di Italo Romano

Oltre la Coltre

 “Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti”.

[Antonio Gramsci]

Io non festeggio i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Sia ben chiaro, non nutro astruse nostalgie borboniche, ne tanto meno ho rigurgiti monarchici. Però bisogna mettere in chiaro che la balla del Risorgimento italiano non è più accettabile. Bisogna far luce, definitivamente, su uno dei periodi più oscuri della storia italiana. Bisogna oltrepassare la cortina di propaganda savoiardo-massonica, andare oltre la ricostruzione forzata, perbenista e patriottica propinataci in questi 150 anni. La verità storica è essenziale, bisogna rendere giustizia a chi ha perso la vita lottando per la propria libertà e, anche a chi l’ha persa pensando di lottare per un giusto ideale (furono migliaia).

Il Risorgimento italiano è stato una guerra civile, un’invasione militare, un genocidio di 2 milioni di persone che si è protratto anche dopo l’ufficiale chiusura delle ostilità. Torture, campi di concentramento (“fenestrelle” in Piemonte), esecuzioni di massa, stupri, saccheggi, centinaia di meridionali sciolti nella calce viva, paesi rasi al suolo, donne, vecchi e bambini seppelliti vivi, prigionieri politici, emigrazione forzata etc.. Un disastro abominevole nascosto per un secolo e mezzo. Le cifre in circolazione sono tutte approssimative, perchè sul periodo risorgimentale vige ancora il segreto di stato (negli archivi dell’esercito italiano vi sono 150 mila pagine dedicate al “questione meridionale”). Strano, vero?

Il sud Italia venne invaso, senza una causa precisa. Le banche meridionali vennero svuotate e con i loro soldi furono ripianati parte dei debiti della famiglia Savoia. Le fabbriche e le imprese locali furono chiuse, i terreni espropriati e i beni demaniali svenduti per il rilancio dell’economia del nord. I cittadini meridionali passarono dalla padella alla brace. Molti di coloro che si erano dichiarati a favore dell’unione militare dell’Italia, si tirarono indietro, riconoscendo il reale peggioramento delle condizioni di vita cui questo sacrificio sanguinoso aveva portato in dote. La delusione fu cocente, molti lasciarono tutto per imbarcarsi per le americhe, altri invece si diedero alla macchia, formando veri e proprie collonne di un esercito irregolare, partigiano, resistente, che la storia odierna ricorda con il nome di briganti. Fu una falsificazione storica bella e buona, fatta di proposito. Si sa, la storia la scrive chi vince, ma a tutto c’è un limite.

La letteratura sull’argomento è amplia: saggi, lettere, romanzi etc.. La memoria scritta esiste, va solo riscoperta. Bisogna spazzare via la coltre di silenzio che avvolge la storia dell’unificazione d’Italia. Per festeggiare bisogna conoscere la verità. Le bugie propinateci in televisione hanno le gambe corte, come lo sono quelle dei menestrelli del regime italiano (vedi Benigni) che spacciano pura menzogna storica come patriottiche verità nazional-popolari. E’ vergognoso e inaccettabile.

I miei eroi non possono essere i massoni Garibaldi e Mazzini, i politici appartenenti alle lobbies internazionali come Cavour, i criminali di guerra Cialdini e Bixio. Coloro per cui nutro sincero rispetto, immensa stima e infinita gratitudine sono i briganti, ovvero coloro che non si arresero alle decisioni del potere e sacrificarono la loro vita per difendere un ideale di giustizia e libertà. Sono orgoglioso di essere un lontano discendente di questi uomini coraggiosi. Il mio sangue e il loro sangue ed oggi ribolle più che mai. Difficile da capire, in un paese oramai domo e sazio, ma quella risorgimentale fu una rivoluzione creata e guidata dall’alto, dai paesi stranieri che ambivano ad uno sbocco privilegiato sul mediterraneo. Fu una vera e propria rivoluzione colorata, l’anticamera sperimentale della guerra moderna. Una guerra di pace e libertà, la classica esportazione armata della “democrazia”.  Da quella invenzione sanguinaria di una nazione nulla è cambiato, ancora oggi, in questa Italietta tricolore non contiamo nulla, siamo solo pedine da muovere sullo scacchiere per compiacere le strategie invasate di uomini senza scrupoli.

Una nazione nata dalle menzogne, prima o poi, non può che far la fine di un castello di carta.

 

Libri, film e siti sul revisionismo storico del Risorgimento italiano:

…e li chiamarono briganti” film storico di Pasquale Squitieri del 1999, interpretrato da Claudia Cardinale, Enrico Lo Verso, Giorgio Albertazzi, Roberta Armani e Franco Nero.

“Noi credevamo” film di Mario Martone del 2010 che ha visto protagonisti Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Francesca Inaudi, Andrea Bosca, Edoardo Natoli.

“Noi credevamo” di Anna Banti, edito Mondadori 2010, romanzo storico a cui è ispirato l’omonimo film.

“I Vicere” romanzo di Federico De Roberto edito Mondadori

“L’imperio” romanzo di Federico De Roberto edito Mondadori

“Sull’oceano” romanzo di Edmondo De Amicis edito Mondadori

“La Sanfelice” romanzo di Alexander Dumas edito Adelphi

“Il marchese di Roccaverdina” di Luigi Capuana edito Mondadori

“Piccolo mondo antico” di Antonio Fogazzaro edito Mondadori

“Maledetti Savoia” di Lorenzo Del Boca, edito Piemme

“Risorgimento da riscrivere” di Angela Pellicciari, edizioni Ares

“I Savoia e il massacro del sud” di Antonio Ciano edito Grandmelò

“I lager dei Savoia” di Fulvio Izzo edito Controcorrente

“La storia proibita” A.V. edito Controcorrente

“La bugia risorgimentale” di Gerlando Lentini edito Il Cerchio

“La guerra cafona” di Salvatore Scarpino edito BE

“Terroni” di Pino Aprile edito Piemme

“L’età di Re Ferdinando” di Fabrizio Giovanni Di Giovine edito Controcorrente

“Furon detti briganti” di Antonio Nicoletta edito Il Cerchio

“Eroi e briganti Francesco Saverio Nitti Osanna Edizioni

“Controstoria dell’Unità d’Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento Contenuto di Gigi Fiore edito Rizzoli

“L’invenzione dell’Italia unita” di Roberto Martucci edito Sansoni

“La conquista del sud” di Alianello Carlo edito Il Cerchio

“L’eredità della priora” di Alienello Carlo Osanna Edizioni

“Il saccheggio del sud” di Vincenzo Gulì

Commenta su Facebook