Cosa succede in Israele? La domanda sorge spontanea se si ripercorrono gli ultimi 15 giorni di notizie sullo Stato ebraico.Il 5 maggio scorso, mentre Israele ricordava l’Olocausto, il vicecapo di Stato maggiore, il generale Yair Golan, affermava: “Se c’è una cosa che mi spaventa a proposito della memoria della Shoah è osservare i processi spaventosi intervenuti nell’Europa e, in particolare, in Germania 70, 80 o 90 anni fa, e trovare indizi della loro presenza anche tra noi nel 2016. Non c’è nulla di più facile che odiare lo straniero, o suscitare paure e intimidire. Non vi è nulla di più facile che comportarsi come un animale, dimenticare i principi e agire con leggerezza”. Proseguiva poi il generale: “Nella Giornata dell’Olocausto dobbiamo dibattere sulla nostra capacità di estirpare i semi dell’intolleranza, della violenza, dell’autodistruzione e della decadenza morale. Così come lo Yom Kippur è un giorno di espiazione personale, ha proseguito Golan, la commemorazione dell’Olocausto “dovrebbe essere, ed è essenziale che lo sia, un giorno di espiazione nazionale”.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha subito condannato le parole del generale – “il paragone emerso dalle parole del gen. Golan con processi che caratterizzarono la Germania nazista di 80 anni fa indignare. Sono parole del tutto infondate, che contribuisocono inoltre alla banalizzazione della Shoah. Si tratta di un intervento del tutto errato” – mentre il ministro della Difesa Moshe Ya’alon lo ha difeso, incoraggiando gli alti ufficiali ad esprimere apertamente le proprie opinioni “anche se non rientrano nella corrente centrale” e anche se non sono sempre allineate con le posizioni della dirigenza politica. E questo per quanto riguarda le parole del generale Golan.

Nel frattempo, Netanyahu ha avviato delle trattative con il leader nazionalista Avigdor Lieberman, ex ministro degli esteri nella precedente coalizione e fondatore del partito di destra Israel Beytenu, per allargare la maggioranza. Lieberman, fin da subito, ha messo in chiaro le condizioni per un possibile allargamento dell’esecutivo: la responsabilità del ministero della Difesa, la riforma delle pensioni e la legge sulla pena di morte.

E così, ieri, è arrivata la notizia delle dimissioni di Ya’alon, seguite da una pesante critica al governo di “Bibi” Netanyahu:  “Elementi estremisti si sono impossessati del nostro Stato e del nostro partito, il Likud, che non è più quello di quando ci entrai. Sfortunatamente, di recente mi sono trovato in forte disaccordo su temi professionali e morali con il primo ministro, con alcuni ministri e con molti deputati. Ho lottato con tutte le mie forze contro i fenomeni di estremismo, violenza e razzismo della società israeliana che minacciano la nostra forza e anche permeano l’esercito e lo hanno già danneggiato”.

Fonte: Gli Occhi della Guerra

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