di Gaetano Liardo*


Dagli appalti pubblici, si sa, le mafie ricavano buona parte delle loro ricchezze. Gare truccate, imprese legate ai clan, fornitura di materiali scadenti, imposizione di ditte sub-appaltatrici, corruzione e quant’altro, fanno da sfondo alle opere pubbliche in Italia. Il nostro paese da tempo si è dotato di strumenti legislativi volti ad impedire le infiltrazioni mafiose, che, nonostante le varie leggi approvate, continuano a proliferare. A livello europeo, tuttavia, non esiste una normativa chiara in materia. Ieri la Commissione sul commercio internazionale del Parlamento europeo ha fatto un passo avanti.

Riunita per discutere sul Libro verde presentato dalla Commissione di Bruxelless, in merito al riordino degli appalti pubblici, ha approvato un importante emendamento. Il testo, presentato dall’europarlamentare del Pdl Salvatore Iacolino, prevede l’esclusione dalle gare di appalto delle imprese legate ai boss. L’emendamento recita: « (si) ritiene che il reato di mafia o di criminalità organizzata con sentenza passata in giudicato in uno Stato membro costituisca motivo di esclusione da una gara ad evidenza pubblica per un’impresa europea ed extraeuropea in tutti gli Stati membri dell’Unione». In soldoni, l’impresa condannata per mafia non potrà più fare affari con le amministrazioni pubbliche dei 27 paesi membri. Un passo interessante che si inserisce in una più complessa politica di riordino della normativa sugli appalti nell’Ue.

La Commissione europea, infatti, nell’ambito della strategia Europa 2020 ha come obiettivo una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva. Per ottenere questo risultato, naturalmente, occorre che gli appalti pubblici siano trasparenti, efficienti e aperti. Ecco quindi l’attenzione riservata per contrastare i fenomeni di corruzione, spesso legati ai contributi provenienti da Bruxelless. La corretta gestione degli appalti pubblici, specialmente in un periodo di forte crisi economica per il Vecchio continente, rappresenta un’occasione di sviluppo ma anche di risparmio. Il tentativo di colmare a livello comunitario il vuoto legislativo su questa delicata materia è quindi prioritario. Se è vero che tutti gli Stati membri hanno leggi per consentire il corretto funzionamento degli appalti, è anche vero che queste cambiano di paese in paese. Un quadro comune europeo diventa così necessario.

Nel Libro verde si interviene, in questo modo, anche per prevenire conflitti di interessi, favoritismi, corruzione e comportamenti corrotti. L’emendamento approvato dalla Commissione sul commercio internazionale di Strasburgo aggiunge un ulteriore strumento di prevenzione. Altri passaggi in Commissione sono previsti prima dell’approdo in aula del provvedimento definitivo, previsto per il 2012.

*tratto da www.liberainformazione.it

Fonthttp://www.articolo21.org/3752/notizia/infiltrazioni-mafiose-negli-appalti-si-muove.html

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