Da Kelebek Blog di Miguel Martinez

Copio e incollo, brutalmente. Finalmente.

(AGI) – Abuja, 9 set. – (di Danilo Di Mita) Dalla Nigeria vengono sollevati forti dubbi sul caso di Kate Omoregbe, la trentaquattrenne nigeriana a cui mercoledi’ l’Italia ha concesso l’asilo politico perche’ avrebbe rischiato la lapidazione se fosse rientrata in patria. “Tutto quello che questa nostra concittadina vi ha raccontato, tutto cio’ che sulla vicenda e’ uscito sui giornali italiani e’ semplicemente falso”, ha dichiarato in un’intervista all’Agi Reuben Abati, portavoce unico del presidente nigeriano, Goodluck Jonathan.

Perplessita’ emergono anche da ambienti musulmani e cattolici nel Paese africano. Kate, che in Italia ha appena finito di scontare quattro anni di carcere per spaccio di droga, aveva sostenuto che in Nigeria sarebbe stata messa a morte perche’ dieci anni fa si era rifiutata di sposare un uomo molto piu’ grande di lei e diconvertirsi all’Islam, ripudiando il cristianesimo. “Se fosse tornata l’avrebbero lapidata o buttato l’acido in faccia e cose del genere”, ha ribadito Franco Corbelli dei Diritti Civili, l’associazione che piu’ di tutte ha sponsorizzato il caso.

Aldila’ delle motivazioni umanitarie e giuridiche su cui e’ stato basato l’asilo politico (“non vere”, insiste il portavoce nigeriano), il fastidio del governo di Abuja e’ legato all’immagine della Nigeria che sarebbe stata accreditata: “Il nostro e’ uno Stato laico, non e’ ne’ cattolico e tanto meno islamico, la nostra Costituzione garantisce il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, impedisce che chiunque sia discriminato in base al credo religioso, all’appartenenza etnica”, assicura Abati. “In Nigeria ti sposi se ami qualcuno, altrimenti nessuno ti torce un capello, ne’ per consuetudini, ne’, figuriamoci, per legge”.

Il portavoce nigeriano ha spiegato che l’ambasciata a Roma ha scritto al governo italiano per denunciare “lafalsita’ delle dichiarazioni” di Kate. “Ma come e’ possibile”, si e’ chiesto, “che i nostri rappresentanti accreditati presso la vostra Repubblica siano creduti meno di una trafficante di droga condannata da un vostro stesso tribunale?”.

Dubbi sulla storia di Kate arrivano anche da ambienti cattolici. John O. Onayekan, arcivescovo di Abuja, gia’ presidente del Can, l’Associazione che rappresenta i cristiani di ogni confessione della Nigeria, ha ricordato che “nella storia di questo giovane Stato mai nessuno e’ stato lapidato”.

“Persino il caso di Amina (l’unico della Nigeria in cui una ragazza musulmana avrebbe rischiato la lapidazione per adulterio, ndr.) era tutta una montatura”, ha affermato. “La Nigeria”, ha aggiunto, “non ha nessuna tradizione di matrimoni forzati, tanto meno nella zona di origine” di Kate, lo stato meridionale di Edo. Il vescovo ha messo in guardia dai rischi che possono arrivare dallo strumentalizzare vicende del genere: “l’Islam africano e’ di norma moderato e tollerante. Sul caso abbiamo letto dichiarazioni e articoli di presunte conversioni forzate e lapidazioni, ipotesi prive di fondamento ovviamente, ma che potrebbero nuocere agli sforzi che noi e il clero musulmano facciamo ogni giorno per isolare e condannare le minoranze estremiste di entrambe le parti”.

Il segretario esecutivo della Moschea nazionale di Abuja, Ibrahim Jega, si dice allibito quando gli viene riferita per la prima volta questa storia che non e’ mai approdata sui media nigeriani: “La signorina Kate“, assicura, “non avrebbe rischiato proprio nulla neppure nei luoghi in cui la Sharia e’ applicata alla lettera e non e’ affatto il caso dei pochi stati confederali della Nigeria che l’hanno adottata”. “Secondo il Corano”, ha aggiunto, “se una cristiana o un’ebrea vuole sposare un musulmano puo’ farlo liberamente, senza rinunciare alla sua religione di partenza”, sostiene Jega.

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