Scritto da Simone SantiniVenerdì 05 Agosto 2011 

 

snehdi Simone Santini – clarissa.it.

Hanno il sapore di un ultimatum agli Stati Uniti le dichiarazioni rilasciate al quotidiano Il Foglio di oggi, 5 agosto 2011, dall’ex alto ufficiale israelianoEphraim Sneh. Sneh, già generale di lungo corso, deputato laburista per sedici anni e due volte ministro, comandante militare in Libano, fin dagli anni ’90 analista strategico del dossier iraniano, ritiene che l’opzione militare unilaterale di Tel Aviv contro Teheran sia reale e che verrà attuata con o senza il consenso di Washington: “Sull’Iran non parliamo di risposta, a Israele spetta la prima mossa. […] Israele non accetterà mai di vivere sotto minaccia atomica iraniana. Su questo c’è consenso. E’ sui mezzi che c’è discussione, ma l’attacco militare, seppur l’ultima, resta una possibilità concreta. Se siamo lasciati da soli, agiremo da soli. […] Lascio gli esperti alle loro analisi, io mi fido dell’esercito”.
Ephraim Sneh, oggi a capo di un piccolo partito, Yisrael Hazaka, da lui stesso fondato, sembra avere il profilo perfetto all’interno dell’establishment politico-militare israeliano per lanciare messaggi trasversali nei confronti degli alleati, piuttosto che verso i nemici, senza impegnare ufficialmente la dirigenza politica del paese. Sneh non ricopre, allo stato attuale, incarichi istituzionali, e tuttavia possiede l’esperienza e le necessarie entrature che gli consentono di essere un barometro, sufficientemente preciso ed attendibile, del clima che si respira nelle stanze del potere israeliano. Il messaggio a Washington è chiaro. Siamo pronti ad attaccare: o con noi o contro di noi.

Appena alcuni giorni fa, il capo di stato maggiore delle Forze armate della Repubblica islamica dell’Iran, il generale Hassan Firouzabadi, aveva dichiarato all’emittente Press Tv: “È chiaro che alcuni politici e che alcuni media americani stanno ripensando la cooperazione con i sionisti. Alcuni esponenti stanno addirittura assumendo posizioni contro il regime israeliano”.

Secondo Amos Gilad, consigliere militare del ministro dell’Interno israeliano Ehud Barak, sull’Iran il termine utile sta “scadendo”. E a riprova che in Israele larghi ambienti stiano mordendo il freno, è dimostrato anche da un recente editoriale del Jerusalem Post intitolato “Smantellate l’Auschwitz iraniana”.

Il convincimento politico che starebbe maturando è che gli attacchi mirati dell’intelligence non sarebbero più sufficienti per rallentare o bloccare il programma atomico iraniano. L’ultimo di questi è avvenuto lo scorso 23 luglio con l’omicidio dello scienziato nucleare Dariush Rezaie, avvenuto a Teheran, e che, per la prima volta, una fonte interna ai servizi segreti israeliani attribuisce al Mossad con rivelazioni anonime rilasciate al settimanale tedesco Der Spiegel.

tamirpardoIl cosiddetto “programma decapitazioni” lanciato dall’ex numero 1 del potente servizio israeliano, Meir Dagan, e ora proseguito dal suo successore Tamir Pardo, avrebbe provocato negli ultimi anni numerose vittime tra gli esponenti di spicco dei programmi militari e del dossier nucleare iraniani, ma secondo l’articolista di Der Spiegel che ha raccolto le confidenze dal Mossad, “le richieste di attacco all’Iran stanno diventando forti, soprattutto fra gli ufficiali dell’aviazione. Fino a oggi gli esperti del Mossad hanno convinto i politici che la bomba iraniana poteva essere ritardata attraverso attacchi a figure chiave. Ma non è chiaro quanto ancora Netanyahu continuerà a seguire questo consiglio”.

Che il Mossad ammetta, sebbene indirettamente e non ufficialmente, di essere dietro una rete terroristica che agisce da anni all’interno dell’Iran, è un segnale altrettanto inquietante. Dimostra come taluni ambienti dell’intelligence israeliana siano disposti ormai al tutto per tutto, anche a giocare a carte scoperte. Non è un mistero che Dagan fosse strenuamente contrario ad un attacco militare contro Teheran, ancora lo scorso giugno aveva giudicato l’eventualità come “la cosa più stupida che abbia mai sentito”. Ammettere il “programma decapitazioni” ed allo stesso tempo constatare che il dossier nucleare degli ayatollah sta procedendo a pieno ritmo, potrebbe significare bruciare la dottrina Dagan e i suoi, ancora, sostenitori all’interno del Mossad.

Riporta ancora Il Foglio:
pedatzur“Alcuni giorni fa il quotidiano israeliano Haaretz, sempre bene informato sulle vicende strategiche e militari, ha scritto che il comando dell’aviazione di Gerusalemme è “insofferente” sui ritardi nei piani di attacco dal cielo e che ritiene insufficienti gli assassinii di scienziati e i virus informatici. Reuven Pedatzur, uno dei maggiori analisti israeliani sull’Iran, dice al Foglio che “Netanyahu sta seriamente pensando all’attacco militare, nonostante i dubbi del Mossad. Il problema dell’aviazione è dare al primo ministro la certezza dello strike. Se Netanyahu ottiene questa certezza, è probabile che attacchi. Anche Barak è a favore dell’attacco”.

La decisione politica sembra davvero essere stata presa. Si tratta solo di vincere le ultime resistenze, interne, e a Washington. Ma sulla determinazione che regna in Israele l’ex generale Ephraim Sneh pronuncia parole lapidarie: “Israele è la casa sicura degli ebrei ed è una grande economia che attrae eccellenza ed investimenti. Se non è più una casa sicura per gli ebrei e i talenti lasciano il paese, se gli immigrati cessano di trasferirsi qui, allora è la fine del sogno sionista. Per questo i fanatici religiosi di Teheran non possono ottenere la bomba. Spero che Stati Uniti ed Europa facciano qualcosa, che Israele non si trovi nell’angolo. Il popolo ebraico è stato vittima nella Shoah di un misto di ideologia e di forza militare, in Iran c’è la stessa combinazione, un odio per gli ebrei assieme a un potere militare fortissimo. Non possiamo ignorare l’esperienza storica, significa questo ‘never again'”.

 

Fonte: http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1507.

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