Il 31 maggio scorso, il Consiglio dei ministri ha approvato l’ennesimo decreto di “salvataggio” dello stabilimento di Taranto. Oltre a nuove proroghe per le misure di messa a norma spunta un allargamento dell’immunità penale o amministrativa a favore di chi dovesse subentrare allo Stato. “Fantascienza del diritto” secondo Alessandro Marescotti (Peacelink) che ha lanciato un appello ad Amnesty International

di Duccio Facchini – 13 giugno 2016
Il “salvataggio” dell’Ilva di Taranto è giunto al decimo capitolo, al decimo decreto legge del Governo. Questa volta, nei soli tre articoli che lo compongono, è spuntata una sostanziale immunità “penale o amministrativa” non solo per l’attuale commissario straordinario -uno dei tre è il commercialista Piero Gnudi (oltreché Enrico Laghi e Corrado Carrubba)- ma anche per “l’affittuario  o  acquirente e  dei  soggetti  da  questi  funzionalmente delegati”. La “nuova” fonte normativa è il decreto numero 98 del 9 giugno di quest’anno, firmato dal presidente della Repubblica dieci giorni dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri alla fine del mese di maggio. La sintesi in due punti pubblicata sul portale governo.it reca un titolo apparentemente incoraggiante: “Ilva, centralità alla valutazione del piano ambientale”. Chi l’ha proposto all’esecutivo sono stati i due ministri competenti dello Sviluppo economico –Carlo Calenda, da poco subentrato alla dimissionaria Federica Guidi- e dell’Ambiente –Gian Luca Galletti-.
Galletti, come già scritto da Altreconomia nella primavera 2015, ha peraltro un potenziale conflitto di interessi nell’affare Ilva. Nella “dichiarazione delle spese sostenute e delle obbligazioni assunte per la propaganda elettorale” pubblicata quando ancora era parlamentare erano stati indicati due “contributi” di 30mila e 20mila euro da parte rispettivamente dalla Simbuleia spa e dalla S.E.C.I. spa, entrambe con sede a Bologna.
La prima -che si occupa per statuto di “servizi amministrativi, contabili e finanziari”- era detenuta dalla una fiduciaria (Euromobiliare Fiduciaria spa) e in minima parte da Romano Conti, commercialista bolognese che risultava tra i fondatori -insieme a Piero Gnudi– dello Studio Gnudi e Associati.
Lo stesso Gnudi, già ministro nel governo Monti, che nell’estate 2014 verrà nominato dal governo Renzi “commissario straordinario per la Ilva Spa”.
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