Palazzo del Parlamento

Sono reduce da un viaggio in Grecia di quindici giorni; ho così potuto vedere il paese e fare altresì qualche considerazione sull’attuale situazione politica e sociale.
La prima considerazione concerne il degrado sociale e la povertà, che esiste, ed è visibile, ma in misura di molto inferiore a quanto mi sarei aspettato. Per le strade di Atene si incontrano sì mendicanti e barboni che dormono in estemporanei giacigli di cartone, soprattutto nella centrale Platia Syindagma, prospiciente al palazzo del Parlamento; ma non molti di più di quelli che ormai, purtroppo, si incontrano anche nelle principali città italiane.
E’ anche vero che il mio giudizio può essere viziato dal fatto di avere visitato solo il centro di Atene e solo alcuni dei quartieri periferici: probabilmente una conoscenza più approfondita delle periferie urbane mi avrebbe portato ad un’analisi più pessimistica, ma ritengo che la sostanza del giudizio non sarebbe stata diversa. I greci sono riusciti a contenere gli effetti più drastici della crisi; grazie anche, probabilmente, ad una efficiente rete di aiuti e di solidarietà sociale, ed al ruolo svolto da associazioni pubbliche e private ed anche dalle chiese ( non dimentichiamo gli aiuti cospicui forniti dalla chiesa greco ortodossa, rinunciando ad una parte cospicua dei suoi privilegi.)
O forse no, le mie sono soltanto elucubrazioni, forse la miseria è molto più radicata e diffusa di quel che appare, ma ha paura di mostrarsi per quel che è, tende a rannicchiarsi, a mimetizzarsi, a confondersi nella frenesia del traffico e nel clamore delle masse di turisti che invadono la città.
Solo le cose sembrano lasciar trapelare qualche segno di miseria, e pur sempre con un po’ di pudore: le facciate scolorite dei palazzi, le strade non propriamente pulite, qua e là cumuli di immondizia attorno ai bidoni incapienti ( quanti giorni di sciopero da parte degli addetti alla raccolta?). Viaggiando nel Peloponneso, lontano dalla capitale, ho trovato che quei cumuli di immondizia diventavano più numerosi, e più alti, quasi delle montagnole, ma nessuno pare preoccuparsene.
D’altro canto si sa che la Grande Atene conta quattro milioni e mezzo di abitanti, e tutto il resto del paese messo insieme poco più di sei milioni. La provincia non conta, è fatta soprattutto di contadini e di montanari, che sono più o meno autosufficienti dal punto di vista alimentare. Per non parlare delle isole dei tanti arcipelaghi del Mar Ionio e del Mar Egeo, isole che vivono tutte di turismo, e sono considerate quasi dei fortilizi del privilegio.
Ciò che più mi ha colpito degli abitanti del paese è la loro pacatezza, che sembra, a volte, sconfinare nell’indolenza, ed una grande cordialità e gentilezza, che neppure la crisi è riuscita a scalfire. I greci sono sempre misurati con le parole, ma si prodigano se hai bisogno di aiuto, o semplicemente di una notizia o di un’indicazione. Hanno un orgoglio inveterato che li porta istintivamente a cercare di minimizzare le difficoltà e a nascondere, o almeno a non svelare completamente, il fondo dei problemi.
Le volte che mi è capitato di parlare di politica, li ho trovati quasi sempre concordi nel denunciare la gravità della situazione e l’odiosità di quei poteri forti economici e finanziari cui ha dovuto piegarsi la Grecia; ma concordi anche nel dire che, probabilmente, Tsipras avrebbe voluto agire diversamente, ma la sua volontà è stata coartata con le minacce e con i ricatti. Forse gli esiti della farsa referendaria, ed il ribaltone di Tsipras, stanno già sortendo l’effetto di intorpidire le coscienze, e di indurre una rassegnazione generalizzata.
Quel che mi porterò nel cuore, di questo paese, oltre all’incantevole splendore dei suoi siti archeologici, alla bellezza del mare e del paesaggio e alla bontà del cibo, è appunto la grande umanità e cordialità dei suoi abitanti. E, da ultimo, i ringraziamenti quasi commossi della proprietaria di un negozio di souvenir, dove avevo speso appena una trentina di euro: era ormai pomeriggio, ma quello era il primo incasso della giornata ( del giorno precedente non so…). Le difficoltà si possono celare per pudore, e i problemi tener nascosti e velati in tanti modi ma, prima o poi, il velo è destinato a cadere, e le difficoltà e i problemi a mostrarsi in tutta la loro crudezza.
Sì, la gratitudine di una venditrice di souvenir al “signore italiano” per una spesa di pochi euro è il souvenir più prezioso e più triste che ho riportato dalla Grecia…

Fonte: Teste Libere

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