di comidad

Il ritorno in grande stile del Buffone di Arcore sulla scena mediatica si inquadra in una vera e propria “operazione nostalgia”, che presenta contraddizioni abbastanza evidenti. Risulta strano infatti accorgersi di essere stato vittima di una congiura dopo aver concesso un anno di sostegno parlamentare all’attuale governo; come pure appare abbastanza contorto paventare come una catastrofe un’eventuale vittoria della “sinistra”, e poi avere invece come massimo bersaglio polemico la cancelliera Merkel, con la quale si condivide l’adesione al Partito Popolare Europeo.
Anche il nostalgismo mussoliniano presentava evidenti ed analoghi controsensi, dato che il Duce era caduto, anche lui, non per un complotto comunista, bensì per propria debolezza, cioè per un voto contrario del Gran Consiglio del Fascismo. D’altra parte il nostalgismo non deve consistere affatto in un messaggio politico lineare, ma solo nel prospettare una sorta di paradosso propagandistico in funzione della difesa dell’assetto politico vigente in quel certo momento. Negli anni ’50 il nostalgismo mussoliniano significava indirettamente considerare il regime clericale democristiano di allora come il massimo di progresso possibile, già ai limiti della sovversione; mentre il nostalgismo attuale dovrebbe servire a presentare il Buffone come l’unica alternativa esistente a Mario Monti.
C’è però, in questo caso, un paradosso nel paradosso; poiché, considerando l’attuale offerta politica, una vera alternativa a Monti non viene prospettata da nessun altro. Monti, infatti, non è una personalità politica autonoma, ma un crocevia di condizionamenti sovranazionali; condizionamenti dell’Unione Europea, della finanza internazionale e della NATO. Come è ormai arcinoto, Monti è stato commissario europeo, “advisor” di Goldman Sachs, “advisor” di Moody’s, “advisor” di Coca Cola, “advisor” del Consiglio Atlantico della NATO (“advisor” è un’espressione elegante per dire che si prendono soldi da qualcuno). Il problema quindi non è l’advisor, ma coloro che lo pagano, e a proposito di questi non è che si faccia un gran parlare in sede politica.
Dal proprio punto di vista, Monti non avrebbe neppure il dovere di considerare i trenta emolumenti da advisor che percepisce come i trenta denari del traditore del proprio Paese, poiché sono stati dei legittimi governi ad avviluppare, nel corso di decenni, l’Italia in una rete di trattati internazionali, in base ai quali fare gli interessi di multinazionali straniere rientra nel novero del lecito e del meritevole. Si è scritto e parlato tanto di un’opera di fantasia come i Protocolli dei Sette Savi di Sion, e invece non si è spesa neppure qualche riga per intrattenerci sulla dura realtà dei protocolli dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), in base ai quali l’Italia deve condizionare le sue scelte economiche ad un labirinto di forche caudine; ciò, ovviamente, in nome di una presunta “libertà di commercio”.
In caso di contenziosi, l’arbitrato offerto dal WTO è invariabilmente sbilanciato a favore dei Paesi più forti, in base alle logiche dei patti leonini. L’intreccio tra il WTO ed il Fondo Monetario Internazionale è regolato da quegli stessi protocolli, ed ha avuto l’effetto di rafforzare il controllo monetario del FMI sull’Unione Europea. [1]
Con il tour de force dei negoziati svoltosi dal 1986 al 1995, per volere degli Stati Uniti, il vecchio GATT si è trasformato nell’attuale WTO, che può oggi vantarsi di stringere nel suo cappio tutto lo scambio mondiale, compresi gli “spazzolini da denti” (sic!). [2]
Oggi un magistrato antimafia come Antonio Ingroia ha assunto la guida delle “sinistre radicali”, e ciò, ovviamente, in nome della bandiera della “legalità”. E qui il paradosso proposto da Ingroia riesce a superare persino quello del Buffone. In quale categoria rientrano infatti i trattati internazionali? Nella legalità? Oppure in quella sorta di “meta-legalità” in cui consiste il rapporto di dominio coloniale?
La meta-legalità dei Trattati crea un ambiente favorevole all’espandersi dell’illegalità. Il cleptosauro trova il suo habitat ideale nella colonizzazione, poiché, dato che le decisioni si prendono altrove, alla politica locale rimane come scelta solo quella di rubare.
