Scritto il 2016-01-29 da Giovanni Gatto 

Ci sono stati molti lamenti silenziosi e stridore di denti da parte di alcuni lobbisti professionisti in Irlanda, con le novità prorompenti della scorsa settimana sul nuovo regime di comunicazione al pubblico e di registrazione del lobbying. La relativa rigidità del nuovo regime irlandese, che prevede la divulgazione dei dettagli di quasi ogni attività di lobbying scritta o verbale nei confronti di un funzionario pubblico, è in netto contrasto con il regime introdotto lo scorso anno in Gran Bretagna.

Gli esperti britannici hanno descritto il loro nuovo sistema come “debole” e “falso”. A differenza dell’Irlanda, solo i lobbisti consulenti sono coperti dalla regolamentazione britannica, lasciando fuori dalla normativa i responsabili public affairs interni alle aziende. I lobbisti professionisti nel Regno Unito possono anche evitare di presentare le dichiarazioni, che sono così prive di dettagli da essere comunque praticamente insignificanti, se dicono solo che è stata redatta una comunicazione che è stata poi inviata dal loro cliente.

In Irlanda, tutti i gruppi che svolgono attività di lobbying, siano società di consulenza o altro, devono comunicare le proprie attività su base trimestrale, compreso l’obiettivo che si stava cercando di raggiungere. La maggior parte degli studi legali nel Regno Unito, per esempio, sembrano aver ignorato i loro obblighi di registrazione, mentre i loro vicini irlandesi sono stati costretti a registrarsi.

Nel frattempo, il termine per le prime pubblicazioni sul registro irlandese è scaduto più di una settimana fa, ma ci sono stati alcuni interessanti arrivi in ??ritardo nei giorni scorsi. LaHonorable Society of King’s Inns, la corporazione che si occupa della formazione degli avvocati, ha reso pubblica lo scorso mercoledì l’attività di lobby sulla riforma legale intrapresa dal suo amministratore delegato, ed ex segretario generale del Dipartimento di Giustizia, Sean Aylward.

Anche Vape Business Ireland, un’associazione di settore delle e-cig di cui fanno parte più grandi aziende produttrici di tabacco tradizionale del Paese, ha inserito i propri dati per aver svolto la propria attività di lobby nei confronti dei parlamentari rispetto alla regolamentazione del vaping. Meglio tardi che mai.

Fonte: Lobbing Italia

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