Dopo aver partecipato all’inguacchio bipartigiano della nomina del triste lussemburghese Juncker quale presidente della Commissione di Bruxelles, l’Italietta di Renzi è pronta a riassumere, dal 1 luglio prossimo, con la presidenza del semestre della cosiddetta Unione europea e a giochi conclusi per le poltrone del Consiglio e della politica estera Ue, il ricorrente ruolo di uno scalcinato cavallo di Troia zeppo, all’interno, di progetti di conquista e di colonizzazione degli atlantici elaborati da Washington.
La stessa Federica Mogherini – virtualmente già indicata come “partner affidabile” dal segretario di Stato statunitense John Kerry – si è subito, già all’indomani della sua nomina quale ministro coloniale italiota, adoperata a stendere vari tappeti con la scritta “welcome” per agevolare il percorso di consolidamento dell’egemonia Usa nell’Europa occidentale.
Mogherini: il ministro “democratico” indicato di recente quale possibile successore dell’algida Lady Ashton alla guida della non certo sovrana “politica estera” dell’Ue, compito che, però, annullerebbe i suoi crediti con Kerry e Barack Obama perché si muova, ma da “ministro-presidente”, per far digerire all’Europa occidentale il vergognoso trattato commerciale transatlantico e le varie politiche angloamericane di aggressione (Ucraina) e di pressione antirussa (per il gasdotto russo che attraverserà i Balcani fino all’Austria) non solo in Europa ma ovunque (Afghanistan, Iraq, Siria, Iran, Yemen, Cina, Corea, India, Brasile, Venezuela, Ecuador, Argentina, Egitto, Libia, Somalia, Sudafrica) nei quattro angoli del mondo esistano Paesi non allineati. Un ministro che ha già annunciato, per quel che riguarda l’Italia, la conferma sostanziale sia del miliardario ordine degli F35 e sia  della presenza militare in Afghanistan, in Bosnia, in Kosovo, in Libano, con relativa quota di esborsi, sempre miliardari (tanto il cittadino-contribuente paga) e sia, si badi bene, di adempiere con la massima solerzia alla firma dell’ignobile trattato transatlantico di libero commercio Usa-Ue, possibilmente entro settembre prossimo.
Si badi bene che già tra il 14 e il 18 luglio, si terrà a Bruxelles, sotto la presidenza italiana, la sesta tornata del negoziato Ttip, iniziato giusto un anno fa e che Washington ha fretta di concludere in parallelo al similare trattato traspacifico Tpp, già siglato tra gli Usa e 12 Paesi asiatici). La stessa ministro Mogherini, in seguito ai vari incontri a Roma con John Kerry (il 16 marzo) e a Washington (14 maggio, ospite anche del  potente Council of Foreign Relations Usa), e dopo il pressante invito rivolto direttamente da Obama a Renzi (sui tre argomenti-chiave: F35, Ucraina e Ttip), aveva dichiarato che avrebbe “usato la nostra presidenza dell’Ue dal 1 luglio per far muovere” il Ttip verso la firma, possibilmente già nel prossimo autunno.

Estorsione atlantica

Con la firma del Ttip e quindi con l’eliminazione quasi completa dei paletti normativi, sociali e doganali, tutto il sistema terziario, dei servizi, verrà aperto alla cosiddetta “concorrenza”; la “liberalizzazione finanziaria” farà enormi passi in avanti e l’accesso delle multinazionali ai settori pubblici completerà la distruzione del tessuto economico degli Stati nazionali europei.
Tutto diventerà “mercato”, privatizzato o comunque sottoposto alle sue leggi del profitto e dell’usura: la  sicurezza alimentare, il blocco degli ogm, l’acqua pubblica, la difesa dalla tossicità e dall’ inquinamento, la sanità, la tutela del lavoro, la protezione sociale, i diritti alla riservatezza, in specie per quel che riguarda i dati sensibili e la libertà di rete, la distribuzione dei medicinali, la produzione e la distribuzione dell’energia, della cultura, dei diritti d’autore, le risorse naturali, le strutture pubbliche, le politiche “non produttive” sociali o quelle di contenimento dell’immigrazione, quelle agricoli, industriali, delle telecomunicazioni, dei trasporti, dell’educazione ed istruzione: tutto potrà essere discusso e smantellato.
Non vi sarà più “interesse generale” che tenga.
Qualsiasi multinazionale, qualsiasi banca o ente speculativo potrà chiamare in giudizio uno Stato  nazionale –  dichiarato “partner” – reclamando danni e interessi davanti a tribunali “speciali” formati da selezionati avvocati privati indicati dalla Banca Mondiale e dall’Onu. Ogni norma o regola che potrà intaccare il “diritto a fare profitti” comporterà una condanna e a enormi risarcimenti danni. Con la beffa che comunque – anche se sarà uno Stato a vincere l’arbitrato – non saranno mai i privati ricorrenti a pagare le spese di giudizio (ognuna per decime di milioni di dollari).
E’ l’”America way of Law”.
I precedenti  già esistono , curati dalla legislazione Usa. Ne ricordiamo tre, per esemplificare: 1) Il gruppo farma Ely Lilli ha chiamato in causa il Canada che si era “permesso” di produrre farmaci sostitutivi a basso costo; 2) nel 2013 l’Ecuador è stato  condannato a 2 miliardi di dollari di danni  per i “danni” presunti di una compagnia petrolifera che contrastava la nazionalizzazione della risorsa energetica ecuadoregna; 3) la recentissima pronuncia contro l’Argentina della Corte Suprema Usa, con una condanna a versare, 1,4 miliardi di dollari (con un profitto del 1600%) a fondi speculativi tipo Elliot.
Se verrà firmato il Ttip, insomma, qualsiasi società privata potrà citare in giudizio uno Stato o le sue Istituzioni locali ottenendo risarcimenti  multimilionari o miliardari se questi avranno emesso norme (anche quelle di maggior tutela dei lavoratori, o dell’ambiente…) ritenute causa di una diminuzione dei profitti “attesi” dall’investimento dei fondi finanziari, assicurativi, speculativi e a rischio!
Questi privati avranno così fatto strame degli ultimi brandelli di sovranità rimasti agli Stati nazionali europei o alle loro Regioni, o ai loro Comuni.
Ah. “In cambio”  secondo l’istituto di studi più filo“Ue” – il “Centro europeo di politica internazionale” – si avrà, nel breve periodo un aumento della media del pil Ue dello 0,06%. Naturalmente al netto delle condanne e dei risarcimenti – migliaia e migliaia – che graveranno su ogni Stato nazionale…

Ugo Gaudenzi

 

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