Le condanne giudiziarie inflitte alla Thyssenkrupp per la strage di operai, ed alle multinazionali del credito Deutsche Bank e UBS per la truffa dei derivati al Comune di Milano, indicano che qualche magistrato benitenzionato può ancora giocare sulle contraddizioni esistenti tra legislazione nazionale ed i trattati internazionali, perciò si può ancora riuscire a mettere qualche piccolo bastone tra le ruote al dilagare dello strapotere coloniale delle multinazionali.
Ingroia ha invece lasciato la funzione di magistrato, cioè di tutore della legge, dotato di specifici strumenti normativi a riguardo, per andare ad occupare una funzione di parlamentare, il quale, invece, non ha a disposizione proprio nulla. Un magistrato avrebbe la possibilità di agire come singolo magistrato, salvo essere poi smentito da gradi di giudizio successivi; mentre un parlamentare non può agire singolarmente, può rivendicare solo una generica funzione ispettiva, può anche rivolgere interrogazioni ed interpellanze al governo, che può anche non rispondergli; ma il potere è della maggioranza. Dato che Ingroia non corre il pericolo di avere la maggioranza, e neppure il rischio di diventare Presidente del Consiglio, non si comprende cosa possa fare per la “legalità” all’interno del parlamento.
Ma, si potrebbe obiettare, anche la parola ha un potere. Certo, ma se si dice qualcosa che vada a toccare assetti di potere che si avvantaggiano dell’essere al fuori ed al di sopra della discussione, cosa che Ingroia non ha fatto. Criticare la mafia non è vietato, ma criticare la NATO, invece sì; come ha dimostrato tragicamente la vicenda di Pio La Torre. E proprio le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia hanno contribuito a mettere in evidenza che esiste un nesso preciso tra il potere delle mafie sul territorio e l’extra-territorialità di cui beneficiano le basi NATO. [3]
Alla grossolanità dei continui attacchi alla Carta Costituzionale, si è reagito costruendo un vero e proprio feticismo della Costituzione, che rischia anch’esso di scadere in un’infantilizzazione dell’opinione pubblica, che viene indotta a venerare una Carta che non solo non fornisce alcuno strumento di difesa nei confronti dello strapotere dei Trattati internazionali, ma addirittura, all’articolo 75, vieta di sottoporre a referendum abrogativo le leggi che li ratificano.
La bandiera della “legalità”, e la relativa candidatura di Ingroia, per le sinistre cosiddette radicali comportano solo effetti di paralisi e di confusione, poiché il potere può “illegalizzare” a piacimento le lotte sociali, come si è visto sin troppo bene nel caso del movimento No Tav. Si può essere spinti nell’illegalità anche senza volerlo, con il rischio di essere giudicati dai corrotti. Sarà duro poi conciliare il culto della magistratura con le condanne penali nei confronti di chi protesta. Questo culto della magistratura è stato arbitrariamente edificato sulla base dell’esempio di una piccola minoranza di giudici e pubblici ministeri disposti a credere all’uguaglianza davanti alla legge. Se Ingroia faceva parte di quella minoranza, ora si è ulteriormente assottigliata.
Altro che discesa in campo. La politica oggi sembra svolgere più una funzione di pensionamento, di togliersi dalla mischia. Ora persino Monti è “salito” in politica. Che anche lui abbia fatto il suo tempo, e debba lasciare il passo a qualcosa e qualcuno di ancora peggio?

1] http://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=1&ei=L53iUNLUJcmctQb4gYGgBg&hl=it&prev=/search%3Fq%3Dwto%2Btreaty%26hl%3Dit%26tbo%3Dd&rurl=translate.google.it&sl=en&u=http://www.wto.org/english/docs_e/legal_e/legal_e.htm&usg=ALkJrhgV62AltlJzg-OLsTdzWecCeC_IIA
2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.wto.org/english/thewto_e/whatis_e/tif_e/fact5_e.htm&prev=/search%3Fq%3Duruguay%2Bround%26hl%3Dit%26tbo%3Dd%26biw%3D960%26bih%3D493&sa=X&ei=9iLjUK2hHobatAavkYHwCQ&sqi=2&ved=0CFYQ7gEwBA
3] http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/giugliano-militari-nato-abitano-pagano-laffitto-nelle-case-della-camorra/214718/

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