erano contro l’intervento americano in Vietnam e in Corea, Iraq e Afganistan, e contro le guerre coloniali di Francia e Inghilterra. I russi non credono proprio che l’intervento americano abbia a che fare con l’amore per la democrazia, i diritti umani o il valore della vita. Per loro una rosa è una rosa e l’intervento occidentale è l’intervento occidentale, uno dei tanti nel quale si sono trovati dalla parte di chi riceve.

Medvedev, comunque, non ha lasciato che l’intervento occidentale continuasse ad andare avanti per la pura e semplice ragione di “supportare l’Europa”. L’idea è che è meglio che la NATO sia occupata a sud che a est. Per la Russia, la Libia è molto meno importante della Georgia, dell’Ucraina e perfino dell’Afganistan. Se la bestia deve nutrirsi di qualcosa, meglio che si tratti di qualcuno del Maghreb, dove comunque i Russi hanno una salda posizione. Uno scrittore di WPR ha definito il momento come “una seconda Tilsit” la NATO: riconoscere l’immutabilità dei confini est in occidente in cambio di mano libera a sud. Per questo Poland non è stato contento dell’operazione Odyssey Dawn: invece di essere in prima linea in uno dei più importanti confronti, questo spostamento a sud ha lasciato i poli in un cul-de-sac geografico.

Non ci dobbiamo far incantare dall’immagine dell’occidente contrapposto all’oriente. Con il lento declino statunitense, il potere europeo inizia a consolidare il suo ruolo. La guerra in Libia è un’iniziativa francese. È stata iniziata da Sarkozy per tentare di rimettere in piedi l’impero francese in nord africa, 50 anni dopo il trattato di Evian, che ne aveva apparentemente confermato il destino. Questa era una vecchia idea del presidente francese. Durante la sua prima campagna elettorale, egli aveva proposto la formazione dell’Unione Mediterranea. Il progetto della MU era appoggiato da Israele. I turchi invece si erano opposti fermamente, come hanno fatto ora, in modo pacato, per l’intervento in Libia. L’Italia supportava la MU e, come previsto, anche l’intervento. La Germania era contro la MU e è contro l’intervento. Da questo punto di vista, l’intervento in Libia è l’inizio di una nuova ondata di colonialismo europeo nel Maghreb.

Un osservatore russo nota un’inquietante somiglianza tra quest’operazione e una portata avanti un centinaio di anni fa in Libia, durante una precedente ondata di colonialismo. All’epoca l’Italia, aggressiva e forte della recente unità, era alla ricerca di un impero e aveva deciso di impadronirsi della Libia, provincia ottomana. Allora come adesso, i giornali scrivevano di libici in cerca di libertà, oppressi dalla pressione ottomana e del dovere morale dell’Italia di liberarli. I turchi erano ridotti male e cercarono di trovare un modo di salvare la faccia nell’arrendersi. Proposero di dare all’Italia la Libia, per gestirla e colonizzarla, a patto che la sovranità rimanesse tra la Sublime Porta. Gli italiani rifiutarono e iniziò così la loro Dawn Odyssey.

I turchi combatterono valorosamente e in particolare un ufficiale dimostrò il suo coraggio: si trattava di Mustafa Kemal, detto in seguito Ataturk. La solitaria voce contro l’intervento era di un giovane socialista, Benito Mussolini. La campagna italiana in Libia è stata il primo bombardamento aereo, esattamente cento anni fa, nel 1911, e la storia ha conservato il nome di Giulio Gavotti, il primo pilota a portare avanti un bombardamento.

La Russia moderna non è l’URSS; non ha troppe ambizioni nel mondo. È preoccupata per la sua parte di mondo e non desidera essere impegnata su altri fronti. Per la Russia, il fatto che l’Europa si stia dirigendo a sud, non rappresenta una minaccia, ma piuttosto la ripresa della Francia del suo ruolo regionale: è per questo che la Russia si è astenuta al consiglio di sicurezza Onu.

Il Presidente Gheddafi è riuscito a dar fastidio a molte persone in diversi luoghi. Ha infastidito Francia e Russia stringendo patti senza poi mantenerli. Cables di Wikileaks fanno riferimento a questa situazione più volte, in particolare in 10PARIS151 riportando: “l’irritazione francese nei confronti della Libia sta aumentando poiché il paese non sta mantenendo quanto promesso riguardo visti, scambi professionali, educazione in lingua francese e accordi commerciali” “Noi (e i libici) parliamo molto, ma abbiamo iniziato a notare che le parole non sono seguite dai fatti in Libia.” Gheddafi ha irritato i sauditi ma, ancora peggio, il suo stesso popolo.

Siamo sicuramente contro l’intervento in Libia, ma la possibilità di supportare Gheddafi ancora non è stata presa. Muammar Kaddafi aveva/ha due facciate: da una parte era un leader autoctono che ha garantito al suo popolo il più alto standard di vita in Africa; generosi sussidi, cure mediche e educazione gratuiti. Egli ha sostenuto la causa di Palestina/Israele come stato unico e si è fatto amico Castro e Chavez. Dall’altra parte, negli ultimi 5 anni, Gheddafi e la sua cricca sono stati indaffarati a smantellare il welfare dello stato libico, privatizzando e cannibalizzando il sistema sanitario ed educativo, accumulando ricchezze e facendo affari con compagnie estere di gas e petrolio, per i propri interessi. “Il nuovo Gheddafi” ha portato via molte conquiste sociali e non ha dato al suo popolo la libertà politica di base. Il suo supporto allo stato unico in Palestina si è prosciugato nel 2002, tanto tempo fa.

I miei amici a Tripoli non supportano Gheddafi. Sicuramente sono contro l’intervento occidentale, ma a loro non piace il vecchio colonnello per le sue abitudini dittatoriali. Sono adulti, vogliono prendere parte alle decisioni, sono contro la corruzione e vogliono che l’Islam abbia un ruolo maggiore. Ai loro occhi Gheddafi ha mantenuto la retorica anti-imperialista per utilizzarla in pubblico, ma il suo modo di fare è stato occidentale e neo-liberale. Va bene che Gheddafi si sia preso gioco dei reali sauditi e che abbia schernito i leader occidentali, ma allo stesso tempo ha dato la ricchezza libica agli stranieri. Mentre ci si mantiene dalla parte dei non interventisti, bisogna ricordarsi che non tutti gli anti-Gheddafi sono lacchè occidentali o soldati di al-Qaeda.

La politica non offre un letto sul quale abbandonarsi ai trionfi del passato. Con il dovuto rispetto per Muammar Gheddafi e i suoi risultati del passato, è rimasto in carica troppo a lungo. Ci sono avvisaglie che portano a pensare alla remota possibilità che superi la tempesta una volta sconfitte le forze straniere. Questo potrebbe essere il punto di partenza per la democrazia in Libia, non necessariamente una democrazia sullo stile europeo, ma un modo migliore per i libici di partecipare nella forgiatura delle proprie vite.

Titolo originale: “Russians Have Second Thoughts on Libya”

Fonte: http://www.counterpunch.org/
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04.04.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LETIZIA TOCCI

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